“L’Iran ha ancora droni e missili per colpire: la guerra lampo è un miraggio”, parla il Generale Chiapperini
L’attacco all’Iran non si ferma e il Medio Oriente brucia. Mentre i missili colpiscono i centri strategici, il mondo si chiede se la “guerra lampo” promessa da Donald Trump sia davvero possibile o se siamo solo all’inizio di un lungo conflitto. Ma quanto rischia l’Europa con lo Stretto di Hormuz bloccato e l’Italia pronta a schierare i suoi assetti difensivi nel Golfo?
A fare chiarezza è Luigi Chiapperini — Generale di Corpo d’Armata dei Lagunari in quiescenza e analista del Centro Studi dell’Esercito, già al comando delle missioni in Libano e Afghanistan — che ad Affaritaliani ha spiegato i rischi reali di questo conflitto: “Dire che l’esercito iraniano è annientato è prematuro. Teheran ha ancora capacità operative importanti e, senza truppe sul terreno, è molto difficile stabilire quando finirà davvero. Il rischio è che i tempi si allunghino molto più di quanto ipotizzato”.
Generale, Trump dichiara che l’esercito iraniano è “annientato” e l’operazione si chiuderà in un mese. È realistico o rischiamo un conflitto di anni?
“Le dichiarazioni di Trump spesso hanno lo scopo di rassicurare l’opinione pubblica statunitense. Non c’è dubbio che i vertici iraniani siano stati indeboliti e il potenziale bellico ridotto, ma l’esercito regolare, i pasdaran e la flotta di droni mantengono capacità residue importanti: non si può usare la parola ‘annientati’.
La stessa tempistica di Trump presuppone un lasso di tempo più lungo per il completo annientamento. Difficile dire quando finirà: pesano la scorta di munizioni e gli obiettivi finali di USA e Israele, che non conosciamo appieno. Sono ben pochi nella storia gli esempi di campagne aeree risolutive; quasi sempre occorre una componente terrestre che al momento non c’è. Tutto questo necessita di tempo, arduo da calcolare date le innumerevoli incognite”.
Dopo la chiusura di Hormuz e il blocco del petrolio, qual è il rischio per i nostri asset militari e per la sicurezza energetica europea?
“Nuovi colpi di testa di Teheran per aumentare il caos sono da mettere in conto: il potenziamento delle difese, anche dove operano i nostri contingenti, è assolutamente necessario. Contro i missili iraniani si registra il 95% di abbattimenti, ma la percentuale cala per i Paesi del Golfo che non hanno sistemi sufficienti e hanno chiesto aiuto anche all’Italia.
Su Hormuz, sarebbe un errore pensare che la neutralizzazione della marina iraniana annulli i rischi: sommergibili e droni possono ancora interdire i traffici. Lato energia, in Italia abbiamo scorte sufficienti per i prossimi mesi e pipeline alternative. Il vero problema saranno i prezzi al consumo, che aumenteranno per motivi speculativi”.
Trump vuole smantellare il nucleare iraniano, ma siti come Fordow sono scavati nelle montagne. Si possono neutralizzare davvero?
“È proprio questo uno dei motivi che possono aver spinto all’attacco. L’Iran avrebbe continuato a allestire nuovi impianti sotterranei sempre più protetti. L’AIEA aveva accertato un accumulo di uranio arricchito al 60%, con un aumento superiore al 50% rispetto all’inizio del 2025. È fuor di dubbio che quelle percentuali elevate non trovino alcun utilizzo nell’industria civile; la preoccupazione è che il programma sia orientato alla costruzione di un ordigno”.
L’asse Meloni-Macron e l’allerta NATO spingono l’Italia a inviare mezzi nel Golfo e a Cipro. Serve a bilanciare Trump o rischiamo l’escalation in Libano?
“L’invio di assetti non serve a bilanciare l’assertività statunitense, bensì a proteggere i Paesi che hanno chiesto aiuto e a garantire la sicurezza dei nostri contingenti in Kuwait e Iraq. Non si tratta di escalation, ma di ridurre i rischi. Non gestirli rimanendo passivi risulterebbe ancora più pericoloso, anche per i nostri militari di UNIFIL in Libano”.
Quale scenario ritiene oggi più probabile: il collasso del regime, una guerra regionale ampia o un negoziato?
“Nessuno ha la sfera di cristallo. La Russia considerava la sottomissione dell’Ucraina questione di pochi giorni e dopo 4 anni è ancora impantanata. Bisognerà attendere per capire gli sviluppi. La mia speranza è che Teheran abbandoni il progetto nucleare, che rappresenterebbe una minaccia esistenziale anche per noi, che gli iraniani trovino finalmente la libertà che meritano guidati da leader scelti da loro stessi e non da un fantomatico ‘Consiglio degli esperti’ e che nel Medio Oriente si arrivi finalmente a una vera pace come quella faticosamente raggiunta con i Paesi della galassia sunnita”.

