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L'atomica? Un'arma inefficace. Ecco perché


Il teorema del pazzo — L’atomica è per certi versi un’arma inefficace. Quando gli americani l’hanno usata contro il Giappone per chiudere la Seconda Guerra Mondiale nel Pacifico, la percepivano inizialmente solo come “un nuovo tipo di bomba” più potente delle altre—rendendosi conto solo in seguito che era invece un’altra cosa, un discorso nuovo.

Quando anche i russi hanno acquisito l’arma, è diventato evidente che l’atomica non era più utilizzabile per la semplice distruzione, o comunque che il suo uso andava in qualche modo oltre al meramente “militare”. Era talmente potente che non poteva essere ragionevolmente impiegata, e quindi non presentava una minaccia credibile a livello strategico. Cioè, almeno in termini della “deterrenza”—l’unico utilizzo razionale in un mondo con più potenze nucleari—il suo impiego effettivo sarebbe stato invece irrazionale. Infatti, “Solo un pazzo la userebbe...”

Così, si è sviluppato il teorema del pazzo. Per dare credibilità alla minaccia, per rendere la bomba uno strumento efficace almeno dal punto di vista diplomatico, bisognava generare l’impressione di una misurata dose di follia nella catena di comando per creare l’ipotetica possibilità che un Presidente mentecatto potesse davvero perdere le staffe a tal punto da premere il bottone rosso.

La codifica del teorema è spettata a Henry Kissinger, il Consigliere per la sicurezza nazionale del Presidente Richard Nixon. In una serie di documenti rilasciati dal National Security Archive Usa appare un memorandum del 1972 in cui Kissinger spiega ad un alto funzionario del Dipartimento della Difesa che la strategia di Nixon relativa alla crisi del Vietnam fosse quella di “spingere talmente tante fiches sul tavolo” da convincere l’opposizione “che potremmo essere così ‘pazzi’ da andare davvero molto in là”.

Il riferimento era ai tentativi di convincere la Russia—sponsor militare dei nord-vietnamiti–che Nixon fosse abbastanza instabile emotivamente (a causa dell’andamento della guerra, ma anche dello scandalo Watergate, appena scoppiato) da “perdere il lume della ragione” e dunque da accontentare per prevenire l’incontenibile rischio di guerra. Lo strumento scelto era il lancio di un allarme nucleare mondiale allo scopo di—per citare un precedente memorandum presidenziale di Kissinger—“preoccupare i sovietici che stiamo perdendo la pazienza e potremmo perdere anche il controllo di noi stessi”.

Non sembra che abbia funzionato. I russi si sono allarmati dell’aumentata minaccia nucleare, ma non ci sono indicazioni che l’abbiano messa in rapporto con la loro politica di sostegno al Vietnam. Un rischio dei messaggi troppo sottili è che non sempre il destinatario si accorga che siano stati spediti.

Non sono stati gli americani i primi—né gli ultimi—a pensare che “fare il pazzo” sia a volte utile, soprattutto per dare credibilità a una minaccia non altrimenti credibile (se non come opera di un folle). È la via attualmente battuta da Kim Jong-un, il “glorioso leader” nordcoreano.

Il meccanismo però diventa problematico quando se ne generalizza l’uso. Non c’è spazio per troppi pazzi, specialmente perché la loro pazzia—per avere un’efficacia diplomatica—deve essere solo una possibilità, non una certezza. Oppure, pensando a casi sfortunatamente attuali, quando le parti in causa decidano tutte di dare da matto… Così, si cancellano a vicenda, forse in troppi sensi.

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