Medio Oriente, accordo in stallo per le “linee rosse” di Trump. Escalation in Libano e nel Golfo, il segretario alla Difesa Pete Hegseth: “Noi pronti a riprendere la guerra”
Donald Trump non scioglie ancora le riserve sull’accordo con l’Iran. Dopo una riunione durata circa due ore nella Situation Room della Casa Bianca insieme ai suoi principali consiglieri, il presidente degli Stati Uniti ha scelto di non prendere alcuna decisione definitiva sul possibile percorso negoziale con Teheran. Eppure, poco prima dell’incontro, lo stesso Trump aveva lasciato intendere che una scelta sarebbe arrivata a breve, parlando della possibilità di assumere una “decisione definitiva” sulla prospettiva di un’intesa con la Repubblica islamica. Al termine del vertice, tuttavia, dalla Casa Bianca è arrivata una conferma che lascia intendere come il dossier sia ancora aperto e lontano da una conclusione.
Secondo fonti dell’amministrazione americana, infatti, il presidente sarebbe disposto a dare il proprio via libera soltanto a precise condizioni, considerate non negoziabili. “L’incontro nella Situation Room è durato circa due ore. Il presidente Trump firmerà un accordo solo se sarà vantaggioso per l’America e se verranno rispettate le sue linee rosse. L’Iran non può avere un’arma nucleare”, ha dichiarato una fonte della Casa Bianca. Le cosiddette “linee rosse” rappresentano il punto centrale della strategia americana nei confronti di Teheran. Trump continua a sostenere che qualsiasi accordo dovrà prevedere garanzie assolute sul programma nucleare iraniano, escludendo la possibilità che il Paese possa sviluppare o ottenere armamenti atomici.
Prima dell’incontro con i consiglieri, il presidente aveva inoltre insistito sul fatto che un eventuale accordo destinato a consolidare il cessate il fuoco dovrebbe includere altri elementi ritenuti essenziali da Washington. Tra questi figurano la riapertura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran, l’impegno di Teheran a non sviluppare mai un’arma nucleare e la possibilità per gli Stati Uniti di rimuovere l’uranio arricchito accumulato dal Paese. Si tratta però di richieste che l’Iran continua a considerare inaccettabili. Le autorità iraniane hanno più volte respinto queste condizioni, ritenendole incompatibili con la propria sovranità nazionale e con i limiti dei negoziati attualmente in corso.
A confermarlo è stato anche il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, che in un’intervista ai media statali ha precisato come il dialogo tra le due parti non riguardi il programma nucleare. Secondo Baghaei, infatti, i colloqui in corso hanno una portata limitata e non comprendono “la questione nucleare”, smentendo di fatto uno dei punti sui quali Washington continua invece a insistere.
Negoziati ancora aperti ma situazione in stallo
Nonostante le profonde divergenze, i contatti diplomatici tra Stati Uniti e Iran non si sono interrotti. Le due parti continuano a confrontarsi attraverso i canali aperti nelle ultime settimane, ma senza riuscire a trovare una sintesi sulle questioni più controverse. “L’Iran e gli Stati Uniti sono ancora in contatto”, ha spiegato il portavoce iraniano, precisando però che il memorandum d’intesa sul quale si lavora da tempo non è stato ancora finalizzato.
Lo stallo resta quindi evidente. Trump aveva lasciato intendere che un accordo potrebbe comportare la revoca di alcune misure restrittive americane, compreso il blocco navale che limita l’accesso di navi e porti iraniani ai traffici internazionali. Una prospettiva che consentirebbe la piena riapertura di una delle rotte energetiche più importanti del pianeta per il trasporto di petrolio e gas. Per il momento, però, nessuno dei nodi principali è stato sciolto.
Nel frattempo, proprio nelle acque del Golfo Persico si sono registrati nuovi episodi di tensione. La Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha reso noto di aver sparato colpi di avvertimento contro quattro imbarcazioni nei pressi dello Stretto di Hormuz. Secondo la versione fornita dalle autorità iraniane, le navi avrebbero tentato di attraversare il canale “senza previa coordinazione o autorizzazione”. Un episodio che testimonia come la situazione nell’area rimanga particolarmente delicata nonostante gli sforzi diplomatici.
Hegseth: “Gli Stati Uniti sono pronti a riprendere la guerra”
Intanto, intervenendo allo Shangri-La Dialogue di Singapore, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha affermato che gli Stati Uniti dispongono di risorse e capacità militari sufficienti per tornare all’azione qualora il confronto con Teheran dovesse nuovamente degenerare. “Gli Usa sono più che capaci di riprendere la guerra contro l’Iran”, ha dichiarato Hegseth. Il capo del Pentagono ha sottolineato che Washington continua a considerare prioritario impedire all’Iran di acquisire capacità nucleari militari.
“Siamo impegnati a impedire all’Iran di dotarsi di un’arma nucleare”, ha spiegato. Hegseth ha poi ribadito che gli Stati Uniti non intendono rinunciare al proprio ruolo sul piano della sicurezza internazionale. “Abbiamo ancora obblighi globali per garantire che, per esempio, l’Iran non si doti di un’arma nucleare”, ha aggiunto.
Libano, Israele amplia le operazioni contro Hezbollah
Parallelamente alle tensioni tra Washington e Teheran, continua a peggiorare il quadro della sicurezza in Libano. Israele ha infatti ampliato le proprie operazioni militari nel Libano meridionale, colpendo obiettivi ritenuti collegati a Hezbollah in oltre trenta località della regione. Alcuni degli attacchi hanno interessato aree situate nei pressi dell’antica città di Tiro, mentre le autorità israeliane hanno ordinato l’evacuazione di diversi villaggi per consentire lo svolgimento delle operazioni militari.
Secondo le informazioni diffuse dalle autorità locali, i raid israeliani hanno provocato la morte di undici persone in tre diverse località dell’area di Tiro. Tra le vittime figurano anche un soccorritore e un cittadino siriano. Altre otto persone sono rimaste ferite, tra cui un secondo soccorritore. Con questi ultimi decessi, il numero complessivo degli operatori di emergenza uccisi dall’inizio del conflitto ha raggiunto quota 121.
A destare ulteriore preoccupazione sono i dati diffusi dall’Unicef. L’agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia ha riferito che nell’ultima settimana l’offensiva israeliana ha causato in media undici tra morti e feriti tra i bambini ogni giorno. Hezbollah continua intanto a rispondere agli attacchi israeliani. Il movimento sciita ha annunciato il lancio di razzi verso il nord di Israele e ha dichiarato di aver condotto almeno ventidue operazioni contro soldati delle IDF e infrastrutture militari israeliane.

