Iran, Schlein: “Il governo neghi subito le basi e agisca sul caro energia”
“Con Meloni siamo rimasti d’accordo che ci aggiorneremo per le vie brevi ogni volta che sarà necessario – spiega Schlein -. Penso che sia importante un canale di informazione costante con il governo in una situazione così drammatica. Ora mi aspetto che questo canale lo tengano aperto anche con Trump per dirgli di fermarsi”. Sulle accise, continua, “si devono sbrigare perché, mentre loro valutano, agli italiani questa guerra costa già 16 milioni e mezzo in più al giorno solo a titolo di rifornimenti di carburante. Un dato del Codacons. Io ho apprezzato l’apertura di Meloni sulla mia proposta di attivare le accise mobili”.
Il centrosinistra intanto si è diviso sulle risoluzioni in vista del consiglio europeo. “È più grave che si sia diviso il governo su Europa e Ucraina – sottolinea la segretaria dem -. Abbiamo presentato mozioni unitarie sulla nuova guerra in Medio Oriente, su Gaza e contro il board of peace. Quindi non si può dire che siamo sempre divisi sulla politica estera. Rimangono delle differenze, ma anche questa destra quando era il governo presentava sul consiglio europeo mozioni distinte”.
Il petrolio russo
Il fatto che gli Stati Uniti abbiano sbloccato il petrolio russo è “un errore drammatico: naturalmente Putin se ne avvantaggerà per continuare a finanziare la sua invasione criminale e l’Ucraina“. Lo afferma la segretaria del Pd Elly Schlein, in un’intervista al ‘Corriere della sera’. “Il Financial Times sottolinea che quello energetico è uno dei principali campi di battaglia del conflitto. Quindi è ovvio che di questo rincaro dei prezzi dell’energia si avvantaggiano innanzitutto Putin e Trump. Quelli che invece la pagano più cara sono gli italiani”, sostiene. “Sempre il Financial Times qualche giorno fa ha pubblicato uno studio che rivela come il Paese più esposto alle conseguenze economiche di questo rincaro dell’energia sia l’Italia“, aggiunge.
“Di questa guerra illegale che nemmeno doveva iniziare non si intravede la fine. Non si capisce quale sia o se ci sia una strategia del presidente americano – sottolinea Schlein -. Siamo tutti d’accordo sul fatto che il regime iraniano debba cessare gli attacchi, ma bisogna pretendere anche da Trump e Netanyahu che si fermino, perché la loro guerra viola il diritto internazionale e perché questa escalation rischia di portarci a un allargamento globale del conflitto. Serve un cessate il fuoco, serve fare ogni pressione per tornare a una via negoziale, per liberare tutti i prigionieri politici del regime e per garantire anche la sicurezza dei nostri militari”.
Si fida del governo italiano? “Anche l’altro giorno, in Aula, Meloni è non riuscita a escludere chiaramente che, al di là degli accordi, si dia alcun tipo di autorizzazione per sopportare gli attacchi di Trump verso l’Iran. Noi chiediamo al governo non di dire, come sta facendo adesso ‘Se ce lo chiederanno torneremo in Parlamento’ ma di chiarire subito che negherebbe l’autorizzazione, anche perché si porrebbe in contrasto con la nostra Costituzione“.
“I precedenti ci preoccupano. Questo governo non è riuscito a dire ‘no’ a Trump quando ha chiesto di alzare la spesa militare il 5%, è l’unico esecutivo che davanti all’attacco al Venezuela ha parlato di legittima autodifesa e l’unico che ha voluto partecipare come osservatore al Board of peace. Meloni dice che sarebbe folle chiamarci fuori e io dico che incostituzionale starci dentro”, afferma la segretaria dem.
“Il problema comunque non è solo questa subalternità a Trump, è che non riescono a scegliere fino in fondo l’Europa. Anche l’altro giorno Meloni si è detta contraria al superamento dell’unanimità quando è fondamentale partire da subito con le cooperazioni rafforzate con chi ci sta, altrimenti questo scenario internazionale rischia di metterci ai margini. Poi non ha detto una parola sugli investimenti comuni europei. Non si capisce perché sia così rinunciataria sugli eurobond, li chiedono anche le imprese per il rilancio economico e produttivo del nostro Paese. Continuano a essere contrari alla difesa comune e persino alla clausola del buy european. Se accetti l’aumento del 5% chiesto da Trump, non vuoi la difesa europea e nemmeno il buy european, vuol dire che comprerai più armi dagli Usa. Significa insomma esserepiù dipendenti da Trump e minare la costruzione della vera autonomia strategica europea, che non è più questione politica ma di sopravvivenza”, sostiene.

