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Esteri

Il premier dalla D'Urso è stato chiaro: “A fare l’invasione della Libia con cinquemila uomini l’Italia, con me presidente, non ci va. Non è un videogioco”. E infatti, complici anche i sondaggi negativi, l’Italia non invaderà la Libia (ci vorrebbero centinaia di migliaia di uomini).

Quando le condizioni lo permetteranno, alle nostre forze armate spetterà un compito chiaro e cioè quello di schierare una sorta di anello difensivo attorno a Tripoli per garantire l’agibilità alle istituzioni politiche e finanziarie libiche. È questa l'ipotesi alla quale lavorano gli strateghi militari italiani assieme agli alleati.

Messa in sicurezza la capitale e i pozzi petroliferi si passerà ai bombardamenti e al lancio di missili da crociera da sottomarini e navi, oltre che all’intervento di reparti di forze speciali di alcuni paesi arabi e nordafricani. Quello dell'Italia sarà comunque un ruolo non secondario in quanto fornirà buona parte delle basi aeree necessarie per lanciare i raid. Da valutare anche la presenza della centrale di comando sul nostro territorio.

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