Esteri

Collusione nel massacro dei palestinesi: il crepuscolo dell’Occidente

di M. Alessandra Filippi e Giancarlo Vianello

Il discredito per la sua collusione nel genocidio dei Palestinesi è un marchio che sarà difficile cancellare

Il crepuscolo dell’Occidente

Lo storico inglese Niall Ferguson nel suo libro The West and the Rest (2011) descrive le origini, lo sviluppo e l’entrata in crisi dell’egemonia occidentale sul mondo. Semplificando, benché in Oriente fossero fiorite civiltà per molti versi più progredite di quelle occidentali, a partire dal XVI secolo l’Europa acquisisce ed elabora tecniche di dominio fondate su principi e su una visione che le consentiranno di esercitare per secoli una sicura e salda egemonia sul resto del mondo, prima in termini coloniali, poi in termini post-coloniali. Le cose iniziano a cambiare quando “il resto del mondo” fa sue le tecniche che avevano consentito la superiorità dell’Occidente e, contestualmente, quando lo stesso Occidente inizia a discostarsi dai suoi valori fondanti. Nel seno di questo mutamento, il fenomeno della globalizzazione ha accelerato e potenziato il processo di adeguamento dei paesi che allora venivano definiti “in via di sviluppo”.

In un libro uscito nel 1918, Il tramonto dell’Occidente, Oswald Spengler presagisce in termini più generali questo fenomeno: lui individuava nella borghesia europea, che privilegiava la tecnica come strumento di dominio allontanandosi dai suoi riferimenti valoriali, la causa di questo declino. A distanza di un secolo, la crisi politica, economica, sociale e culturale profetizzata da Spengler è giunta al suo apice. Gli Stati Uniti, che dell’Occidente sono la potenza dominante, sono divisi al loro interno e sull’orlo di una guerra civile. L’Europa, in piena crisi politica, è ridotta ad essere una realtà totalmente dipendente dalle direttive provenienti da oltre Atlantico. Nel frattempo, altri soggetti, in primo luogo i Brics, stanno crescendo e si stanno coordinando sullo scacchiere mondiale: la partita che si sta giocando, e che sta causando squilibri, lutti e sofferenze, è tra la riconferma dell’egemonia americana e il delinearsi di un mondo multipolare.

L’Occidente, in declino, reagisce a questa situazione con un’aggressività che si esplicita in turbo capitalismo, compressione dei diritti sociali e civili e in una crescente deriva militarista. Bertolt Brecht lo aveva predetto: “La democrazia in crisi si trasforma in fascismo”. I successi elettorali contemporanei di forze neofasciste o connotate da un estremismo di destra ne sono una prova. Le masse disorientate ed insicure cercano, ingannandosi e danneggiandosi, risposte drastiche. Le élite dal canto loro hanno smesso di governare e si sono rivolte ad un accumulo bulimico di danaro e potere. I gruppi di potere che attraverso gli Stati Uniti controllano, o cercano di controllare, il mondo sono alla fine il complesso industrial-militare, il deep state nelle sue varie articolazioni, banche e fondi di investimento, ma soprattutto le grandi aziende tecnologiche, cui si può aggiungere l’informazione e l’entertainment, che hanno un enorme potere di manipolazione e controllo.  

All’interno di questo quadro si inserisce il genocidio in corso a Gaza, che rappresenta una cartina di tornasole in grado di esplicitare l’abiezione morale e l’ipocrisia dell’Occidente. Nessuna civiltà è in grado di essere ed esistere se, invece di coltivare solidi principi morali fondanti e su questi radicare le sue visioni, sceglie di lasciarsi condurre dall’opportunità del momento e da bassi calcoli e interessi di corto respiro. In un clima di catastrofe morale e di perdita di credibilità, come quello che stiamo vivendo, si va invece incontro ad un dissolversi della coesione sociale all’interno, e ad una difficoltà ad essere presi nella dovuta considerazione all’esterno. L’Occidente, nel suo complesso, è stato una splendida civiltà con una storia altrettanto magnifica. È nell’ordine delle cose che si apra una fase di decadenza. Non è invece nell’ordine delle cose che questa debba essere contrassegnata da ignavia e degrado morale. Il tramonto, peraltro contenuto nella radice stessa della parola Occidente, dovrebbe essere un sereno e glorioso cielo arrossato, non questo livido e mortifero crepuscolo: più saggio sarebbe accettare di essere meno potenti, ma più civili e stimati.

A Gaza, sotto i nostri occhi ed in un profluvio di immagini raccapriccianti, si stanno compiendo atti di una barbarie inimmaginabile: bambini amputati senza anestesia, due milioni di civili lasciati senza acqua e senza cibo e bersagliati dall’aviazione, prigionieri torturati per estorcere informazioni che non sono in grado di dare, ospedali bombardati, giornalisti e operatori umanitari massacrati, fosse comuni con corpi ammanettati da cui sono stati prelevati organi. L’elenco potrebbe essere molto lungo ed è ben noto. Ad inquadrare lo spirito di questo delirio criminale ci pensano le decine e decine di video in circolazione sui social, da Instagram a Tik Tok, da Telegram a X, alcuni diventati virali, nei quali si vedono soldati israeliani che documentano e si vantano delle loro “bravate” sui civili palestinesi inermi. Andarli a vedere è molto istruttivo. Ogni giorno si incontra un orrore che non si immaginava possibile. Alcuni giorni fa un giovane ragazzo palestinese Down è stato fatto sbranare da un cane lanciatogli addosso da soldati israeliani.

Dietro questa mostruosità priva di limiti c’è il delirio compatto di un’intera nazione. Un Paese affetto da una pericolosa psicopatia collettiva, peraltro supportata da altri fanatici d’oltreoceano, in testa ai quali ci sono i gruppi evangelici. È notizia di qualche giorno fa che gruppi di estremisti ebraici ed evangelici americani hanno raccolto più di 200 milioni di dollari da inviare in supporto alle organizzazioni israeliane che da mesi coordinano e effettuano il blocco degli aiuti a Gaza. A fermare i convogli non ci sono solo i coloni estremisti ma anche giovani generazioni di israeliani. A fondamento di questa logica vi è la supponenza di poter fare ogni cosa, a prescindere dal diritto internazionale e le convenzioni umanitarie, in quanto investiti di una delega divina. Netanyahu all’inizio delle operazioni a Gaza aveva fatto esplicito riferimento agli Amaleciti biblici, che Dio invitava a sterminare. Similmente gli evangelici statunitensi supportano Israele poiché ritengono che possa essere il luogo del ritorno di Cristo. Ovviamente quando si banalizza e si opera una distorsione della religione per calcolo politico le conseguenze sono gravi e aberranti.

È evidente che il quadro generale è molto confuso, tuttavia vi è una partizione nettissima che va sottolineata: il mondo ebraico si è polarizzato, da una parte coloro che appoggiano incondizionatamente e acriticamente il progetto sionista; dall’altra chi, laico o religioso, difende la natura dell’Ebraismo. Costoro, che sono spesso bersaglio di attacchi di ogni genere, coraggiosamente rifiutano di prestarsi a un progetto incentrato su un delirio di onnipotenza dispotico e razzista, che considerano incompatibile con l’essenza ebraica. Il mondo occidentale invece, nella sua parte istituzionale e nella sua cosiddetta classe dirigente, dà mostra indecente di ignavia e opportunismo. Vi sono i senati accademici che non vogliono rinunciare ai loro affari con Israele; politici che farfugliano banalità circa la formula “due popoli due stati”, mentre inviano armi; gruppi industriali che, anche loro, non rinunciano ai loro affari; giornalisti che nascondono in ogni modo il genocidio in corso venendo meno alla deontologia professionale, oltre che a ogni principio etico e morale; ci sono poi politici che cercano di compiacere chi ritengono sia potente.

Quel che soprattutto deprime è constatare una certa ignavia diffusa, quella di chi, anche nel suo piccolo, evita per opportunismo di prendere posizione. Anche se vi sono state enormi manifestazioni di protesta, con ampia partecipazione di giovani e un deciso slittamento di presa di coscienza nell’opinione pubblica, l’Occidente in chi avrebbe la funzione di rappresentarlo dà una penosa immagine di sé. Quando arriverà il tempo in cui il “West” perderà la sua egemonia e si dovrà collocare in un mondo multipolare, non sarà chiamato a sedergli accanto, come un vecchio consigliere saggio, ammirato e rispettato, interprete responsabile di un’azione equilibratrice fra gli attori in campo. Piuttosto avverrà il contrario, sarà emarginato, e il discredito per la sua collusione con il genocidio dei Gazawi sarà un marchio difficile da cancellare.

Non è vero che tutto verrà dimenticato. L’Africa, l’America Latina, l’Asia, la Russia ci guardano e quando si avrà una visione della tragicità di ciò che è accaduto, saremo chiamati a risponderne. Dominique de Villepin, ex Primo ministro francese di un governo moderato, non un esaltato estremista, ha avuto modo di affermare: “Quando si apriranno le porte di Gaza e potremo vedere ciò che è accaduto, il modo tremerà”.

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