Emergono nuovi dettagli sull’attacco alla base militare italiana di Erbil, in Iraq, avvenuto nella notte di ieri e che per fortuna non ha provocato feriti. Il colonnello a capo della missione spiega bene quello che è accaduto. “Siamo in una situazione di crisi scatenata dalla guerra tra Israele e Stati Uniti da una parte, contro l’Iran dall’altra. Noi del contingente internazionale e dunque anche gli italiani – dice Stefano Pizzotti a Il Corriere della Sera – siamo in mezzo. Dall’inizio delle ostilità, il 28 febbraio scorso, quindi, tutti i soldati del contingente sono a rischio sul territorio iracheno. Siamo stati colpiti da un drone, il primo caduto intero sul nostro campo. Ha provocato danni a infrastrutture e materiali, ma non ci sono persone colpite. Però altri droni sono caduti all’interno del perimetro delle truppe internazionali a Erbil negli scorsi giorni. Questo per dire che i sistemi di difesa funzionano bene, ma non sono infallibili, specie quando arrivano diversi attacchi contemporaneamente”.
“L’attacco – prosegue Pizzotti – è stato a mezzanotte e quaranta locale. L’allarme era scattato già alle 20.30. Da allora siamo stati in contatto costante col ministro della Difesa Guido Crosetto e il capo di stato maggiore, generale Luciano Portolano. I raid delle forze di Teheran e delle milizie filo iraniane in Iraq sono mirati contro gli statunitensi. Non è quindi da escludere che possano anche colpire gli altri contingenti. Noi siamo comunque una forza di coalizione assieme agli statunitensi. I radar comunque ci segnalano gli arrivi delle minacce dal cielo e questo ci permette di andare nei bunker, con procedure ben rodate cui si risponde in automatico, come del resto è avvenuto anche questa volta”.

