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Esteri
"Guerra in Libia, l'Italia non deve intervenire. Renzi non segua gli Usa"

di Lorenzo Lamperti
twitter11@LorenzoLamperti

Alfredo Mantici, ex capo del dipartimento Analisi del Sisde, parla in un'intervista ad Affaritaliani.it dei rischi di una guerra in Libia e delle possibili conseguenze per l'Italia.

Alfredo Mantici, è necessario l'intervento militare italiano in Libia?

Resto fiduciosamente ancorato al presidente Renzi. Non ci dobbiamo far prendere dall'ansia del "partiamo, partiamo", soprattutto dopo il caso dei due ostaggi uccisi. Non possiamo andare in un terreno senza fronte, senza amici ma con tutti nemici che combattono tra di loro. Non possiamo andare in Libia senza avere prima un interlocutore locale.

Un interlocutore che al momento però non c'è, giusto?

No, non c'è. Tobruk e Bengasi non si sono messi d'accordo sulla nomina a ministro della Difesa del generale Haftar, appoggiato dai francesi.

E' vero che è già in corso una "guerra segreta" italiana in Libia?

No, è una notizia imprecisa. Nel Consiglio dei ministri di qualche giorno fa Renzi ha semplicemente fatto un decreto di pochi articoli (4 o 5), nei quali spiega che per questa specifica missione metterà un nucleo di forze speciali alle dirette dipendenze dell'intelligence in funzione di un intervento.

Quindi non è vero che ci sono già uomini armati sul suolo libico?

Ne sono sicuro. E' chiaro e normale che ci sia una presenza della nostra intelligence ma al momento non c'è una presenza militare.

Gli Usa avrebbero chiesto all'Italia 5 mila uomini in ottica di un intervento. L'Italia dovrebbe esaudire le richieste americane?

L'America, dopo tutti i disastri fatti in Iraq e Siria, farebbe bene a muoversi in maniera più intelligente. Non dobbiamo correre sotto la bandiera americana col rischio di ripetere in Libia una serie di errori commessi in Medio Oriente che invece andrebbero a tutti i costi evitati. Il tipico errore degli americani è intervenire senza prima avere un quadro chiaro di che cosa intendono fare quando ci sarà la pace. Ma l'Italia deve avere una strategia chiara, la Libia è troppo importante per noi. Non dobbiamo intervenire senza avere obiettivi ben precisi e soprattutto senza avere una legittimazione da parte di una forza libica alleata e affidabile. Ma al momento tutto ciò manca. L'uccisione dei due ostaggi italiani, avvenuta durante uno scontro a fuoco tra Isis e Alba Libica, dimostra che c'è un grande caos e che ci sono spaccature interne anche ai jihadisti.

Dunque l'Italia dovrebbe andarci piano prima di imbarcarsi in un'avventura pericolosa insieme agli Usa?

In passato gli Usa ci hanno attivato in diverse avventure per poi fare un passo indietro non appena le cose si sono messe male. E' successo per esempio con l'operazione Restore Hope in Somalia. Dopo la celebre storia del Black Hawk Down, Clinton ritirò tutte le forze americane. Noi dobbiamo innanzitutto ragionare seguendo i nostri interessi nazionali e non quelli americani o francesi. E il nostro interesse è che la Libia riprende presto e in maniera stabile le proprie attività petrolifere e di controllo del flusso migratorio come avveniva con Gheddafi.

In caso di intervento militare diretto l'Italia correrebbe rischi maggiori in ottica di potenziali attentati terroristici?

Credo che il rischio o non rischio ci sia a prescindere. Poi certo se diventiamo una forza militare direttamente in campo potremmo stimolare i nuclei musulmani presenti in Italia che potrebbero attivarsi per colpirci. Ma il pericolo è a prescindere. Non so se il nostro Paese è in grado di tollerare l'arrivo delle bare dei caduti da Tripoli o da Bengasi. Pensare di fare una guerra senza pagarne le conseguenze è semplicemente folle.

*Alfredo Mantici è ora direttore editoriale della rivista Lookout News

Tags:
libia guerra segretaallarme attentato in italia
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