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Chernobyl, a quarant’anni dall’esplosione torna l’allerta: guscio perforato dai droni russi e rischi bellici per i siti nucleari in Ucraina e Iran

L’attacco di febbraio 2025 ha compromesso lo scudo del reattore 4. La guerra minaccia ora la stabilità di Zaporizhzhia e dell’impianto di Bushehr

Chernobyl, a quarant’anni dall’esplosione torna l’allerta: guscio perforato dai droni russi e rischi bellici per i siti nucleari in Ucraina e Iran
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Chernobyl e il danno al reattore nel 2025: i nuovi rischi bellici e l’allerta per i siti nucleari in Ucraina e Iran

Chi si reca oggi a Chernobyl riferisce di uno scenario immobile nel tempo. Da un lato, le tracce dell’intervento umano risultano cristallizzate a quel drammatico 1986; dall’altro, l’ambiente naturale appare in piena espansione. Vie e spazi urbani che un tempo accoglievano circa 15.000 residenti sono stati progressivamente riconquistati dalla vegetazione.

Chernobyl e il disastro del 26 aprile 1986

La vicenda di Chernobyl subì una svolta irreversibile il 26 aprile 1986. L’evento ebbe origine alle ore 1:23, quando un errore umano durante una prova di sicurezza provocò l’esplosione del reattore numero quattro, liberando una nube radioattiva destinata a incidere profondamente sulla storia europea. 

La deflagrazione distrusse l’interno della struttura, immettendo nell’atmosfera materiale contaminante che, prima di propagarsi in gran parte del continente, colpì estese porzioni di Ucraina, Bielorussia e Russia, costringendo l’evacuazione di migliaia di cittadini. Si tratta di popolazioni che non hanno mai fatto ritorno alle proprie abitazioni, abbandonando definitivamente un’area vasta che ancora oggi viene definita “inabitabile”. 

L’area interessata comprende circa 2.200 chilometri quadrati nel nord dell’Ucraina e 2.600 chilometri quadrati nel sud della Bielorussia, territori nei quali la presenza umana si è sostanzialmente arrestata al 1986.

“Inabitabile per 24mila anni”

E in prospettiva la situazione non appare destinata a mutare, poiché secondo l’Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica) per i prossimi 24mila anni non sarà possibile garantire condizioni di sicurezza per la vita umana in quell’area. Nel lungo periodo, il disastro di Chernobyl ha provocato un numero significativo di vittime. In base ai dati dell’Oms, si registrano circa 4.000 decessi attribuibili alle radiazioni, prevalentemente dovuti a patologie tumorali insorte successivamente all’esposizione. Esistono tuttavia stime non ufficiali che indicano cifre sensibilmente più elevate: Greenpeace, ad esempio, nel 2006 ha ipotizzato un bilancio prossimo alle 100.000 vittime.

La copertura e le strutture di contenimento

I resti del reattore sono racchiusi in una struttura interna in acciaio e cemento, comunemente denominata sarcofago, realizzata in condizioni di emergenza subito dopo l’incidente del 1986. Tra il 2016 e il 2017 è stata successivamente installata una copertura esterna ad alta tecnologia, nota come Nuovo confinamento sicuro, concepita per sostituire nel tempo la struttura originaria, non progettata come soluzione definitiva. Tuttavia, nel febbraio 2025, la grande struttura metallica esterna è stata perforata da un drone russo, compromettendo la sua capacità di contenimento delle radiazioni.

Nuove criticità per gli impianti nucleari

A distanza di quasi quarant’anni, la tragedia di Chernobyl non rappresenta soltanto un evento storico, ma un elemento che si intreccia con le attuali dinamiche del conflitto tra Russia e Ucraina. Le tensioni geopolitiche hanno riportato l’attenzione internazionale anche su altri impianti nucleari. Il ministero degli Esteri russo ha recentemente manifestato preoccupazione in merito alla sicurezza di ulteriori siti, tra cui la centrale nucleare ucraina di Zaporizhzhia e quella iraniana di Bushehr.

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