Nel pieno della guerra in Iran, il mondo guarda con preoccupazione crescente a quello che sta avvenendo a Cuba. Trump ha dichiarato di essere “vicino a prendermi Cuba” e ha chiesto le dimissioni del presidente Miguel Diaz-Canel. Ma non solo il leader non intende dimettersi, ma è addirittura passato al contrattacco con parole di fuoco nei confronti degli Stati Uniti. Diaz-Canel ha respinto le minacce “quasi quotidiane” del presidente americano Donald Trump contro l’indipendenza dell’isola: “Di fronte allo scenario peggiore, Cuba ha una garanzia: qualsiasi aggressore esterno incontrerà una resistenza incrollabile”, ha scritto Diaz-Canel su X. Non si è fatta attendere la risposta della Casa Bianca. “L’economia di Cuba non funziona. È sopravvissuta grazie ai sussidi dall’Unione sovietica e poi dal Venezuela. Non ricevono più sussidi, quindi sono in grossi guai“. Lo ha affermato il segretario di Stato americano, Marco Rubio.
La Russia intanto – fa sapere il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov e lo riporta l’agenzia Tass – è pronta a fornire a Cuba tutto l’aiuto possibile per affrontare i problemi legati al blackout. “La questione è oggetto di discussione tra Mosca e L’Avana”. Durante i colloqui tra Stati Uniti e Cuba sul futuro dell’isola, funzionari dell’amministrazione Trump hanno chiesto a Cuba di rimuovere il presidente Miguel Díaz-Canel dal suo incarico, secondo quanto riferito dal New York Times. Washington mira a rovesciare Díaz-Canel e allo stesso tempo a consentire al governo comunista cubano di rimanere al potere, secondo l’analisi del quotidiano che cita quattro fonti anonime a conoscenza dei colloqui.
Durante un incontro con alti funzionari cubani, trasmesso in diretta televisiva nazionale venerdì, Díaz-Canel ha dichiarato che L’Avana stava negoziando con Washington, ma ha fornito pochi dettagli sulla natura dei colloqui. La pressione dell’amministrazione statunitense per un nuovo leader arriva mentre l’isola è alle prese con frequenti blackout a causa dell’embargo petrolifero imposto dall’amministrazione Trump. Una fonte ha dichiarato al New York Times che “la rimozione del capo di Stato cubano consentirebbe cambiamenti economici strutturali”.

