Negoziati Usa-Iran, l’esperto: “Il vero nodo resta l’uranio di Teheran”
Mentre proseguono i delicati negoziati tra Stati Uniti e Iran per una possibile intesa sullo Stretto di Hormuz e sull’alleggerimento delle sanzioni, il Medio Oriente resta attraversato da tensioni che rischiano di compromettere qualsiasi tentativo di stabilizzazione. Sul tavolo non c’è soltanto la sicurezza della principale rotta energetica mondiale, ma anche il futuro del programma nucleare iraniano, il ruolo di Hezbollah in Libano e il confronto sempre più aspro tra Teheran e Israele.
La volontà dell’Iran di modificare la bozza di accordo proposta da Washington conferma quanto le distanze tra le parti restino significative. Dalla gestione dell’uranio altamente arricchito fino agli sviluppi del conflitto in Libano, ogni dossier appare ormai strettamente collegato agli equilibri regionali e alla competizione strategica che coinvolge Stati Uniti, Israele e Repubblica Islamica.
Ma quanto sono concrete le possibilità di un accordo? Gli scontri tra Israele e Hezbollah possono far saltare il dialogo? E quali scenari si aprono nelle prossime settimane tra il rischio di una nuova escalation e l’ipotesi di una tregua temporanea?
A fare il punto è Elia Morelli, ricercatore di storia presso l’Università di Pisa e analista geopolitico, che ad Affaritaliani analizza i nodi del negoziato e le prospettive della crisi mediorientale: “Il vero nodo resta il destino dell’uranio altamente arricchito accumulato da Teheran, una questione che continua a pesare sul futuro dei rapporti tra Iran e Stati Uniti”.
L’Iran ha annunciato di voler modificare la bozza di accordo proposta dagli Stati Uniti. Quali sono i punti più controversi che potrebbero impedire un’intesa tra Washington e Teheran?
“Stati Uniti e Iran stanno negoziando un memorandum d’intesa che punta a prolungare di 60 giorni il cessate il fuoco e a garantire la riapertura dello Stretto di Hormuz al traffico commerciale. La bozza prevede che Teheran rimuova gli ostacoli alla navigazione e assicuri il libero transito delle navi nel Golfo Persico, mentre Washington sarebbe pronta ad alleggerire parte delle sanzioni economiche imposte negli ultimi anni.
Al di là degli aspetti legati alla navigazione, però, restano due questioni fondamentali. La prima riguarda la richiesta iraniana di introdurre una sorta di pedaggio per il transito attraverso Hormuz, presentato come una compensazione per i danni provocati dal recente conflitto. La seconda, e più importante, riguarda il destino dell’uranio altamente arricchito accumulato da Teheran.
L’Iran vorrebbe conservarlo oppure trasferirlo a Paesi terzi come Russia o Cina, mentre gli Stati Uniti puntano alla sua eliminazione definitiva per impedire che possa essere utilizzato in futuro per sviluppare un’arma nucleare. È proprio questo il vero nodo del negoziato. Inoltre, le tensioni regionali potrebbero rafforzare nel lungo periodo la convinzione iraniana che dotarsi della bomba atomica rappresenti il deterrente più efficace contro eventuali attacchi futuri”.
Quanto incidono gli scontri tra Israele e Hezbollah in Libano sui negoziati tra Stati Uniti e Iran? Esiste il rischio che un’escalation militare faccia saltare il dialogo?
“Le vicende libanesi sono strettamente collegate ai negoziati tra Washington e Teheran. Israele ha intensificato le proprie operazioni militari non solo nel Libano meridionale, ma anche nelle periferie di Beirut, aumentando ulteriormente la tensione regionale.
Hezbollah arriva a questa fase particolarmente indebolito rispetto al passato, soprattutto dopo le perdite subite nella sua leadership e la riduzione del sostegno economico proveniente dall’Iran. Nonostante questo, continua a essere percepito da una parte significativa della popolazione libanese come uno dei principali attori in grado di contrastare l’influenza israeliana nel Paese.
Per questo motivo il futuro di Hezbollah e quello del Libano meridionale restano strettamente intrecciati ai colloqui tra Stati Uniti e Iran. Un’ulteriore escalation militare rischierebbe di compromettere il negoziato e di allargare una crisi che coinvolge ormai l’intero Medio Oriente”.
Guardando alle prossime settimane, quali scenari possiamo aspettarci? Siamo più vicini a un accordo tra Stati Uniti e Iran o a una nuova fase di tensione in Medio Oriente?
“Gli Stati Uniti hanno interesse a raggiungere un’intesa nel breve periodo. Da un lato vogliono evitare che l’Iran possa avvicinarsi ulteriormente alla soglia nucleare, dall’altro intendono ridurre il peso di un conflitto che ha richiesto un significativo impiego di risorse militari nella regione.
Il problema è che esistono interessi divergenti. Israele continua a considerare l’Iran una minaccia strategica e guarda con estrema diffidenza a qualsiasi accordo che non risolva definitivamente la questione nucleare. Per questo motivo resta il rischio che nuove tensioni possano ostacolare o rallentare il dialogo.
Lo scenario più realistico, almeno nel breve termine, è quello di una tregua temporanea o di un accordo limitato. Una vera stabilizzazione del Medio Oriente appare invece più difficile, perché le rivalità tra Iran, Israele e Stati Uniti restano profonde e legate a interessi strategici che vanno ben oltre l’attuale fase negoziale”.

