Gli Stati Uniti ribadiscono la loro neutralità sulla contesa delle Isole Falkland (Malvinas), riconoscendo l’amministrazione di fatto del Regno Unito ma senza schierarsi sulle rivendicazioni di sovranità avanzate da Londra e Buenos Aires. A confermarlo è stato un portavoce del Dipartimento di Stato, che ha sottolineato come Washington continui a mantenere una posizione equilibrata tra le due parti, pur prendendo atto del controllo britannico sull’arcipelago.
La questione è tornata in auge perchè secondo indiscrezioni riportate da Reuters, Washington starebbe valutando diverse opzioni diplomatiche, anche se al momento non c’è alcun cambiamento ufficiale di linea. Londra da parta sua ha ribadito che “la sovranità rimane del Regno Unito”, ricordando che nel referendum del 2013 il 99,8% degli abitanti delle isole ha scelto di restare un territorio d’oltremare britannico, invocando il principio di autodeterminazione.
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La storia delle isole Falkland
Le Falkland sono sotto controllo britannico dal 1833, fatta eccezione per la breve occupazione argentina del 1982. In quell’anno, nel pieno di una crisi economica interna, la giunta militare guidata dal generale Leopoldo Galtieri tentò di conquistare l’arcipelago per rafforzare il consenso interno. La risposta del governo britannico guidato da Margaret Thatcher fu rapida: le truppe arrivarono ad aprile e, dopo circa due mesi di combattimenti, le forze argentine si arresero. Il conflitto costò la vita a 255 militari britannici, tre civili delle isole e 649 soldati argentini. Nonostante la sconfitta e il referendum del 2013, l’Argentina non ha mai rinunciato alle proprie rivendicazioni. Negli ultimi mesi, Milei ha rilanciato la richiesta di sovranità sulle Malvinas, sostenendo che il Regno Unito dovrebbe restituire le isole, così come nel 1997 restituì Hong Kong alla Cina. Una posizione che Londra continua però a respingere con decisione.

