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Chi è Rumen Radev, il nuovo Orban che guiderà la Bulgaria

Le prime dichiarazioni: “Riprendere subito i contatti col Cremlino, ci servono gas e petrolio russi”

Chi è Rumen Radev, il nuovo Orban che guiderà la Bulgaria
Former Bulgarian President Rumen Radev reacts after casting his vote at a polling station in Sofia, Bulgaria, Sunday, April 19, 2026, during early parliamentary elections. (AP Photo/Valentina Petrova) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

La Bulgaria ha fatto la sua scelta, le elezioni politiche hanno portato a un radicale cambio di rotta per il Paese che fa parte dell’Ue dal 2007 e che dal 2004 è nella Nato. Rumen Radev ha trionfato: con il 45 per cento dei consensi, si è aggiudicato la maggioranza dei seggi in Parlamento, 129 su 240, il miglior risultato da trent’anni. A spingere la sua volata è stata la promessa di stabilità, di voler sradicare la corruzione. Ma stando alle sue prime dichiarazioni, sembra che in Ue ci sia già un nuovo Orban, non più in Ungheria ma in Bulgaria questa volta. Radev è stato molto critico nei confronti di Bruxelles. Ha detto che la Ue è “ostaggio di sé stessa” e di voler riprendere
gas e petrolio russi. A favorire la sua corsa, un’affluenza più alta del solito — al 48,5 per cento (senza i voti all’estero) —, in un Paese che aveva quasi rinunciato a credere nella forza delle urne per uscire dallo stallo di governi-farfalla, con otto tornate elettorali in cinque anni.

Ma chi è Rumen Radev?

Si tratta di un ex generale, nato a Dimitrovgrad, in Bulgaria, il 18 giugno 1963. Radev, 62 anni, potrebbe diventare il nuovo premier. Si forma da militare, scalando i vertici da pilota di caccia a comandante dell’aeronautica. Poco più che cinquantenne, nel 2016, sale alla ribalta come capo di Stato, candidato del partito socialista filorusso, erede dei comunisti dell’era sovietica. Infine, lo scorso gennaio, a poche settimane dalla scadenza del suo secondo (e ultimo) mandato da presidente, si dimette per potersi candidare alla guida del governo. Pochi giorni prima del voto ha ribadito che “non si deve dare aiuto militare all’Ucraina” per evitare di ritrovarsi la guerra in casa e si è opposto all’accordo di sicurezza firmato il mese scorso da Sofia con Kiev. Poi ha definito l’Europa “culturalmente depersonalizzata”; in un recente discorso ha accusato Bruxelles di privilegiare l’ideologia rispetto al pragmatismo economico e di essere diventata “ostaggio della propria ambizione di leadership morale”. Poi i primi propositi: “Ripristinare i contatti col Cremlino, ci servono gas e petrolio russi“. Ecco il nuovo Orban europeo, ancora più legato al Cremlino rispetto all’ungherese.