La teoria del complotto intorno all’attentato a Trump durante una cena di gala si alimenta e si avvale di nuovi elementi. Ci sono dettagli sull’agguato che farebbero pensare a qualcosa di orchestrato. Ci si concentra in particolare sulle mosse fatte dall’attentatore e apparse al quanto strane. Da quello che si è appreso, infatti, Cole Tomas Allen, originario della California, ha oltrepassato i controlli di sicurezza dirigendosi verso la sala dove si stava svolgendo l’evento. Ma lui compie quella corsa di pochi metri prima senza armi, un gesto difficile da spiegare visto che era circondato da agenti armati fino ai denti. Fa specie anche il fatto che non sia stato bloccato, che nessuno gli abbia sparato, ma che sia (stando sempre alle ricostruzioni) semplicemente inciampato e quindi si sia di fatto auto-bloccato, perché poi i poliziotti lo hanno subito ammanettato. Ma c’è anche un altro particolare anomalo, se lui non era armato, chi ha sparato al poliziotto rimasto ferito? Non ci sono certezze, ma il dubbio è che sia stato un collega a colpirlo. Perché questo sia accaduto non si sa, ma la teoria del complotto si alimenta con questi nuovi dettagli.
Sui social, in molti sostengono che il tentato attacco sia in realtà una messinscena finalizzata a sostenere il progetto di Trump di costruire una nuova sala da ballo alla Casa Bianca. Lo stesso presidente ha fatto riferimento al nuovo spazio in una conferenza stampa dopo l’episodio e in un post sul suo social, Truth, domenica mattina. Online, molti importanti sostenitori di Trump hanno ribadito la necessità della sala da ballo, argomentato che serve maggiore sicurezza intorno al presidente. Un giudice federale, infatti, nei giorni scorsi aveva bloccato il progetto della sala da ballo, dicendo che la decisione sull’eventuale costruzione spettava al Congresso e non al presidente, definito “custode” e non “proprietario” della Casa Bianca. Provocando naturalmente l’ira di Trump, da qui la teoria del complotto e il possibile piano B per ottenere la desiderata sala.

