Punti chiave
- Iran, i Pasdaran: "evacuare le aree vicine a fabbriche con interessi Usa"
- Media, Parigi propone il riconoscimento di Israele da parte del Libano
- Kuwait, droni colpiscono l’aeroporto internazionale: danneggiato il radar
- Trump: "I paesi che ricevono petrolio attraverso Hormuz devono occuparsene"
- Erdogan: "Cerchiamo una via d’uscita a questo inferno"
- Media, Netanyahu chiede un colloquio con Zelensky sui droni iraniani
- Kuwait, due droni colpiscono un obiettivo vicino a una base Usa: feriti tre militari locali
- Araghchi minaccia gli Usa: "Colpiremo aziende americane se attaccano le nostre infrastrutture energetiche"
- Araghchi: "Hormuz chiuso solo alle navi dei nemici e dei loro alleati"
- Media, colloqui diretti tra Israele e Libano nei prossimi giorni
I guardiani della rivoluzione iraniana hanno invitato i civili ad allontanarsi dalle zone vicine a fabbriche della regione in cui sarebbero presenti interessi statunitensi. In una nota, i pasdaran sostengono che nelle ultime 48 ore Stati Uniti e Israele avrebbero colpito fabbriche civili in Iran, provocando la morte di diversi operai. “Le persone che vivono vicino a stabilimenti industriali in cui gli americani detengono quote sono invitate a lasciare l’area”, si legge nella nota, che annuncia possibili rappresaglie.
Il governo francese avrebbe elaborato una proposta per mettere fine alla guerra in Libano che comprende anche un passaggio senza precedenti: il riconoscimento di Israele da parte di Beirut. Lo hanno riferito tre fonti a conoscenza del dossier alla tv israeliana Channel 12.
Secondo la proposta di Parigi, Israele e Libano avvierebbero negoziati con il sostegno di Stati Uniti e Francia per arrivare a una “dichiarazione politica” da concordare entro un mese, nella quale il governo libanese si impegnerebbe a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale di Israele.
Droni hanno colpito l’aeroporto internazionale del Kuwait. Secondo quanto comunicato dall’Autorità per l’aviazione civile kuwaitiana, l’attacco ha danneggiato il sistema radar dello scalo.
“Gli Stati Uniti d’America hanno sconfitto e completamente decimato l’Iran, sia militarmente, sia economicamente, e in ogni altro modo, ma i Paesi del mondo che ricevono petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz devono occuparsi di quel passaggio, e noi aiuteremo molto”. Lo ha scritto su Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
“Gli Stati Uniti coordineranno inoltre con quei Paesi affinché tutto proceda rapidamente, senza intoppi e con successo. Questo avrebbe sempre dovuto essere uno sforzo di squadra, e ora lo sarà, porterà il mondo insieme verso armonia, sicurezza e pace duratura”, ha aggiunto.
“Cerchiamo una via d’uscita al conflitto”. È la linea ribadita dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan questa sera in occasione della giornata mondiale dei lavoratori del settore medico, durante la quale ha ricordato “i 1,700 operatori sanitari uccisi a Gaza”.
Il leader turco ha accusato apertamente Israele di “colpire scuole e ospedali sia in Iran che in Libano” e ha assicurato che “la Turchia e’ in testa a coloro che cercano una via d’uscita a questo inferno e difendono il rispetto dei diritti umani”.
Due droni iraniani hanno colpito un obiettivo militare in Kuwait che ospita anche personale americano. Lo ha reso noto il ministero della Difesa kuwaitiano, precisando che l’attacco ha causato danni e il ferimento di tre militari kuwaitiani. “Tre membri delle forze armate hanno riportato ferite leggere”, ha dichiarato il portavoce della base Ahmed Al-Jaber, il colonnello Saud Al-Atwan. La struttura si trova vicino a Camp Arifjan, una delle principali basi statunitensi nella regione.
L’Iran colpirà le strutture di aziende americane in Medio Oriente se verranno prese di mira le infrastrutture energetiche iraniane. È l’avvertimento lanciato dal ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi. “L’Iran risponderà a qualsiasi attacco contro le sue strutture energetiche – ha messo in guardia dopo gli attacchi americani a siti militari sull’isola di Kharg – Se le installazioni iraniane venissero prese di mira, le nostre forze colpiranno le installazioni delle aziende americane nella regione o delle aziende in cui gli Stati Uniti detengono quote”.
Lo Stretto di Hormuz è chiuso solo “per le petroliere le navi dei nemici e dei loro alleati”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, citato da Al Arabiya.
Rappresentanti israeliani e libanesi dovrebbero incontrarsi nei prossimi giorni per una serie di colloqui diretti. Lo riporta Haaretz citando due fonti a conoscenza della vicenda. Secondo una delle fonti, l’ex ministro Ron Dermer, al quale il premier Benjamin Netanyahu ha affidato il “portafoglio Libano”, dovrebbe guidare i negoziati per Israele con i rappresentanti libanesi. La stessa fonte ha aggiunto che nell’iniziativa sarebbero coinvolti anche gli Stati Uniti, con Jared Kushner, genero del presidente Donald Trump, per conto di Washington.
Una seconda fonte ha riferito che i colloqui potrebbero tenersi a Cipro o a Parigi, con l’isola al momento considerata la sede più probabile.
Le forze di difesa israeliane hanno annunciato di aver ucciso questa settimana, in un attacco condotto in Libano, un altro comandante del corpo dei guardiani della rivoluzione islamica. Il raid, avvenuto mercoledì, ha ucciso Hisham Abd al-Karim Yassin, indicato dall’Idf come un “comandante chiave” nell’unità di comunicazioni di Hezbollah e nel corpo palestinese della forza quds, il braccio operativo all’estero dei pasdaran. Secondo l’esercito israeliano, l’unità di comunicazioni è responsabile del “mantenimento della continuità delle comunicazioni” all’interno di Hezbollah e supervisiona “lo sviluppo, la manutenzione e l’utilizzo”.
Il missile balistico lanciato poche ore fa dall’Iran contro la città israeliana di Eilat, intercettato e abbattuto dalle difese aeree israeliane, potrebbe essere stato dotato di una testata a frammentazione. Lo riferiscono i media israeliani, secondo cui in città sono stati individuati dieci punti d’impatto. A causa della caduta dei detriti, un ragazzo di 12 anni è rimasto gravemente ferito, mentre un’altra persona ha riportato lesioni lievi. Secondo Ynet, i due si trovavano probabilmente all’aperto e non avevano raggiunto un riparo.
Esplosioni sono state avvertite a Gerusalemme e nella parte centrale di Israele dopo il lancio di missili balistici dall’Iran. Lo riferiscono i media locali.
Gli Emirati Arabi Uniti denunciano un nuovo attacco contro il loro consolato a Erbil, nel Kurdistan iracheno, che ha causato due feriti. In una nota, il ministero degli Esteri di Abu Dhabi ha espresso “la ferma condanna e denuncia il vile attacco terroristico condotto con un drone, che ha preso di mira il consolato generale degli Emirati Arabi Uniti nel Kurdistan iracheno per la seconda volta in una settimana, e che ha provocato il ferimento di due agenti della sicurezza e causato danni all’edificio del consolato”.
Reza Pahlavi, figlio in esilio dell’ultimo scià iraniano deposto nel 1979, ha dichiarato di essere pronto a guidare una transizione “non appena la Repubblica islamica cadrà”. In un messaggio diffuso sui suoi canali social, Pahlavi, che vive negli Stati Uniti, ha spiegato di aver già avviato la selezione, in Iran e all’estero, delle persone che potrebbero far parte di quello che definisce un “sistema di transizione”.
Pahlavi guida uno dei movimenti di opposizione iraniana in esilio e la sua visibilità è cresciuta negli ultimi mesi, anche dopo le proteste di gennaio contro il sistema clericale, durante le quali parte dei manifestanti ha invocato il ritorno della monarchia. Secondo quanto riferito, Saeed Ghasseminejad, senior adviser per l’Iran e l’economia finanziaria della Foundation for Defense of Democracies, avrebbe coordinato il processo di selezione dei membri di un eventuale organismo di transizione.
“Sono stati individuati e valutati individui competenti, sia all’interno che all’esterno del Paese, per guidare le varie sezioni del Sistema di transizione”, ha dichiarato. “Il Sistema di transizione, sotto la mia guida, sara’ pronto ad assumere il governo del Paese non appena la Repubblica islamica cadra’ e, nel piu’ breve tempo possibile, a instaurare ordine, sicurezza, liberta’ e le condizioni per la prosperita’ e la crescita dell’Iran”, ha aggiunto.
A febbraio si sono svolte manifestazioni pro-monarchia a Monaco e in diverse città del Nord America, ma Pahlavi non ha ottenuto un riconoscimento ufficiale da Donald Trump, che ha più volte espresso dubbi sulla sua capacità di guidare l’Iran.
Se i marines americani dovessero sbarcare sull’isola iraniana di Kharg, saranno catturati. Lo ha affermato il parlamentare iraniano ed ex ministro degli Esteri Manouchehr Mottaki. “Se hanno il coraggio di compiere un simile atto e di insediarsi su una parte del nostro territorio, perché non dovremmo andare in una parte del loro territorio – nelle loro basi della regione – ed effettuare lì un atterraggio con elicotteri e catturare le loro forze?”, ha dichiarato, secondo quanto riportato da Sky News
Gli Stati Uniti rivendicano il successo del raid della scorsa notte sull’isola iraniana di Kharg, assicurando di non aver colpito le infrastrutture petrolifere. In un post su X, il Comando centrale americano ha scritto: “Ieri sera, le forze statunitensi hanno condotto un attacco di precisione su vasta scala sull’isola di Kharg, in Iran. L’attacco ha distrutto depositi di mine navali, bunker per missili e numerosi altri siti militari. Le forze statunitensi hanno colpito con successo oltre 90 obiettivi militari iraniani sull’isola di Kharg, preservando al contempo le infrastrutture petrolifere”.
Secondo il Centcom, nell’attacco notturno sono stati distrutti depositi di mine navali, bunker missilistici e numerosi altri siti militari iraniani.
Il capo della marina dei pasdaran iraniani, l’ammiraglio Alireza Tangsiri, ha affermato che le forze navali di Teheran hanno lanciato “diverse ondate consecutive” di attacchi contro le forze statunitensi in tre basi militari della regione. Lo riportano i media iraniani. Le basi indicate sarebbero quella di al-Dhafra ad Abu Dhabi e quella di Sheikh Isa in Bahrein. Secondo Tangsiri, tra gli obiettivi colpiti figuravano sistemi radar Patriot, aerei e serbatoi di carburante per velivoli.
Il ministro israeliano della Difesa, Israel Katz, ha dichiarato che “la lotta contro l’Iran si sta intensificando e stiamo entrando nella fase decisiva che continuerà finché sarà necessario. Solo il popolo iraniano può porre fine a tutto questo attraverso una lotta determinata, fino al rovesciamento del regime terroristico”. Lo riferisce Ynet.
“Mi congratulo con il presidente Trump per il duro colpo inferto ieri sera dall’esercito Usa all’isola petrolifera iraniana: questa è la risposta appropriata ai campi minati nello Stretto di Hormuz e ai tentativi di ricatto del regime terroristico iraniano”, ha aggiunto Katz.
“Le operazioni di importazione ed esportazione, così come le attività delle aziende con sede sull’isola di Kharg, sono attualmente in corso”. Lo ha dichiarato Ehsan Jahaniyan, vice governatore della provincia di Bushehr, secondo quanto riportato da NourNews, organo di stampa vicino al Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano. Jahaniyan ha inoltre affermato che le attività quotidiane si sono svolte regolarmente, aggiungendo che gli attacchi non hanno provocato vittime.
eheran torna a usare toni durissimi con Washington sul destino dello Stretto di Hormuz dopo il raid statunitense sull’isola di Kharg. “Lo Stretto di Hormuz non si aprira’ e nessuna nave americana ha il diritto di entrare nel Golfo. La sicurezza sara’ garantita solo con il ritiro degli Stati Uniti dal Golfo”, ha dichiarato Mohsen Rezaei, membro del Consiglio iraniano per la Sicurezza degli interessi del regime.
“La guerra finira’ quando riceveremo tutti i nostri risarcimenti dagli Stati Uniti e quando avremo una piena garanzia per il nostro futuro, che non potra’ essere realizzata senza il ritiro degli Stati Uniti dal Golfo”, ha sottolineato Rezaei.
Le autorità del Qatar hanno annunciato di aver intercettato due missili, dopo aver disposto l’evacuazione di diverse aree strategiche di Doha. Nelle prime ore del mattino, i sistemi di difesa hanno abbattuto due proiettili sopra il centro della capitale, mentre i giornalisti dell’Afp hanno riferito di aver udito esplosioni in città. In precedenza il ministero dell’Interno aveva ordinato ai residenti di lasciare temporaneamente alcune zone considerate “chiave” come misura precauzionale, senza specificare quali. Secondo alcuni testimoni, tra le aree evacuate ci sarebbero parte del quartiere di Msheireb, che ospita uffici governativi e una sede di Google, e settori di Education City, dove si trovano i campus di sei università americane. Circa un’ora dopo, le autorità hanno reso noto di aver intercettato i missili.
Dopo l’attacco al porto di Al-Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, i pasdaran hanno dichiarato che si tratta di “obiettivi legittimi” dopo i raid statunitensi sulle isole iraniane. “Abbiamo il diritto legittimo di colpire le postazioni di lancio missilistico nemiche in alcune zone delle città degli Emirati Arabi Uniti. L’esercito statunitense ha preso di mira porti, banchine e bunker e ha effettuato attacchi missilistici contro le isole iraniane di Abu Musa e Kharg”, si legge in una dichiarazione ripresa dai media statali iraniani dopo l’attacco americano all’isola petrolifera di Kharg, nel Golfo Persico, attraverso cui transita il 90% del petrolio esportato dall’Iran.
Fumo nero nel porto emiratino di Fujairah, già colpito da un drone, dopo che le forze armate iraniane hanno avvertito di considerare i porti degli Emirati obiettivi legittimi, in quella che appare come una rappresaglia per gli attacchi americani sull’isola di Kharg, invitando la popolazione ad allontanarsi. “Informiamo i dirigenti emiratini che la Repubblica Islamica dell’Iran considera suo diritto legittimo difendere la sua sovranità nazionale e il suo territorio colpendo i missili nemici americani situati nei porti, nei moli e nei nascondigli dell’esercito americano negli Emirati”, ha dichiarato in un comunicato il centro di comando congiunto Khatam al-Anbiya.
Intanto l’Afp riferisce di dense colonne di fumo nei pressi del terminal di Fujairah, grande impianto onshore per lo stoccaggio del petrolio, dopo che le autorità avevano annunciato la sospensione di alcune operazioni di carico in seguito a un attacco con drone e a un incendio.
Le forze armate israeliane hanno colpito il ponte Al-Khardali, che collega Nabatiye e Marjeyoun, nel sud del Libano. Lo ha riferito l’agenzia di stampa libanese Nna. Si tratta della seconda infrastruttura civile presa di mira in 24 ore, dopo che ieri un raid dell’Idf aveva distrutto il ponte Zrarieh, sostenendo che fosse utilizzato da Hezbollah per il trasferimento di combattenti. Il ministro della Difesa Israel Katz aveva minacciato nuovi attacchi e ulteriori danni finché il governo di Beirut non avesse disarmato il gruppo sciita filo-Teheran.
La polizia iraniana ha arrestato 54 sostenitori di Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià, che dall’esilio si è detto disponibile a guidare la transizione nel Paese. Lo riferisce l’agenzia di stampa statale Fars, citata da Times of Israel, secondo cui i fermati “stavano presumibilmente pianificando rivolte nel Paese”. Nel corso delle operazioni altri 11 appartenenti a quella che viene definita la “fazione monarchica” sarebbero stati “neutralizzati”, mentre due persone sono state arrestate con l’accusa di spionaggio per conto di Israele e degli Stati Uniti e di aver fotografato “siti importanti”.
Un portavoce di Khatam al-Anbiya, il comando centrale unificato delle Forze Armate iraniane, commentando l’avvertimento di Donald Trump su possibili attacchi alle infrastrutture petrolifere iraniane sull’isola di Kharg, ha affermato che “in caso di attacco alle infrastrutture petrolifere, economiche ed energetiche della Repubblica Islamica dell’Iran, come avevamo già preannunciato, tutte le infrastrutture petrolifere, economiche ed energetiche appartenenti a compagnie petrolifere in tutta la regione che hanno partecipazioni americane o collaborano con gli Stati Uniti saranno immediatamente distrutte e ridotte in cenere”. Lo riportano i media di Teheran.
“L’iran aveva piani per conquistare l’intero medio oriente e annientare completamente israele. proprio come l’iran stesso, quei piani sono ora morti!”. è il messaggio pubblicato su truth dal presidente degli stati uniti Donald Trump.
Almeno sei persone sarebbero morte in un attacco condotto congiuntamente da Stati Uniti e Israele contro un edificio residenziale nell’ovest dell’Iran. Lo riferisce l’agenzia Fars, che cita fonti locali. Il raid, secondo quanto riportato, sarebbe avvenuto questa mattina nella città di Eyvan, nella provincia di Ilam. “Sei membri di una famiglia che viveva nell’edificio, tra cui un neonato di sei mesi, sono stati uccisi”, ha scritto l’agenzia.
Durante gli attacchi statunitensi contro l’isola iraniana di Kharg sarebbero state registrate circa 15 esplosioni e dense colonne di fumo, ma senza danni alle infrastrutture petrolifere. Lo riferisce l’agenzia Fars, vicina al Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica. In precedenza il presidente statunitense Donald Trump aveva sostenuto che tutte le strutture militari di Kharg fossero state colpite. Secondo Fars, il nemico avrebbe tentato di attaccare i sistemi di difesa dell’esercito, il porto di Joshan, la torre dell’aeroporto e la base degli elicotteri, ma nessun sito petrolifero sarebbe stato danneggiato, grazie alla protezione garantita dai sistemi difensivi iraniani sull’isola.
L’ambasciata degli Stati Uniti in Iraq non ha risposto nell’immediato a una richiesta di commento sull’accaduto. L’attacco segnalato contro la sede diplomatica americana a Baghdad, il secondo dall’inizio dei raid statunitensi e israeliani contro l’Iran alla fine di febbraio, è avvenuto poco dopo altri due attacchi condotti nella capitale irachena contro Kataeb Hezbollah, potente gruppo filo-iraniano. In quei raid sono stati uccisi due membri dell’organizzazione, tra cui un “elemento chiave”, secondo fonti della sicurezza.
Israele starebbe valutando una forte espansione dell’operazione di terra in Libano, con l’obiettivo di assumere il controllo dell’area a sud del fiume Litani e smantellare l’infrastruttura militare di Hezbollah. Lo riportano Axios e funzionari israeliani e statunitensi citati dal sito. Se venisse confermata, si tratterebbe della più ampia invasione di terra israeliana in Libano dalla guerra del 2006, con il rischio di trascinare il Paese ancora più al centro dell’escalation regionale legata al conflitto con l’Iran.
“Faremo ciò che abbiamo fatto a Gaza”, ha dichiarato un alto funzionario israeliano, riferendosi alla distruzione di edifici che Israele sostiene siano utilizzati da Hezbollah per immagazzinare armi e lanciare attacchi. Un’operazione di queste dimensioni potrebbe anche tradursi in una presenza militare israeliana prolungata nel sud del Libano. Secondo fonti diplomatiche, il governo libanese teme che questa nuova fase della guerra possa infliggere ulteriori devastazioni a un Paese già provato da una pesante crisi economica e politica.
In base alle fonti citate, l’amministrazione Trump appoggerebbe una vasta operazione israeliana finalizzata al disarmo di Hezbollah, cercando però allo stesso tempo di limitare i danni allo Stato libanese. L’obiettivo che orienterebbe la linea americana sarebbe quello di favorire negoziati diretti tra Israele e Libano su un’intesa successiva alla guerra. Fino a pochi giorni fa, il governo Netanyahu avrebbe tentato di contenere l’escalation sul fronte libanese per concentrarsi sull’Iran. Il quadro sarebbe però cambiato mercoledì, quando Hezbollah ha lanciato oltre 200 missili contro Israele in un attacco coordinato con Teheran, che ha a sua volta sparato decine di vettori.
“Prima di questo attacco eravamo pronti a un cessate il fuoco in Libano, ma dopo non c’è più modo di evitare un’operazione su larga scala”, ha affermato un alto funzionario israeliano.
Dall’inizio del conflitto con l’Iran, le Forze di difesa israeliane mantengono tre divisioni corazzate e di fanteria lungo il confine con il Libano e, nelle ultime due settimane, alcune unità hanno effettuato incursioni limitate oltrefrontiera. Ieri l’esercito israeliano ha annunciato l’invio di rinforzi e la mobilitazione di altri riservisti in vista di un ampliamento dell’offensiva. L’obiettivo, secondo funzionari israeliani, sarebbe quello di occupare porzioni di territorio nel sud del Libano, spingere Hezbollah più a nord e distruggere postazioni militari e depositi di armi presenti nei villaggi dell’area.
Secondo il ministero della Cultura iraniano, dall’inizio della guerra almeno 56 siti culturali del Paese, tra cui musei e monumenti storici, hanno riportato “gravi danni strutturali” in seguito agli attacchi statunitensi e israeliani. In una nota diffusa dall’agenzia Isna e ripresa da Al Jazeera, il ministero ha precisato che la provincia di Teheran è quella più colpita, con 19 monumenti danneggiati.
Turchia, Oman ed Egitto sono in prima linea in un’iniziativa diplomatica per cercare di fermare la guerra con l’Iran. Lo riferisce Haaretz, citando una fonte regionale. In base a quanto emerso, sarebbero in corso tentativi di mediazione con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e, “in una certa misura”, anche con Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano. La stessa fonte ha spiegato che i rappresentanti dei Paesi coinvolti sono in contatto anche con funzionari statunitensi, pur precisando di non sapere se vi siano interlocuzioni dirette con Israele. Secondo quanto riportato, gli Stati del Golfo sarebbero “uniti” nella loro posizione sul conflitto e convinti che la guerra “non serva i loro interessi”.
Nella notte tra venerdì e sabato l’Iran ha lanciato missili balistici contro Israele, facendo scattare le sirene d’allarme in diverse zone del Paese, secondo quanto riferito dalle autorità israeliane e riportato dai media locali. L’esercito israeliano ha inoltre diramato un’allerta per possibili attacchi con droni in alcune comunità vicine al confine con il Libano, dove Israele è impegnato nei combattimenti contro Hezbollah, il gruppo armato sostenuto da Teheran, e starebbe preparando una significativa estensione dell’operazione di terra. Dall’inizio della guerra con l’Iran, in Israele si contano almeno 12 morti.

