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25 aprile, è già polemica: a Palermo e Bologna contestati i sindaci. Tensioni a Roma per le bandiere dell’Ucraina

Lagalla contestato nel capoluogo siciliano per l’incontro con l’ambasciatore israeliano, Pro-pal contro Lepore nel capoluogo emiliano

25 aprile, è già polemica: a Palermo e Bologna contestati i sindaci. Tensioni a Roma per le bandiere dell’Ucraina

25 aprile, l’Italia si tinge dei colori della Liberazione e festeggia questa storica ricorrenza. A Roma, tra bandiere rosse, e dell’Anpi, vessilli della pace, ma anche della Palestina, di Hezbollah, e dell’Iran, migliaia di persone si sono ritrovate a Porta San Paolo e sono ora partite in corteo per l’81esimo anniversario della Liberazione, al termine di una mattinata aperta dalle cerimonie istituzionali. La giornata era iniziata con la deposizione di una corona d’alloro all’Altare della Patria, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Successivamente, altri omaggi si sono svolti al Mausoleo delle Fosse Ardeatine e al Museo storico della Liberazione.

Nel frattempo- secondo quanto ricostruisce l’Ansa- un primo corteo di alcune centinaia di manifestanti era partito dalla sede della Fao, dirigendosi verso l’ambasciata cubana in segno di protesta contro il blocco statunitense. In piazza sigle come Potere al Popolo, OSA, Cambiare Rotta, Usb e Movimento per il diritto all’abitare, insieme a rappresentanti di movimenti palestinesi, hanno sfilato su viale Aventino con cori antifascisti e slogan contro il riarmo e l’imperialismo. 


Davanti all’ambasciata i manifestanti sono stati accolti dall’ambasciatore cubano Jorge Luis Cepero Aguilar, che ha tenuto un breve intervento. Al termine è stata deposta una corona d’alloro sotto il busto di José Martí, in ricordo dei 32 cubani uccisi durante la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro. 
Il corteo si è poi diretto verso Porta San Paolo, dove è confluito nella manifestazione principale.

Qui, dopo la deposizione di una corona in memoria dei caduti della Resistenza, la piazza si è riempita: presenti bandiere con falce e martello.
 L’area attorno alla Piramide Cestia è stata chiusa al traffico, con vigili urbani impegnati nella gestione della viabilità e forze dell’ordine a presidiare la zona. Dal palco allestito nei pressi delle lapidi dedicate alla Resistenza si sono alternati interventi contro le guerre e contro il governo nazionale.


Tra fumogeni colorati e bandiere – rosse del sindacato Usb e nere dell’organizzazione studentesca Cambiare Rotta – gruppi di manifestanti hanno continuato ad affluire sul piazzale, in attesa della partenza del corteo. Il percorso previsto attraverserà via Ostiense, via Pellegrino Matteucci, via Benzoni e la Garbatella fino al Parco Schuster, dove sono in programma interventi. I manifestanti stanno sfilando intonando Bella ciao tra le strade della Capitale.

Attimi di tensione sono stati vissuti a Porta San Paolo quando, poco prima delle 11, un gruppo di circa dieci manifestanti ha raggiunto i pressi della Piramide Cestia con bandiere ucraine. Le forze dell’ordine, secondo quanto si apprende, sono intervenute per evitare che l’episodio potesse degenerare. In quegli attimi, infatti, alcuni manifestanti riconducibili alla componente di estrema sinistra hanno usato spray urticante anche in direzione di agenti in borghese. La situazione è poi tornata alla normalità con l’allontanamento dei manifestanti pro-Ucraina che sono monitorati dalle forze dell’ordine. 

“Stamattina una delegazione di +Europa guidata dalla vicesegretaria Antonella Soldo e dalla tesoriera Carla Taibi ha partecipato alla manifestazione del 25 aprile a Roma. Il gruppo è arrivato in piazza con uno striscione che recitava “No Kings No Zar” e le bandiere di Europa, Ucraina, Iran, Palestina, Venezuela, Rojava. A ricordare la lotta contro ogni regime. All’inizio del corteo un gruppo di violenti ha aggredito il gruppo, incendiando la bandiera dell’Ucraina e provando a strappare quella europea. Spintoni anche alla vicesegretaria da parte di un uomo non identificato. Tra coloro che hanno provato a cacciare gli esponenti di +Europa anche uno degli organizzatori, Alberto Fazolo”. Lo riporta una nota di Più Europa.

“Purtroppo la lotta per la democrazia continua ad avere le sue difficoltà, ma pochi facinorosi e violenti non bastano a mettere in discussione la nostra presenza a una commemorazione così importante nella storia del nostro Paese. Ringrazio il segretario della CGIL che in piazza ci ha invitati a stare vicino a lui per tutelare la nostra presenza. Sicuramente procederò con una denuncia nei confronti dell’uomo che mi ha messo le mani addosso e ha provato a sferrarmi un pugno confidando che le autorità possano identificarlo dai numerosi video”, ha detto Soldo.

25 aprile, le celebrazioni a Palermo

Migliaia di persone in corteo a Palermo per celebrare la Liberazione del 25 aprile. La marcia è partita dalla via Libertà a conclusione della cerimonia istituzionale che si è svolta nel giardino Inglese, intitolato al presidente della Regione Piersanti Mattarella assassinato nel 1980, dove sono state deposte corone d’alloro e fiori nel cippo dedicato a Pompeo Colajanni, il comandante Barbato, e nella lapide dei caduti di Cefalonia dopo gli interventi del sindaco di Palermo Roberto Lagalla, contestato al grido ‘vergogna’ e ‘dimettiti’, e del presidente dell’Anpi di Palermo Ottavio Terranova.

In testa al corteo una gigantografia della carta costituzionale e a seguire lo striscione della Cgil. Tra i manifestanti tante famiglie con bambini, i rappresentanti dell’Anpi, collettivi, associazioni, movimenti. In mezzo un bandierone della Palestina di circa 20 metri. Dedicati alla liberazione di Gaza e dei territori palestinesi i tanti cori dei manifestanti diretti verso piazza Massimo per il comizio finale. Ampio lo spiegamento di agenti della Digos, poliziotti e carabinieri alla cerimonia istituzionale e al corteo pacifico.

La situazione a Trieste

Con una cerimonia nel cortile interno del Monumento nazionale della Risiera di San Sabba, unico lager nazista con forno crematorio sul territorio nazionale, Trieste ha celebrato l’81/o anniversario della Liberazione. Quest’anno ricorrono anche i 50 anni dal processo per i crimini commessi nella Risiera che si celebrò nell’Aula della Corte di Assise del Palazzo di Giustizia di Trieste dal 16 febbraio al 29 aprile 1976.

La cerimonia è cominciata con la deposizione di una corona d’alloro nel cortile interno. Ad accompagnare la corona, il sindaco Roberto Dipiazza, il prefetto di Trieste, Giuseppe Petronzi, l’assessore regionale Sebastiano Callari e il comandante del Comando militare Esercito Fvg, colonnello Claudio Romano.

A seguire sono state deposte corone e omaggi floreali da parte dei sindaci dei Comuni della provincia di Trieste, del Comune di Sezana (Slovenia) e dei rappresentanti dei gruppi e delle associazioni. Presenti il picchetto del secondo reggimento Piemonte Cavalleria di Opicina, autorità militari, civili e religiose; e ancora i rappresentanti e i labari di vari gruppi ed enti. Assente il rabbino capo di Trieste, Alexander Meloni, nel rispetto dello Shabbat.

“Il mondo attraversa una fase complessa e delicata – ha detto il sindaco Dipiazza nel suo intervento – guerre e conflitti continuano a insanguinare diverse aree del pianeta. Accanto a tutto questo, emergono segnali che non possiamo sottovalutare: il riemergere di nazionalismi esasperati, la diffusione di linguaggi d’odio, il rischio di un progressivo indebolimento delle istituzioni democratiche. Di fronte a questo scenario, il messaggio del 25 aprile assume una forza straordinaria. Ci ricorda che la pace non è mai garantita una volta per tutte. Che la democrazia è fragile se non viene difesa ogni giorno. Che la libertà richiede impegno, partecipazione, responsabilità. Non basta celebrare la Liberazione. Dobbiamo esserne degni”.

“Da questo luogo – ha concluso – così carico di memoria, deve partire un messaggio chiaro e forte: mai più odio, mai più persecuzioni, mai più violenza organizzata contro esseri umani. Mai più”. 

Alle 12 è invece prevista la partenza di un corteo antifascista, promosso da Trieste Antifascista e da Global Sumud Italia Fvg, con ritrovo tra le vie Miani e Puschi, poco distante dalla Risiera. Gli organizzatori del corteo intendono “riportare al centro il significato attuale della Resistenza in un contesto segnato da guerra, crescente repressione e restringimento degli spazi di partecipazione”.

Sindaco contestato a Bologna

Bologna, celebrazioni per il 25 aprile a piazza del Nettuno. “Abbiamo fatto tanto per la pace in Europa e nel nostro Paese, oggi festeggiamo la Liberazione dell’Italia”, ha detto il sindaco Matteo. “C’è chi chiede di archiviare l’antifascismo – ha aggiunto – ma oggi, in questa piazza, insieme a migliaia di cittadini, ribadiamo il contrario, proprio di fronte a questo sacrario che onoriamo”. Il sindaco ha sottolineato il valore unitario della ricorrenza: “Vogliamo che sia un 25 aprile di grande unità nazionale, anche se qualcuno non lo vuole”.
 Infine, il richiamo al capo dello Stato: “Seguiamo l’esempio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ci ha ricordato l’importanza della pace, dell’inno nazionale e del non chinare la testa di fronte alle oligarchie e ai nuovi nazionalismi”.

Lepore è stato contestato da un gruppo di attivisti pro Palestina, nel corso del suo intervento. Al grido di ‘Palestina Libera’ un gruppo di una cinquantina di persone è entrato in piazza con bandiere della Palestina, cartelli e kefiah. Gli attivisti hanno più volte cercato di sovrastare la voce del sindaco con slogan e richieste di prendere le distanze dal conflitto in Medio Oriente.

Contestato anche il governo di Israele con parole come: “Sono tutti assassini” e il presidente Benjamin Netanyahu, definito “un torturatore” dai manifestanti. Il sindaco è stato invece applaudito quando ha preso posizione contro il governo israeliano e le politiche del governo Meloni.

La cerimonia a Bari

Bari, cerimonia al Sacrario militare dei Caduti d’Oltremare. “La Resistenza non è finita nel 1945. Ha cambiato forma e chiede, ancora, responsabilità”, ha detto il sindaco Vito Leccese. “Bari – ha ricordato Leccese – fu non solo il porto logistico ma il laboratorio politico dove il dissenso si trasformò in progetto di Stato. È da questa consapevolezza, da questo primato morale e civile, che dobbiamo partire. Perché non è mai stato comodo il 25 aprile. Non lo è stato nel 1945, quando scegliere significava esporsi e rischiare di perdere tutto. Non lo è neanche oggi, in un tempo in cui la politica spesso preferisce le sfumature alle scelte e le mezze parole alla responsabilità. Invece dobbiamo dirlo con chiarezza e, soprattutto, a testa alta: questa è la Festa della Liberazione, non della Libertà”.

“C’è chi ancora oggi prova a raccontare la Resistenza come una storia divisiva. La Resistenza invece – ha detto il sindaco – appartiene a tutti gli antifascisti e, perciò stesso, alla storia di un intero Paese”. “Proprio oggi, – ha concluso – mentre discutiamo di equilibri istituzionali, di riforme, di assetti del potere, il 25 aprile torna a parlarci con una forza se possibile maggiore, ricordandoci che la lotta di Resistenza ha sconfitto un’idea di Stato che non accettava limiti e che non tollerava il dissenso. Siamo qui per questo. Per dire grazie a chi si è battuto e per dire che quella storia continua: ogni volta che scegliamo di non voltarci dall’altra parte”.