La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, intervenendo alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, ha sottolineato l’impatto del conflitto in Medio Oriente sui costi energetici per l’Unione europea. “Stiamo già vedendo l’impatto della situazione sull’energia. I nostri sforzi di diversificazione stanno dando risultati, ma questo non significa che siamo immuni agli shock dei prezzi”, ha affermato.
Secondo von der Leyen, dall’inizio del conflitto i prezzi del gas sono aumentati del 50% e quelli del petrolio del 27%. “Tradotto in euro: dieci giorni di guerra sono già costati ai contribuenti europei 3 miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili. Questo è il prezzo della nostra dipendenza”, ha evidenziato.
Parallelamente il petrolio è tornato a salire sui mercati internazionali con l’intensificarsi degli attacchi nella regione e le minacce dell’Iran. Il greggio americano Wti è balzato del 4,65% a 87,50 dollari al barile, mentre il Brent è salito del 4,04% a 91,35 dollari.
Nel suo intervento la presidente della Commissione ha affrontato anche la situazione politica in Iran, affermando che “non verseremo lacrime per un regime del genere”. Von der Leyen ha sostenuto che molti iraniani avrebbero celebrato la caduta della Guida suprema, Ali Khamenei, esprimendo la speranza che questo momento possa aprire la strada a “un Iran libero”. “Questo è ciò che il popolo iraniano merita: libertà, dignità e il diritto di decidere del proprio futuro”, ha dichiarato, accusando il regime di aver imprigionato e torturato i propri cittadini, di aver sponsorizzato il terrorismo nella regione e in Europa e di aver sostenuto la guerra della Russia contro l’Ucraina.
Von der Leyen ha poi difeso il sistema europeo di scambio delle emissioni, il EU Emissions Trading System (Ets), sostenendo che senza questo strumento l’Europa oggi consumerebbe circa 100 miliardi di metri cubi di gas in più, risultando ancora più vulnerabile e dipendente. “Abbiamo bisogno dell’Ets, ma dobbiamo modernizzarlo”, ha aggiunto.
Le sue parole hanno però suscitato forti critiche da parte della sinistra europea. L’eurodeputata francese Manon Aubry, copresidente del gruppo della Sinistra al Parlamento europeo, ha accusato la presidente della Commissione di non essere in grado di fermare “il genocidio” in Palestina e ha sostenuto che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe l’obiettivo di “rendere Beirut una nuova Gaza”.
Critiche sono arrivate anche dalla delegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo, secondo cui von der Leyen avrebbe espresso posizioni di politica estera che “travalicano i suoi doveri imposti dai Trattati” e avrebbe giustificato l’uso della forza in Iran, tradendo i valori europei della pace e del rispetto del diritto internazionale. I pentastellati hanno invitato le altre forze progressiste a togliere il sostegno alla Commissione.

