Stefanini (Ispi): “Siamo in una guerra regionale di ampia scala. Le decapitazioni di Israele non cambiano la linea dell’Iran”
“Certamente sì, quella di Israele è una strategia di ‘decapitazione‘ perseguita sistematicamente. Lo ha fatto con Hezbollah e con Hamas, nella convinzione che eliminare i vertici possa indurre un cambio di linea nella leadership”. Così Stefano Stefanini,ambasciatore, già consigliere diplomatico del Presidente Napolitano e oggi senior advisor dell’ISPI, delinea ad Affaritaliani i contorni di una crisi sempre più fuori controllo dopo l’uccisione di figure chiave del regime iraniano come Ali Mohammad Naeini ed Esmail Ahmadi.
Tuttavia, secondo l’ambasciatore, l’efficacia di questa tattica è dubbia: “In realtà non è successo né con Hamas né con Hezbollah; si può dubitare che l’eliminazione dei capi porti a un cambio di regime. Finora quello che abbiamo visto è il subentro di una generazione successiva che mantiene esattamente la stessa linea”, spiega l’esperto.
Sull’allargamento del conflitto a Paesi come Kuwait e Arabia Saudita, Stefanini è netto: “Siamo già nel corso di una guerra regionale di ampia scala. Paesi come Kuwait, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati non vogliono essere coinvolti, ma sono oggetto di attacchi iraniani ai quali rispondono, per ora, solo con azioni difensive”. Citando un paradosso storico, l’ambasciatore aggiunge: “Come diceva Trockij, si può non essere interessati alla guerra, ma è la guerra a essere interessata a te. L’Iran vuole mettere questi Paesi in difficoltà perché ospitano basi americane e sono considerati alleati degli Stati Uniti”.
Il riflesso più preoccupante riguarda però la sicurezza energetica globale: “Le conseguenze non pienamente previste da USA e Israele sono che l’Iran risponde colpendo il “tallone d’Achille” occidentale: le forniture petrolifere e gasifere del Golfo”, spiega Stefanini. “Siamo già in crisi energetica: la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz e gli attacchi alle infrastrutture in Qatar e Kuwait hanno ridotto il flusso mondiale di idrocarburi di circa un quinto. Tutto sta a vedere quanto durerà”.
Infine, sulle rassicurazioni di Donald Trump circa una rapida risoluzione del conflitto, l’ambasciatore invita alla cautela: “Trump ha detto che la guerra finirà presto, ma ha anche affermato che durerà quanto necessario; come su molti altri punti, ha detto una cosa e il suo contrario”.
Sulle prospettive temporali, la visione resta pessimista: “Al momento non c’è una fine in vista. L’Iran non è disposto a riaprire la navigazione a Hormuz e l’unico strumento che gli Stati Uniti considerano è l’ulteriore pressione militare. La guerra continua e probabilmente durerà ancora per settimane”.

