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Esteri
Germania, Merkel verso le dimissioni. Afd al 13%, crollo della Cdu


L'affermazione di Frauke Petry e della sua Alternative für Deutschland alle elezioni in tre Land tedeschi di domenica scorsa non è stata una fiammata isolata. Tutt'altro. Il volto politico della Germania sta cambiando radicalmente. Un sondaggio realizzato mercoledì 16 marzo dall'istituto demoscopico INSA rivela che a livello nazionale, se si votasse per il Bundestag domenica prossima, la Cdu-Csu di Angela Merkel è crollata al minimo storico del 32%, quasi 10 punti in meno rispetto al risultato delle elezioni legislative del 2013 (41,5%).

Negativi anche i dati per i socialdemocratici dell'Spd, partner della Merkel nel governo di Grande Coalizione, che sono precipitati al 22% rispetto al 25,7% di tre anni fa. AfD si conferma il terzo partito anche a livello nazionale con un balzo clamoroso al 13%, massimo storico da quando la formazione di destra è scesa ufficialmente in campo. Discreti i numeri per i Verdi e per la sinistra radicale della Linke, entrambi all'11% ma comunque dietro AfD. I liberali dell'Fdp confermano la loro ripresa evidenziatasi già domenica scorsa e si attestano al 6,5% rispetto al 4,8 del 2013 (ora infatti sono fuori dal Parlamento federale).

In Germania sono giorni che ci si interroga sui motivi dell'affermazione di Alternative für Deutschland e, spiegano gli analisti, il successo non è legato soltanto all'emergenza migranti-profughi. Dietro l'avanzata della destra tedesca c'è anche una profonda rabbia della pancia di molti ex elettori della Merkel per quest'Unione europea e per le ultime decisioni della Bce di Mario Draghi, considerata troppo impegnata e protesa a difendere i paesi del Mediterraneo mettendo in difficoltà imprese, cittadini e banche regionali tedesche con rendimenti e interessi negativi.

La forza di Afd è soprattutto all'Est, nell'ex Germania comunista (Ddr), dove molti 'ossis' (termine con il quale vengono definiti i cittadini orientali) sono maggiormente furiosi per l'arrivo di profughi e, allo stesso tempo, sentono di più gli effetti della crisi economica. A Berlino, ad esempio, Afd sarebbe addirittura intorno al 20%, seconda forza politica della capitale. La Merkel, dopo il voto, ha affermato che non cambierà linea sull'accoglienza ai migranti, ma all'interno della Cdu, e soprattutto della bavarese Csu, in molti stanno pensando di sfiduciare la Cancelliera per evitare il rischio tracollo elettorale alle elezioni per il Bundestag previste nel settembre del 2017.

A Berlino si parla insistemente di un tentativo di spingere per le dimissioni della Merkel, progetto al quale starebbe lavorando Wolfgang Schaeuble (il falco ministro delle Finanze), già prima dell'estate per poi votare a settembre (un anno prima della scadenza naturale) con un candidato e un programma più di destra cercando di recuperare voti andati all'Afd. Ursula von der Leyen, attuale ministro della Difesa del governo federale e storico esponente della Cdu, potrebbe essere il nuovo volto dei cristiano-democratici post-Merkel.

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