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Gb: il Labour corregge Corbyn sull'inno, in futuro lo canterà

Un portavoce del Partito laburista ha assicurato che il neo-leader Jeremy Corbyn canterà l'inno nazionale nelle sue prossime uscite ufficiali. La promessa, fatta in via ufficiosa e anonima alla Bbc, è arrivata dopo la bufera scatenata dal 66enne esponente della sinistra Labour di simpatie repubblicane che non aveva intonato "God save the Queen" alla commemorazione dei morti della Battaglia d'Inghilterra, quando 75 anni fa la Germania di Hitler lancio' un'offensiva aerea su Londra e la Gran Bretagna.

Lo stesso Corbyn, pero', incurante dei titoli al vetriolo dei tabloid sull'"offesa" alla regina consumata nella cattedrale di St. Paul's, ha sottolineato di aver osservato "un rispettoso silenzio" durante l'esecuzione dell'inno e non si e' sbilanciato su come si regolera' in futuro. "Saro' presente a molti eventi e vi parteciperò in pieno, non vedo un problema in questo", ha affermato il nuovo numero uno del Labour che da quando è diventato segretario ha incassato un personale successo con un vertiginoso aumento delle tessere del suo partito (+30 mila iscrizioni).

Intanto, il neo-leader dei laburisti britannici, Jeremy Corbyn, ha rotto con la tradizione nel suo primo Question Time alla Camera dei Comuni, ponendo al premier britannico, David Cameron, una serie di domande che gli erano "arrivate dalla gente". Prima del confronto-scontro, che ha toccato tanti temi dell'attualita' britannica e internazionale, migranti compresi, il leader dei Tory e inquilino di Downing Street si è congratulato con Corbyn per la "clamorosa vittoria" alle primarie del partito laburista. Dal canto suo, il 66enne parlamentare di Islington paladino della sinistra Gb ha chiesto "per il futuro" un Question Time "meno teatrale e piu' basato sui contenuti", con Cameron che lo ha ringraziato per la sollecitazione.

Il nuovo leader laburista ha spiegato di aver ricevuto 40mila mail con le domande che il suo elettorato avrebbe voluto porre ai conservatori al governo. Tra le prime questioni sollevate da Corbyn c'è stata la crisi abitativa dei britannici, spremuti fra affitti altissimi e mutui spesso inavvicinabili. Il premier ha replicato ricordando che nel precedente mandato, conclusosi a maggio di quest'anno, i Tory hanno fornito 260mila abitazioni a prezzo calmierato. "Ma riconosco che ancora molto va fatto", ha ammesso Cameron.

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