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Artemis II rientra sulla Terra: missione storica conclusa con successo, lo sguardo ora è già rivolto a Marte

L’atterraggio è avvenuto alle 17:07 ora locale, nelle acque dell’Oceano Pacifico

Artemis II rientra sulla Terra: missione storica conclusa con successo, lo sguardo ora è già rivolto a Marte

La navetta Orion è ammarata, missione compiuta per Artemis II. I quattro astronauti tornati a casa sani e salvi

Dopo dieci giorni di viaggio nello spazio profondo, la missione Artemis II si è conclusa con successo con l’ammaraggio della capsula Orion nell’Oceano Pacifico, al largo della costa di San Diego. Un rientro spettacolare e altamente complesso, che segna un nuovo capitolo nell’esplorazione umana oltre l’orbita terrestre.

La capsula, progettata dalla NASA per trasportare equipaggi umani verso la Luna e oltre, ha affrontato il momento più delicato della missione attraversando l’atmosfera terrestre a velocità estreme, fino a 23.839 miglia orarie (circa 38.365 km/h), pari a Mach 33, ovvero 33 volte la velocità del suono. Una fase critica durante la quale lo scudo termico è stato sottoposto a temperature di migliaia di gradi, confermando la sua affidabilità dopo le criticità emerse nel test del 2022. Per rallentare la discesa, Orion ha dispiegato una decina di paracadute, riducendo gradualmente la velocità fino a circa 20 miglia orarie (32 km/h), consentendo così un ammaraggio sicuro del veicolo spaziale, dal peso di circa 9.500 kg. L’atterraggio è avvenuto alle 17:07 ora locale (le 2:07 in Italia), sotto il controllo del pilota automatico.

“Che viaggio! Stiamo bene. Quattro membri dell’equipaggio sani e salvi”, ha dichiarato il comandante Reid Wiseman subito dopo il rientro, confermando le buone condizioni di tutto l’equipaggio composto dal pilota Victor Glover, dall’astronauta Christina Koch e dal canadese Jeremy Hansen.

La missione dei primati

La missione ha segnato numerosi primati storici. Glover è diventato il primo uomo afroamericano ad aver orbitato attorno alla Luna, Koch la prima donna a compiere lo stesso percorso, mentre Hansen è il primo astronauta canadese a spingersi così lontano dalla Terra. Ma il record più significativo riguarda la distanza: l’equipaggio ha raggiunto le 252.756 miglia (406.771 km) dalla Terra, superando il precedente primato stabilito dall’Apollo 13 nel 1970 e segnando la massima distanza mai percorsa da esseri umani. Nel complesso, Artemis II ha coperto circa 694.481 miglia, offrendo agli astronauti l’opportunità di osservare porzioni del lato nascosto della Luna mai esplorate direttamente dall’uomo, comprese aree rimaste in ombra durante le missioni Apollo. Tra i momenti più suggestivi, anche l’osservazione di un’eclissi solare della durata di 53 minuti.

Nonostante il successo complessivo, la missione non è stata priva di difficoltà. Durante il viaggio si sono verificati problemi alle valvole del sistema di acqua potabile e del propellente, oltre a un malfunzionamento persistente del sistema sanitario di bordo. Tuttavia, nessuno di questi inconvenienti ha compromesso la sicurezza dell’equipaggio né il raggiungimento degli obiettivi principali. Anzi, proprio la gestione di queste criticità ha contribuito a validare l’affidabilità dei sistemi fondamentali della capsula Orion, in particolare il supporto vitale e la propulsione, elementi chiave per le future missioni con equipaggio verso la Luna.

Il valore simbolico della missione è stato sottolineato anche dallo stesso Wiseman, che ha raccontato uno dei momenti più toccanti del viaggio: la richiesta, insieme ai compagni, di poter dare il nome della navicella e di un cratere lunare alla defunta moglie. Un gesto che ha reso ancora più umano un viaggio già carico di significato scientifico ed emotivo. A congratularsi con l’equipaggio è stato anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha definito la missione “spettacolare” e l’atterraggio “perfetto”, rilanciando l’ambizione americana nello spazio: “Lo rifaremo e poi, prossimo passo, Marte”, ha scritto sulla piattaforma Truth Social.

Artemis III

Artemis II rappresenta infatti una tappa fondamentale nel programma di ritorno dell’uomo sulla Luna. La prossima missione, Artemis III, prevista per il prossimo anno, servirà a testare le manovre di attracco tra la capsula Orion e i moduli lunari in orbita terrestre. Ancora più ambiziosa sarà Artemis IV, attesa per il 2028, che punta a portare un equipaggio di due persone nei pressi del polo sud lunare. Se Artemis II non ha previsto un allunaggio, ha però dimostrato che l’uomo può tornare a spingersi nello spazio profondo in sicurezza, riaprendo concretamente la strada verso la Luna e, in prospettiva, verso Marte. Una missione che, come ha sottolineato Wiseman, non è stata solo una prova tecnologica, ma anche un invito a guardare il nostro pianeta con occhi diversi: “Speravamo davvero di poter far fermare il mondo, anche solo per un istante, e ricordare che questo è un pianeta meraviglioso e un luogo davvero speciale nel nostro universo”.

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