Esteri
Khamenei alza il livello dello scontro: "Spezzeremo la schiena dei sediziosi". E accusa Trump: "Colpevole per i morti in Iran"
Nel discorso per l’Eid al-Mab’ath la Guida suprema parla di “sedizione istigata dall’America”, mentre cresce la repressione interna e la stretta su internet

L'Ayatollah Ali Khamenei
Khamenei alza il livello dello scontro: accuse agli Stati Uniti e appello a reprimere la “sedizione” interna
Nuovo affondo della leadership iraniana contro Washington. La Guida suprema Ali Khamenei ha accusato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump di essere direttamente responsabile delle vittime registrate in Iran durante le recenti proteste. “Riteniamo il presidente degli Stati Uniti colpevole per le vittime, i danni e le calunnie da lui rivolte alla nazione iraniana”, ha dichiarato l’ayatollah in un intervento pronunciato in occasione della festività islamica dell’Eid al-Mab'ath, come riportato sul suo profilo X.
Nel discorso, Khamenei ha ribadito che l’obiettivo degli Stati Uniti sarebbe “il dominio militare, politico ed economico” dell’Iran, inserendo le proteste in corso in un quadro di confronto diretto con Washington. Un’accusa rilanciata con toni ancora più duri poche ore dopo, quando la Guida suprema ha invitato il Paese alla repressione interna: “Con l'aiuto di Dio, la nazione iraniana deve spezzare la schiena dei sediziosi, proprio come ha spezzato la schiena della sedizione”.
Secondo Khamenei, i disordini sarebbero infatti “una sedizione istigata dall'America” che “gli americani hanno pianificato”. “Sulla base di 50 anni di esperienza, affermo in modo deciso ed esplicito che l'obiettivo dell'America è quello di divorare l'Iran”, ha scandito, ricordando che dopo la rivoluzione islamica “il dominio americano è stato smantellato sotto la guida dell'imam Khomeini, ma fin dal primo giorno gli Stati Uniti hanno cercato di ripristinare la loro egemonia politica ed economica sull'Iran”. Da qui l’accusa finale: “Gli Stati Uniti non possono tollerare un Paese con le caratteristiche, le capacità, la vastità e il progresso scientifico e tecnologico dell'Iran”.
Sul fronte internazionale, emergono intanto retroscena militari. Secondo il Wall Street Journal, Trump sarebbe stato vicino a ordinare un attacco contro l’Iran: martedì avrebbe chiesto al Pentagono di prepararsi e gli ufficiali americani si sarebbero aspettati l’ordine finale per colpire il giorno successivo. L’ordine, però, non è mai arrivato. A pesare sarebbero stati i dubbi interni sull’effettiva caduta del regime, la mancanza di asset militari adeguati nell’area, oltre alle pressioni di Israele e di alcuni Paesi arabi e al timore che un raid potesse prolungare il conflitto.
Nel frattempo, la repressione interna si intensifica. Secondo Iran International, media d’opposizione con sede a Londra, le forze di sicurezza stanno visitando abitazioni e attività commerciali per identificare i manifestanti, facendo pressione affinché vengano consegnate le schede di memoria delle telecamere di sorveglianza. Segnalazioni analoghe arrivano da Teheran e da diverse altre città, con posti di blocco nelle aree pubbliche, controlli su telefoni cellulari e veicoli e arresti per chi conserva immagini delle proteste.
Sul piano digitale, la stretta potrebbe diventare definitiva. Secondo il Guardian, attivisti iraniani specializzati in diritti digitali denunciano l’esistenza di un piano per abbandonare l’internet globale, consentendo l’accesso online solo a individui controllati dal regime. “È in corso un piano confidenziale per trasformare l'accesso a internet internazionale in un 'privilegio governativo'”, afferma un rapporto di Filterwatch, che cita diverse fonti iraniane. Un’ulteriore mossa che segnala l’inasprimento dello scontro politico e sociale nel Paese.
