Svolta di Trump su Cuba: via libera al petrolio russo per scopi umanitari
“Se un Paese vuole inviare un po’ di petrolio ora a Cuba, io non ho problemi, che sia la Russia o un altro Paese che lo voglia fare“. Con queste parole Donald Trump ha comunicato che consentirà alla nave russa diretta verso l’arcipelago di approdare a Cuba, applicando una deroga al fermo sui combustibili deciso da Washington mesi fa. Tale blocco era stato sancito dal decreto del 30 gennaio, che prevedeva tariffe doganali per ogni nazione esportatrice di greggio.
“Non avrà nessun impatto, Cuba è finita che riceva o no un carico di petrolio, questo non avrà valore“, ha proseguito il tycoon, parlando alla stampa ieri sera sull’Air Force One riguardo alla nave Anatoly Kolodkin. L’imbarcazione, partita dalla Russia l’8 marzo con 730mila barili, si trovava a 20 miglia dal litorale cubano secondo TankerTrackers.com.
L’attracco presso lo stoccaggio di Matanzas è atteso per domani, riferisce Kpler tramite il Washington Post. Il carico sarà smistato negli impianti dell’Avana, Cienfuegos o Santiago; una volta lavorato, potrà alimentare la fatiscente rete elettrica locale “per non più di qualche settimana”, sostiene Jorge Pinon, esperto dell’Austin Energy Institute (Università del Texas).
Restrizioni USA e tensioni internazionali
Nelle settimane scorse il Tesoro statunitense, per frenare i rincari energetici causati dal conflitto in Iran, ha sospeso i provvedimenti contro chi acquista greggio russo già in transito. Aveva però ribadito il divieto di inviare a Cuba petrolio dalla Russia, sfida raccolta dal ministro Sergei Tsivilev confermando che “è in corso un’operazione di sostegno umanitario” che comprende forniture di carburante.
L’amministrazione Trump aveva scarsi margini legali per bloccare la nave russa: esperti di diritto sostengono che il nuovo fermo, unito allo storico embargo, violi la sovranità di Cuba e le norme di diritto umanitario che proibisce azioni che colpiscono i civili.
Nelle sue esternazioni Trump pare ammettere le sofferenze dei cubani: “la gente ha bisogno di riscaldamento e aria condizionata e tutte le altre cose di cui si ha bisogno”. L’anno scorso gli USA, durante la pressione sul Venezuela culminata nel blitz del tre gennaio e nella cattura di Nicolas Maduro, avevano già sequestrato diverse imbarcazioni nei Caraibi.
Tuttavia, si trattava di imbarcazioni colpite da sanzioni o prive di vessillo, requisiti non applicabili alla Kolodkin; ciò rende “relativamente limitate l’autorità legale degli Usa” nel sequestrarla in acque internazionali, chiarisce l’esperto Jeremy Paner. Secondo Brett Erickson, a capo di Obsidian Risk Advisors, la scelta di Washington di non fermare il cargo moscovita incoraggerà probabilmente il Cremlino, perché segnala il fatto che gli Stati Uniti vogliono evitare uno scontro con la Russia su Cuba durante le ostilità in Iran.
“Sequestrare o abbordare una nave russa mentre si sta gestendo un conflitto militare attivo in Iran getterebbe benzina sui mercati energetici già volatili, il costo geopolitico di questo confronto diretto con la Russia potrebbe essere semplicemente un passo che Washington non è disposta a fare”, conclude l’analista, convinto che la Kolodkin non sarà l’ultima petroliera russa ad approdare a Cuba.

