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Spettacoli
Renzo Arbore: “Zalone? E' bravo ma fa pop. Io e Frassica improvvisatori jazz"
RENZO ARBORE (Lapresse)
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Renzo Arbore: “Zalone? E' bravo ma fa pop. Io e Frassica improvvisatori jazz. LL’Arte d’ò Sole sarà una scorpacciata di canzoni napoletane" - L'intervista

“Il mio programma? Sarà una scorpacciata di canzoni napoletane registrate non solo a Napoli, ma in tutto il mondo”. Renzo Arbore racconta ad Affaritaliani.it ‘LL’Arte d’ò Sole” (montaggio di Emiliano Pontone) che andrà in onda in 3 puntate di due ore l’una-  mercoledì 18, 25 dicembre e 1 gennaio - nella seconda serata di Rai2.

Qual è il segreto di una canzone napoletana che continua a funzionare anche oltre i confini italiani?
“E’ un successo internazionale. Lo sanno tutti i cantanti che vanno all’estero, ma anche i tenori e i soprano. Non solo quelli italiani, penso a José Carreras, Placido Domingo. Pure Andrea Bocelli quando va all’estero deve fare ‘Torna a Surriento’, ‘Mare chiaro’. Le dico di più…”

Prego…
“Sono canzoni che sto cercando di far adottare dall’Unesco come patrimonio dell’umanità.  Perché sono le più belle liriche..."

La sua Orchestra Italiana intanto festeggia 28 anni di concerti in giro per mondo...
"Io mi occupo di musica popolare da tanti anni. Ho iniziato con il jazz, le canzoni americane, il rock and roll, ho suonato nei locali la musica brasiliana e sudamericana. Sono andato da Cuba a Capo Verde… ma la poesia che c’è nelle  canzoni napoletane... Ci sono testi meravigliosi scritti da grandi letterati. Devo dire la verità anche da letterati ‘borghesi’ che forse per questo motivo sono stati un po’ ignorati da critici ‘non borghesi’. Parlo di Salvatore Di Giacomo, E. A. Mario (che ha scritto ‘La canzone del Piave’, ‘Tammuriata Nera’), Ernesto Murolo e il figlio Roberto. Quest’ultimo ha codificato tutta l’antologia della canzone napoletana, in maniera classica solo con la chitarra, con un accento napoletano ‘canonico’ e ‘letterario’. Renato Carosone ha aggiornato i ritmi e ne ha scritte tante e bellissime. E poi Pino Daniele con i modelli della musica pop moderna…”

E Renzo Arbore le porta in tv e in giro per il mondo…
“Esatto. Noi jazzisti le amiamo. E quando ci divertivamo a suonare, a un certo punto arrivava sempre qualcuno che diceva ‘Canta Napoli’ e si adattava in chiave jazz qualche canzone napoletana famosa. Da ‘Reginella’ ad altre. Quando ho visto che  dopo Roberto Murolo, Carosone o Sergio Bruni – non c’erano artisti a Napoli che continuavo a tenere questo repertorio con autorevolezza, da musicofilo e appassionato di canzoni popolari decisi di fare un’orchestra per rilanciare le canzoni napoletane. Pensavo fosse una cosa di un paio d’anni e poi sarei passato ad altro come ho sempre fatto in tv. Invece sono stato premiato dal successo nelle maggiori capitali del mondo: da Pechino a Mosca, da Toronto a Melbourne. Più di 1500 concerti, 50-60 l’anno, sempre con la stessa orchestra. Oggi l’interesse per la canzone napoletana è stato riscoperto anche da altri. Sa cosa dicevano all’epoca?”

Cosa?
“Che si trattava di canzoni del passato, che Arbore è di Foggia... Io ho 15 musicisti napoletani, ho avuto la ‘cittadinanza’ napoletana: la cultura della mia famiglia è questa. Ho trovato con essa successo anche al Nord, con il tutto esaurito nei teatri come l’Arcimboldi di Milano, a Torino, Aosta, Firenze… Grazie a Dio queste canzoni hanno un target misto di giovani – pubblico che mi porto dietro – e non giovani. Melodie eterne. E’ una cosa che mi diverte, perché è il sogno della mia vita quello di fare il musicista. Poi nei concerti faccio un po’ di jazz e swing e tante cose”

LLARTE 'D'O SOLE Arbore Casagrande foto orizzontale Renzo Arbore e Maurizio Casagrande
 

Il 2019 si sta chiudendo. Cosa le è piaciuto nella tv italiana?
“Ho visto poco intrattenimento. Qualcosa a base di canzoni – sono andato al ricordo di Lucio Dalla con Gigi Proietti – guardo molte cose Rai. Come Domenica In di Mara (Venier, ndr), programma sorridente e gentile. Ci sono donne che sono le mie ‘preferite’. Penso a Milly Carlucci, Caterina Balivo… Sono cordiali e fanno programmi leggeri. E poi mi piacciono i talk show. Ho una preferenza per ‘Piazza Pulita’, ma guardo anche ‘DiMartedì’, ‘Carta Bianca’. Sono lontano dalla televisione di oggi, litigiosa e rissaiola. La chiamo ‘hard tv’, mentre io ho sempre fatto la ‘soft tv’. E poi…”

Poi?
“Naturalmente guardo la grande fiction, come Montalbano o Netflix”

Quindi Arbore ama anche la serie tv…
“Certo. E mi piacciono ‘I Medici’, sono produzioni internazionali fatte molto bene. Ma c’è una cosa che pochi sanno…”

Ci dica…
“Sono un grande navigatore sul web. E ho un canale che ci si chiama renzoarborechannel.tv. E’ un canale ‘carbonaro’”

In che senso?
“Ci sono molte cose mie, ma anche cose che scelgo e ripropongo al pubblico della rete. Classici che i giovani devono conoscere: da Walter Chiari ad Alberto Sordi o Totò. Voglio divulgare le fondamenta di spettacolo, musica e umorismo. Le cose che hanno garantito la mia carriera. Credo sia doveroso da parte mia. E poi anche giovani che mi piacciono, come Lillo e Greg, Elio e le Storie Tese, Marcorè”

Arbore Renzo (2)
 

 

Lei si rivede in loro?
“Rivedo cose di qualità e originalità. E intelligenti. Penso anche a Fiorello. Però ripeto, l’intrattenimento è un po’ sofferente. Non ci sono tante novità. Frassica è un numero 1 oggi. Nino è nato con me 32 anni fa. Il suo umorismo è surreale, mutuato da un maestro come Mario Marenco. Le cose che abbiamo fatto noi con Boncompagni. Di cui ricordo il programma fatto quest’anno ‘No non è la Bbc’ dedicato al mio amico Gianni. Uno spettacolo molto emozionante”

Oggi possiamo vedere in Checco Zalone e nella sua comicità il vostro erede?
“Eredi di quello che facevamo non ne vedo tanti. Noi improvvisavamo. E’ come dire… noi facevamo jazz, loro fanno pop. Lo fanno molto bene, Zalone al cinema è davvero bravo. Noi abbiamo inventato questa radio e televisione improvvisata. Quando lavori tutte le sere con ‘Quelli della notte’ e ‘Indietro tutta’, non puoi altro che affidarti all’improvvisazione. Non hai tempo neanche per fare una telefonata. Ogni volta si accendeva il led rosso della tv e improvvisavamo. Non solo..."

Ossia?
"Stessa cosa in radio, compiendo una rivoluzione: prima di noi era tutta ‘scritta’. Alto Gradimento è rimasta una cosa mitica, un meccanismo umoristico. Siamo partiti dal bello del jazz – ci ho fatto perfino un libro (“E se la vita fosse una Jam Session”, ndr). La logica è quella di... ‘incontrarsi, quello che succede in una pizzeria fra amici e ci si sfotte’. Con un po’ di goliardia’, fenomeno che è stato sottovalutato, ma dietro di essa c’era la goliardia nobilissima di Monicelli con ‘Amici miei’ o di Federico Fellini, perché ne ha messa tanta nei suoi film. La matrice di tanti intellettuali o artisti di oggi parte da quei modelli là. Cose anticonvenzionali. Il discorso sulla goliardia andrebbe riletto"

Perché?
"Oggi si identifica con battute pessime. C'era anche la goliardia 'cattiva', ma era soprattutto 'avanspettacolo'. Poi esisteva anche una forma più 'curiosa' dei futuri ingegneri, professionisti, magistrati. Persone che io conosco perché sono stati miei colleghi d'università e avevano questo 'plafon' di battute. Come Luciano De Crescenzo, ma tanti facevano parte di quel fenomeno lì"

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