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Esteri
Globalizzazione "al contrario". La linfa finanziaria delle Vie della Seta

Da una corteccia di gelso alla Via della Seta. Alessia Amighini racconta origine e obiettivi della Belt and Road Initiative, fulcro della strategia di internazionalizzazione dalla Cina e caposaldo della politica estera del Dragone dal suo lancio, nel 2013. E lo fa nel libro "Finanza e potere lungo le nuove Vie della Seta", in uscita per Egea - Bocconi Editore. Amighini, co-head dell'Asia Centre ISPI, si concentra in particolare sul ruolo della finanza, la vera linfa dell’Iniziativa, la parte più innovativa e dirompente nei suoi aspetti operativi, istituzionali e politici.

Pubblichiamo qui di seguito un breve estratto dalla parte iniziale del libro di Alessia Amighini, "Finanza e potere lungo le nuove Vie della Seta"

‘Accept my money, or die’

Kublai Khan, XXIII sec.

Sebbene gli studiosi della moneta facciano risalire alla dinastia Huang, nel 118 a.C., l’invenzione della prima banconota della storia (incisa su pelle di daino), e la prima banconota cartacea alla dinastia Song nell’806 d.C., fu nella zecca del Gran Khan, nell’antica città di Khanbaliq, che si può veramente dire sia iniziato un vero e proprio processo di produzione di banconote, nel XXIII secolo. Dai racconti di Marco Polo sappiamo che lì si “fa spogliare la corteccia di quei gelsi le cui foglie sono usate per nutrire i bachi da seta, e ne ricava quel sottile anello interno che si trova tra la corteccia più grossolana e il legno dell'albero. Questa viene messa in ammollo e poi pestata in un mortaio, fino a ridurla in poltiglia, e trasformata in carta, simile a quella di cotone, ma molto nera. Quando è pronto per l'uso, lo fa tagliare in pezzi di denaro di diverse dimensioni, quasi quadrati, ma un po' più lunghi di quanto non siano larghi... La moneta di questa carta moneta è autenticata con tanta forma e cerimonia quanto se fosse in realtà d'oro puro o d'argento; per ogni banconota un certo numero di ufficiali, appositamente nominati, non solo sottoscrivono i loro nomi, ma appongono anche i loro sigilli; e quando questo è stato fatto regolarmente da tutti loro, l'ufficiale principale, deputato da Sua Maestà, dopo aver immerso nel vermiglio il sigillo reale affidato alla sua custodia, timbra con esso il pezzo di carta, in modo che la forma del sigillo tinto con il vermiglio rimanga impressa su di esso, con il quale riceve la piena autenticità come moneta corrente, e l'atto di contraffazione è punito come reato capitale. Quando così coniata in grandi quantità, questa carta moneta cartacea viene fatta circolare in ogni parte dei domini del Gran Khan; né osa nessuno, a rischio della propria vita, rifiutarsi di accettarla in pagamento. Tutti i suoi sudditi la ricevono senza esitazione, perché, ovunque i loro affari li chiamino, possono disporne di nuovo nell'acquisto di merci di cui possono avere occasione, come perle, gioielli, oro o argento. Con esso, in breve, ogni articolo può essere acquistato... Tutti gli eserciti di Sua Maestà sono pagati con questa moneta, che per loro ha lo stesso valore di un oro o di un argento. Su queste basi, si può certamente affermare che il Gran Khan possiede il tesoro più esteso di qualsiasi altro sovrano nell'universo.” (Tratto da I viaggi di Marco Polo, Libro 2, Capitolo 18, pp. 145-147).

Oggi la strategia valutaria della Cina non è molto dissimile da quella del Kublai Khan: l’uso del renminbi nelle piattaforme internazionali di pagamento elettronico e il lancio di una valuta digitale sono nel loro insieme la versione contemporanea dell’antica corteccia di gelso, l’innovazione all’origine di un progresso radicale in grado di cambiare il corso della storia.

Senza titolo 1

Questo libro presenta la strategia di internazionalizzazione finanziaria della Repubblica Popolare Cinese (RPC) attraverso la Belt and Road Initiative (BRI), meglio nota in Italia come le Nuove Vie della Seta. Lanciata dal Presidente Xi nel 2013, la BRI persegue, oltre agli obiettivi di sviluppo delle infrastrutture di trasporto, del commercio e della comunicazione, anche la cooperazione finanziaria tra la Cina e il resto del mondo. E proprio la finanza è la vera linfa dell'intera iniziativa, la parte più innovativa e dirompente nei suoi aspetti operativi, istituzionali e politici. Attraverso una rete di centri finanziari offshore, le banche e le borse cinesi sono sempre più collegate al resto del mondo, pur rimanendo all’interno di un sistema finanziario protetto da controlli sui flussi internazionali di capitale, protetto da un regime di fluttuazione controllata del tasso di cambio, e, infine, protetto da un settore creditizio di proprietà pubblica. Questa rete funziona come un sistema di vasi comunicanti che permette di estendere la circolazione del renminbi al di fuori dei confini nazionali attraverso degli avamposti finanziari della Cina nel mondo. La “moneta del popolo” diventa così lo strumento di una globalizzazione ‘al contrario’: non è la Cina ad aprire il suo settore finanziario al resto del mondo, ma quest’ultimo ad accogliere una sempre maggiore presenza della Cina sui mercati finanziari internazionali, nonostante Pechino continui a proteggere il suo sistema finanziario dalla potenziale instabilità di una liberalizzazione incondizionata. Lungo la BRI, la finanza scorre fluida e con essa il crescente soft power con cui la Cina intende imprimere un nuovo corso alla globalizzazione.

Dalla prefazione di Paola Subacchi, E-Economics and Queen Mary University of London

Alessia Amighini ci ricorda che finanza è potere e chi meglio esemplifica tale potere se non gli Stati Uniti con il loro “esorbitante privilegio”, come disse negli anni Sessanta l’allora ministro delle finanze francesi Valéry Giscard d’Estaing, di usare il dollaro per finanziare il debito americano? In questo libro Amighini ricostruisce e illustra nel dettaglio la strategia di internazionalizzazione finanziaria della Cina, e implicitamente di rimozione della dipendenza dal dollaro, attraverso iniziative con le Nuove Vie della Seta – o Belt and Road Initiative – e istituzioni come la Banca Asiatica per gli Investimenti Infrastrutturali. Sicuramente la Cina ha le risorse per espandere la sua impronta finanziaria nel mondo – per esempio, finanziando joint-venture e acquisizioni aziendali e offrendo prestiti a entità pubbliche e private. Ma il renminbi rimane l’elemento di debolezza di questa strategia. Come leggiamo in questo libro, la maggior parte degli investimenti e prestiti cinesi avviene in dollari, e questo perché il renminbi non è ancora una moneta sufficientemente liquida e sufficientemente utilizzata a livello internazionale.

Quindi come incentivare e sostenere l’uso internazionale del renminbi soprattutto quando le autorità monetarie cinesi continuano a controllare i flussi di capitale in entrata e soprattutto in uscita? Il lettore troverà nel libro un’analisi dettagliata delle misure utilizzare per consentire la circolazione internazionale del renminbi senza compromettere la stabilità di banche e istituzioni finanziarie. Amighini parla di globalizzazione ‘al contrario’ dove i capitali cinesi si muovono verso i mercati esteri mentre il mercato interno rimane protetto. Ma ci ricorda anche che la Cina presenta ancora aspetti tipici dei paesi in via di sviluppo che deve quindi integrare le sue strategie di sviluppo con quelle di altri paesi. Cooperazione e integrazione dovrebbero guidare la trasformazione dell’economia mondiale e includere i grandi paesi emergenti. L’ostilità e rivalità degli Stati Uniti nei confronti della Cina, che durante la presidenza Trump ha toccato punte di grande tensione, potrebbe spingere quest’ultima a perseguire la sua strategia di finanziarizzazione secondo modalità difensive e in alternativa al sistema esistente. Se così, invece di un sistema monetario internazionale che ruota attorno tre-quattro monete internazionali invece di essere dominato dal dollaro – uno scenario fortemente sostenuto dal governo cinese – potremmo trovarci con due sistemi monetari in contrapposizione tra loro, generando rivalità e tensioni.

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