Così Putin vuole avvicinare Trump alla Russia: dollaro, materie prime e... Il piano segreto - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 15:21

Così Putin vuole avvicinare Trump alla Russia: dollaro, materie prime e... Il piano segreto

L’accordo, pur basandosi al momento solo su documenti non ufficiali, potrebbe destare forte preoccupazione in Europa

di Riccardo Maria

Prove di pace tra Russia e Stati Uniti: il Cremlino cerca l’appoggio di Washington mentre Rubio salta la riunione con i leader europei sull’Ucraina

Dal nostro inviato a Washington - In un sistema globale sempre più polarizzato, in cui Stati Uniti e Cina appaiono come le uniche due superpotenze realmente temibili, la Russia sembra voler sviluppare una nuova relazione preferenziale con Washington. A suggerirlo è un piano pubblicato in esclusiva dall’agenzia di stampa "Bloomberg", che sarebbe stato redatto da alti funzionari di Mosca.

Il Cremlino, infatti, sembrerebbe aver perso nel panorama internazionale quel valore da superpotenza che lo aveva caratterizzato per decenni. Dopo quasi quattro anni di conflitto in Ucraina, di cui a breve ricorrerà l’anniversario, le stime di quotidiani e centri di ricerca parlano in larga parte di oltre un milione di morti tra le fila russe, un numero nettamente superiore rispetto alle vittime ucraine, stimate in circa 600 mila dal "Center for Strategic and International Studies", nonostante un esercito più numeroso e il supporto finanziario della Cina e militare della Corea del Nord.

In questo contesto, secondo fonti stampa, funzionari del Cremlino avrebbero sviluppato un programma articolato, pronto per essere presentato agli Stati Uniti, che culminerebbe in un’offerta potenzialmente difficile da rifiutare per la Casa Bianca: il ritorno della Russia nel sistema di regolamento delle transazioni in dollari.

L’accordo, tuttavia, sarebbe molto più ampio e, pur basandosi al momento solo su documenti non ufficiali, potrebbe destare forte preoccupazione in Europa, soprattutto alla luce di una presidenza Trump sempre meno prevedibile in politica estera. Lo dimostrano la questione della Groenlandia, la storica frizione con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e, più recentemente, la presunta assenza del segretario di Stato Marco Rubio a una riunione con gli omologhi europei sull’Ucraina, come riportato dal "Financial Times".

Il piano russo si articolerebbe in sette punti, ciascuno dei quali riflette una chiara volontà di ristabilire o creare nuovi rapporti commerciali, difensivi ed energetici tra Russia e Stati Uniti. Il primo punto prevede la conclusione di contratti aeronautici di lungo periodo per modernizzare la flotta russa, includendo una possibile partecipazione statunitense nella produzione.

Seguirebbe un secondo punto dedicato alla creazione di joint venture nel settore del petrolio e del gas naturale liquefatto, comprese le riserve offshore più complesse, che “consentano alle aziende americane di recuperare le perdite passate”, si legge nel documento, in un passaggio sorprendentemente esplicito e quasi eccessivamente conciliante da parte di Mosca.

Il terzo punto farebbe riferimento a condizioni preferenziali per le aziende statunitensi nel mercato russo, una mossa difficilmente immaginabile fino a poco tempo fa e che segnerebbe un vero scongelamento dei rapporti tra Mosca e Washington. Il quarto punto, invece, prevede l’avvio di una nuova cooperazione sull’energia nucleare, includendo anche l’intelligenza artificiale nel perimetro dell’intesa.

Il quinto punto è forse il più rilevante: il ritorno della Russia al sistema di regolamento in dollari, eventualmente esteso anche alle transazioni energetiche. Con il presidente Vladimir Putin sempre più orientato verso nuove forme di cooperazione e un dollaro indebolito dopo le pressioni di Trump sul presidente della Federal Reserve affinché continui a tagliare i tassi di interesse fino a “renderli i più bassi al mondo”, un ritorno russo al dollaro appare al tempo stesso improbabile e potenzialmente estremamente vantaggioso per la valuta statunitense, che tornerebbe così centrale nei mercati globali.

Gli ultimi punti del documento riguardano la cooperazione su materie prime, terre rare e combustibili fossili, con l’obiettivo dichiarato di promuovere i combustibili fossili come alternativa all’“ideologia climatica” e alle soluzioni a basse emissioni sostenute da Cina ed Europa.

Il sesto punto, in particolare, si concentra su materie prime critiche come litio, rame, nichel e platino, un tema di grande attualità dopo che, solo una settimana fa, Stati Uniti, Giappone, Unione Europea e altri partner hanno firmato accordi per rafforzare la cooperazione sulle terre rare in funzione anti-cinese. L’ultimo punto, dedicato alla contrapposizione all’ideologia climatica, sembra in parte già avviato dall’amministrazione Trump, che proprio ieri ha cancellato l’endangerment finding dell’ex presidente Barack Obama, il provvedimento che stabiliva la pericolosità dei gas serra per la salute pubblica.

Nel complesso, il piano appare poco probabile. Tuttavia, con Donald Trump alla Casa Bianca, sembra ormai chiaro che, nelle relazioni internazionali, nulla di ciò che in passato veniva considerato impossibile può più essere escluso a priori.