Morto il filosofo e sociologo Edgar Morin: padre della teoria del “pensiero complesso” e della transdisciplinarità, aveva 104 anni
Si è spento a 104 anni il sociologo francese Edgar Morin, figura di spicco del pensiero francese e fortemente schierato a sinistra. E’ stato l’autore di un corpus di opere molto eterogeneo e noto ben oltre i confini francesi, che si contrapponeva alla sociologia tradizionale, presentandosi come una riflessione sull’uomo basata su dati scientifici. La notizia della morte è stata data dalla famiglia.
Direttore del Centre de communication de masse del Centre national de la recherche scientifique, si è occupato dei problemi delle scienze umane, ispirandosi alle tesi di Hegel, Marx, Freud. Particolarmente interessanti le sue ricerche sulla sociologia dei film. Nel 1967 aveva fondato la rivista ‘Communications’.
Nato a Parigi nel 1921 con il nome di Edgar Nahoum, di origine ebraico-sefardita, partecipò alla Resistenza francese durante la Seconda guerra mondiale, assumendo il nome Morin, che poi mantenne nella vita pubblica. Entrato al Cnrs nel 1951, si occupò di sociologia, cultura di massa, cinema, antropologia, politica, educazione ed epistemologia. Tra le sue opere più note figurano ‘L’uomo e la morte’, ‘Lo spirito del tempo’, ‘Il cinema o l’uomo immaginario’ e soprattutto ‘La Methode’, vasto progetto teorico pubblicato in più volumi tra il 1977 e il 2004.
Il suo contributo principale è la teoria del “pensiero complesso”: un approccio che rifiuta le spiegazioni riduttive e invita a collegare saperi diversi per comprendere la realtà, le crisi globali e la condizione umana. Morin è considerato anche uno dei padri della transdisciplinarità e ha influenzato profondamente il dibattito su educazione, ecologia, democrazia e futuro dell’umanità.

