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Spettacoli
Simone Finetti, il vero vincitore di Masterchef all Stars

“Bambini, mollate un attimo i tablet e andate in un orto, cucinate insieme a vostra nonna!”. “Italiani, cercate di ricordarvi chi siete e cosa avete da dare al mondo” . Lancia il suo messaggio Simone Finetti e lo fa dopo aver conquistato il podio di Masterchef All Stars, la competizione appena conclusa che ha visto sfidarsi i migliori chef passati sotto le forche caudine dell’implacabile giuria composta da Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo, Joe Bastianich, Antonia Klugmann affiancati dal maestro Iginio Massari e da Giorgio Locatelli. “Quando Bruno Barbieri, assaggiando i miei casoncelli, mi ha detto che gli ho ricordato come li faceva sua nonna, ho capito di avere vinto anche se sono arrivato secondo”.  Un trionfo popolare, quello di  Finetti, 29 anni, nato a Lugo di Romagna, cresciuto insieme a nonna Albertina detta “Berti” che lo ha iniziato alle tagliatelle all’età di cinque anni, quando per tenerlo buono gli ha messo in mano un mattarello, la farina e le uova. “Per preparare i casoncelli avevo un ingrediente impossibile, il glucosio liquido. Ma ho preparato un ragu di caramello dolce/salato che ha conquistato Barbieri”. Anche Iginio Massari davanti ai sui gnocchetti alla lavanda ha capitolato.

Del resto, Simone compone piatti come sinfonie da quando scorrazzava sui litorali dell’Isola d’Elba rincorrendo i granchi con il retino per preparare il sugo. “Sono cresciuto nella dispensa della nonna materna, nell’orto di quella paterna, accanto a nonno Ledo che mi portava a pescare pesci gatto e a nonno Guido che coltivava il clinto (un’uva molto tannica amata dai cultori). E ho capito che può innovare solo chi conosce profondamente le tradizioni. Non a caso uscirà presto il suo libro Heroes, dove spiega il suo concetto di eroe moderno:  “chi coltiva la terra, chi ama profondamente i ritmi della natura, chi alleva gli animali con criterio. Perché Bottura ha tagliato il tonno a dadolini in quel modo? Perché lo conosce alla perfezione, ha dedicato tempo e anima a capire. Il branzino non è iscritto alla Siae, non si tratta di una semplice tartare, è cultura applicata con apparente semplicità ma ci arriva solo chi conosce tutto dall’inizio”.

Come lui che a 14 anni prendeva il motorino per andare a Chioggia a pescare e tornava con lo zaino pieno di canocchie.  La vita di Simone è legata a doppio filo al cibo e alla sua genesi, da quando alle superiori vendeva a compagni e commesse i suoi panini con la mortadella snobbando le macchinette a quando, dopo il diploma di perito elettrotecnico, trovò lavoro come aiuto cuoco al ristorante Très Jolie di Argenta cambiando il menu in 15 giorni e inventando di sana pianta commistioni come il raviolo verde alle ortiche ripieno di spuma di mortadella e pecorino con spolverata di tartufo o i cappellacci di zucca con  crema di tomino e semi di papavero.  E da cultore della cucina prestato all’elettrotecnica Simone ha coniato la teoria della sinusoide: “un piatto perfetto è come una curva sinusoidale, si prendono le note di alcuni alimenti e le si compone in modo che nessuna sovrasti. Alla fine, un piatto perfetto è puro equilibrio”. Come il suo cappelletto di mare, che mischia spigola, ricotta e finocchietto in brodo di vongole e tartufo. E se dopo il primo Masterchef l’amore della gente era già manifesto, ora è conclamato: sui social di Simone in tre giorni sono arrivate tre milioni di impression (interazioni con il profilo). “Ai giovani ho una cosa da dire Usciamo un attimo da questo mondo di fashion blogger e rapper. Non stanno scrivendo la storia, li imitate ma per loro siete solo un business. Siete italiani, cercate di capire che senso ha questa parola”.

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