Dal carcere di Tocorón alla guida del Tren de Aragua: chi era il boss del Tren de Aragua ucciso dagli Stati Uniti
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che le forze armate americane hanno ucciso Héctor Rusthenford Guerrero Flores, conosciuto come “Niño Guerrero”, storico leader del Tren de Aragua, una delle organizzazioni criminali più pericolose dell’America Latina. In un messaggio pubblicato su Truth Social, il presidente ha parlato di un’operazione “rapida e letale”, realizzata in coordinamento con le autorità venezuelane.
Nato il 2 dicembre 1983 a Maracay, nello Stato di Aragua, Guerrero aveva iniziato a entrare nel mondo della criminalità già all’inizio degli anni Duemila. Nel 2005 venne accusato dell’omicidio del caporale Oswaldo González durante un attacco a una stazione di polizia. Cinque anni dopo fu arrestato per traffico di droga e ricettazione e rinchiuso nel Centro Penitenziario di Aragua, da cui riuscì però a evadere nel 2012. Ricatturato nel 2013, consolidò progressivamente il proprio potere all’interno del carcere.
Nel 2018 fu condannato a 17 anni di reclusione per omicidio, narcotraffico, furto d’identità e detenzione illegale di armi da guerra. Nonostante la detenzione, continuò a guidare il Tren de Aragua dal carcere di Tocorón, trasformandolo nel quartier generale dell’organizzazione e favorendone l’espansione in diversi Paesi del continente approfittando delle ondate migratorie provenienti dal Venezuela. La struttura carceraria finì sotto i riflettori internazionali per le sue caratteristiche eccezionali: al suo interno c’erano piscina, discoteca, ristoranti, uno stadio di baseball e persino uno zoo. Una vera e propria città controllata dal cartello, collegata all’esterno da una rete di tunnel lunga circa cinque chilometri.
Nel settembre 2023, durante una maxi operazione delle forze venezuelane con oltre 11 mila uomini, Guerrero riuscì nuovamente a fuggire insieme a centinaia di detenuti. Da quel momento divenne uno dei criminali più ricercati dell’America Latina. Perù e Cile emisero mandati di arresto nei suoi confronti, mentre il governo peruviano offrì una ricompensa per informazioni utili alla sua cattura. Nel gennaio 2026, il suo nome comparve tra i sei coimputati nell’incriminazione federale statunitense contro il presidente venezuelano Nicolás Maduro. Le accuse includevano traffico internazionale di cocaina, possesso di armi automatiche ed esplosivi e utilizzo di armi da fuoco per favorire attività criminali.
Con la morte di Nino Guerrero si chiude la parabola del fondatore e principale stratega del Tren de Aragua, gruppo nato nelle carceri venezuelane e diventato negli anni una rete criminale transnazionale attiva in diversi Paesi del continente americano.

