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Esteri

di Paola Serristori

Alla fine delle prima settimana di negoziazioni sul testo per salvare la Terra dal surriscaldamento, tra i Paesi partecipanti alla Conferenza COP21 dell'Onu a Parigi non ci sono posizioni intransigenti. Per la firma dell'accordo è necessaria l'unanimità e questo spiega perché ci sono volute ventidue edizioni della Convenzione tra le Parti e decenni mentre il Pianeta veniva distrutto dall'inquinamento. La presidenza della Francia è particolarmente determinata nel raggiungere lo storico obiettivo di contenere l'aumento della temperatura attraverso la riduzione di emissioni di gas ad effetto serra. E questo è un altro asset importante: venerdì 11 dicembre è stato proclamato “Action Day”, il giorno dell'azione, all'interno dell'agenda Lima-Parigi (LPAA) in cui una serie di eventi richiamano l'attenzione sull'urgenza del problema e soprattutto raccolgono finanziamenti tra istituzioni, banche, investitori, fondamentali per convincere i Paesi in via di sviluppo a sottoscrivere l'intesa. La diplomazia francese è stata incaricata di lavorare per fare convergere le posizioni dei Paesi. Lo conferma il Ministro degli Esteri e Presidente di COP21 Laurent Fabius, che sta marcando stretto il tempo. La bozza, come aveva già dichiarato, gli sarà consegnata domani entro mezzogiorno. Intanto fornisce l'aggiornamento sullo stato dei lavori.

“I primi giorni di negoziazioni erano stati un po' lenti, ora siamo nei tempi previsti. Abbiamo fissato il termine massimo per la stesura della bozza tenendo conto che su questa base si avvieranno procedure di verifiche legati, traduzioni, e quanto altro che richiedono altro tempo e la Conferenza si chiuderà venerdì 11 dicembre. Lo spirito del compromesso permette di avanzare”.

Sui contenuti del testo non si può aggiungere nulla che non sia pura illazione. Per molti articoli sono previste diverse opzioni, per cui è inutile tentare di entrare nel dettaglio. Ogni giorno i confronti tra le parti si protraggono sino a tarda sera. Il segretario esecutivo della Convenzione dell'Onu sul cambiamento climatico, Christiana Figueres, per il cambiamento climatico puntualizza: “Non è in discussione la temperatura, ma l'organizzazione dell'economia”. Fabius aggiunge: “Sappiamo dai rapporti scientifici che fissare a 2 °C il contenimento dell'aumento della temperatura entro il 2100 comporta rischi enormi, e già processi di distruzione sono avviati, e conosciamo la domanda di scendere a 1.5 °C. Speriamo di poter arrivare a questa soglia, ma non posso commentare il testo”. Ancora Figueres: Tutte le parti sono d'accordo nell'arrivare ad una conclusione positiva, velocemente”.

I diecimila “osservatori” registrati alla Conferenza di Parigi-Le Bourget sono un indicatore della presa di coscienza della gravità delle condizioni in cui versa l'ecosistema. Così come non è in dubbio l'aiuto da parte dei Paesi industrializzati a quelli in via di sviluppo per sostenere le spese di sistemi di energia rinnovabile. Ieri la Cina ha annunciato un fondo supplementare di 3,1 bilioni di dollari con questa finalità, oltre alla quota che dovrà sottoscrivere in funzione dell'accordo ufficiale.

Caisse de Dépôt francese ha stanziato 15 bilioni di euro per la transizione dell'economia verso un sistema a basso utilizzo di carbone tra il 2014 ed il 2017, di cui 10 bilioni come finanziamento alle istituzioni locali e per l'edilizia sociale in linea coi criteri “verdi”, il resto sarà erogato attraverso Bpifrance alle aziende per sostituire il sistema energetico. Il primo fondo di investimenti irlandese ABP mette 230 miliardi di dollari nei settori senza carbone. Ieri all'Hotel de Ville, la sede del Municipio di Parigi, il summit “Cities for climate” coi sindaci arrivati da tutto il mondo. Tra gli invitati ad onore, l'attore e regista Robert Redford, impegnato da anni nella causa ambientalista, ed Arnold Schwarzenegger, attore e politico. Domani interverrà a COP21 il miliardario cinese Jack Ma, fondatore di Alibaba. Insomma, il messaggio che è passato è “mobilitazione civile”.

“I soggetti governativi e quelli non governativi devono procedere insieme e per me questo sarà il successo della Conferenza di Parigi”, ha concluso il presidente di COP21 Laurent Fabius.

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cop21fabiusclima
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