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Spettacoli
Ludovico Einaudi: "Non dobbiamo permettere che il terrorismo ci fermi"

Lo accoglie nella culla del Rinascimento un Teatro Verdi sold out per ben due date: nulla di strano, visto che tutte le sue tappe in giro per l'Italia hanno registrato un boom di richieste dopo pochi giorni dall'apertura delle prevendite. Ludovico Einaudi è sempre il Maestro Ludovico Einaudi e non si lascia intimorire da niente, neppure dalla tensione internazionale che vede i teatri, i cinema, i palazzetti quali luoghi potenzialmente pericolosi.

Interrogato a tal proposito, dà ad Affari Italiani una risposta netta e precisa, senza alcuna esitazione: "La domanda in merito al terrorismo è di certo complessa e andrebbe meglio approfondita, ma ciò che più di ogni altra cosa mi preme dire è questo: non fermiamoci!". Lui che di solito non concede interviste dopo i concerti, ci fa il privilegio di accordarci qualche scambio di battute dietro le quinte, forse lusingato dalla miriade di applausi appena ricevuti, come pure dalla standing ovation finale dopo una travolgente Experience, e si intrattiene con noi per comunicare un concetto che evidentemente deve stargli molto a cuore. "Se ci lasciamo prendere dalla paura, se modifichiamo le nostre abitudini di vita a causa di tutto ciò che sta succedendo o, peggio ancora, se smettiamo di creare di fronte all'ignoto, al terrore e alla confusione, allora avranno vinto loro". La domanda sorge spontanea: quindi, maestro, lei è assolutamente contrario alla chiusura dei teatri e dei luoghi pubblici, alla sospensione delle tournée o a metodi del genere per affrontare il problema? "Assolutamente sì, dobbiamo andare avanti come se nulla fosse accaduto, testa alta, senza lasciarci scalfire nella nostra creatività. L'arte può dare questo al mondo ora, è un suo dovere, ma ogni persona nel proprio piccolo può fare qualcosa non lasciandosi paralizzare dagli eventi nefausti".

Forse qualcuno all'inizio del concerto il timore che sarebbe potuto accadere qualcosa di brutto in un luogo tanto affollato di una città simbolo come Firenze lo avrà anche avuto, ma quando si sono spente le luci e la musica ha avuto inizio, tutto ciò è stato dimenticato. Nel suo nuovo tour Ludovico Einaudi ci conduce passo dopo passo dentro una dimensione onirica e metafisica, cosicché ci si accorge subito di quanto il suo ultimo album sia differente rispetto a tutti i precedenti: più maturo, più svincolato dal materialismo delle cose, perfetto da ascoltare anche in casa dopo una dura giornata di lavoro.

Elements - elementi - è il titolo scelto dal maestro per questo lavoro che progredisce e al tempo stesso torna all'essenziale: alla notte, ai numeri, alle montagne, fino al Logos. Insomma, si comincia dalla fine per redrocedere all'inizio, come spiega lui stesso: "Elements nasce da un desiderio di ricominciare daccapo, di intraprendere un nuovo percorso di conoscenza. C'erano nuove frontiere - sul filo di quello che conoscevo e di quello che non conoscevo - che da tempo desideravo indagare: i miti della creazione, la tavola periodica degli elementi, le figure geometriche di Euclide, gli scritti di Kandinsky, la materia sonora, ma anche i colori, i fili d'erba di un prato selvaggio, la forme del paesaggio. Per mesi ho vagato dentro una miscela apparentemente caotica d'immagini, pensieri e sensazioni; poi, tutto gradualmente si è amalgamato in una danza, come se tutti gli elementi facessero parte di un unico mondo, ed io anche".

Dunque, un concerto più studiato, profondo e impegnativo di quelli finora portati su un palcoscenico, motivo per cui non ci sono mai parole a interrompere la musica: Einaudi arriva, si siede al pianoforte spalle al pubblico e suona per un paio d'ore senza mai fermarsi, neanche per arricchire qualche brano attraverso una considerazione propria. Non ce n'è bisogno, perché all'origine non c'era il linguaggio, c'erano il ritmo, la musica, la capacità di emozionarsi ascoltando un suono sublime: in altre parole, la sostanza di ogni essere vivente.
Al di là della meravigliosa performance e dell'album che si appresta a diventare un bestseller internazionale, c'è da dare al maestro anche l'ulteriore merito di aver scelto per questa tournée che approderà fra poco all'estero un'orchestra giovane e di estrema bravura, a cominciare dal violinista Federico Mengozzi, 23 anni di puro talento a cui Einaudi lascia molto spazio sul palco riconoscendone le doti straordinarie, soprattutto nel pezzo finale che segue l'intramontabile Divenire: Choros, un brano legato alla folcloristica realtà della Taranta.  

Info: www.ludovicoeinaudi.com; www.ponderosa.it.    

 

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