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Diritto d’autore, stangata per Meta: la Corte Ue respinge il ricorso, Zuckerberg deve pagare i siti d’informazione

La sentenza della Corte UE respinge il ricorso di Meta: legittimi i criteri Agcom per obbligare le piattaforme a remunerare gli editori

Diritto d’autore, stangata per Meta: la Corte Ue respinge il ricorso, Zuckerberg deve pagare i siti d’informazione
UNITED STATES – MARCH 26: Mark Zuckerberg, CEO of Meta, is seen in the U.S. Capitol after a meeting in the office of Senate Majority Leader John Thune, R-S.D., on Thursday, March 26, 2026. (Tom Williams/CQ Roll Call/Sipa USA)

Diritto d’autore, schiaffo a Meta: la Corte Ue blinda i criteri Agcom sull’equo compenso

Le nazioni dell’Unione Europea hanno la facoltà di garantire alle testate giornalistiche un compenso equo per lo sfruttamento dei propri articoli da parte dei giganti del web. A sancirlo è la Corte di Giustizia dell’UE, intervenuta con una sentenza che respinge la posizione di Meta nella disputa contro l’Agcom.

La multinazionale di Mark Zuckerberg si era infatti rivolta al Tar per contestare la delibera dell’Autorità italiana che fissava i parametri per la remunerazione degli editori e istituiva un meccanismo per assicurarne il pagamento. Secondo il verdetto dei giudici europei, invece, la normativa introdotta dall’Agcom risulta pienamente conforme ai regolamenti comunitari, blindando così il diritto degli editori a essere pagati dalle piattaforme online.

Nel ricorso presentato da Meta, si sosteneva che le disposizioni dell’Agcom e il quadro normativo nazionale violassero la direttiva sul copyright digitale e la libertà d’impresa sancita dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE. Tuttavia, la Corte europea ha ribaltato tale tesi, dichiarando che il diritto al compenso è del tutto legittimo. La condizione posta dai giudici è che tale pagamento sia legato esclusivamente all’autorizzazione per lo sfruttamento online dei contenuti, fermo restando che le testate devono mantenere la piena autonomia di negare la concessione o di offrirla gratuitamente.

La sentenza, inoltre, promuove gli obblighi di condurre i negoziati secondo criteri di buona fede e di condividere i dati indispensabili per determinare l’entità del risarcimento. Tali vincoli, nati per irrobustire la protezione delle aziende editoriali, garantiscono un bilanciamento ottimale tra le esigenze dei giganti tech e la tutela della proprietà intellettuale, salvaguardando così la libertà e il pluralismo dell’informazione.

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