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Esteri
M.O., scontro Macron-Netanyahu su Gerusalemme capitale di Israele

Scontri con feriti davanti all'ambasciata Usa di Beirut mentre sale la tensione politica (in particolare tra Francia e Israele) per la decisione di Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. "La decisione degli Usa è contraria al diritto internazionale" e "pericolosa per la pace", attacca Emmanuel Macron. "Parigi è la capitale della Francia, Gerusalemme è la capitale di Israele", ha replicato Benyamin Netanyahu, aggiungendo che è così "da tremila anni". "Israele faccia un gesto coraggioso verso i palestinesi: ad eempio congeli la costruzione degli insediamenti israeliani ", ha rilanciato il presidente francese. Gli Usa continuano imperterriti a difendere la loro decisione: l'ambasciatrice americana presso le Nazioni Unite, Nikki Haley, ha rivendicato la mossa di Trump sostenendo che "aiuterà il processo di pace" in Medio Oriente.

 


In queste ore è in corso vertice Abu Mazen-al Sisi al Cairo: il presidente palestinese è partito "improvvisamente" per il Cairo dopo la telefonata avuta con il suo omologo egiziano. Il terzo partecipante al vertice sarebbe re Abdallah di Giordania.

Il premier israeliano accusa l'Europa di ipocrisia per non aver detto nulla sui lanci di razzi contro Israele provenienti da Gaza. La Lega Araba chiede che Gerusalemme est sia capitale della Palestina. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan accusa  Israele di essere "uno Stato terrorista" che "uccide bambini". Israele ricorda - quasi a dire da quale pulpito - che Erdogan "bombarda i Curdi e aiuta i terroristi anche a Gaza". Emmanuel Macron boccia Washington, definisce "infelice" la scelta di Trump e chiede a Erdogan di "contribuire alla pace" lanciando poi un appello alla calma a tutti esprimendo il timore che "si aggiunga instabilità alla regione". Il ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano, esprime la sua "preoccupazione" e invita gli "Usa a muoversi per la pace".

La Camera bassa del Parlamento della Giordania ha votato all'unanimità una mozione per chiedere al suo comitato legale di "ristudiare" tutti gli accordi firmati finora con Israele, principalmente il trattato di pace del 1994". Papa Francesco lancia un appello alla saggezza e alla prudenza", invitando a "non far uso della violenza". Violenza esercitata da entrambe le parti: secondo i palestinesi, il bilancio complessivo degli scontri dall'annuncio di Trump è di oltre 1.250 feriti. Un israeliano è stato accoltellato e ferito gravemente a Gerusalemme.

Una guardia di sicurezza israeliana è stata accoltellata in una stazione bus di Gerusalemme: l'assalitore, un palestinese di 24 anni residente in Cisgiordania, è stato fermato incolume dopo aver tentato la fuga: la polizia parla di "attacco terroristico". Il ferito, 25 anni, è stato colpito al petto. L'assalitore, presumendo che forse avrebbe perso la vita, prima del suo attacco aveva scritto su Facebook: "Per Allah ci siamo sollevati, il nostro desiderio è innalzare la bandiera, che Dio voglia che la nostra religione prevalga, e che la moschea al-Aqsa torni a risplendere". "Venga pure versato il nostro sangue. Il suo valore è ben poca cosa se è versato per la nostra patria, per Gerusalemme, per la moschea al-Aqsa".

La polizia libanese ha lanciato lacrimogeni e ha usato i cannoni ad acqua contro i manifestanti che protestavano a Beirut davanti all'ambasciata Usa per protestare contro la decisione del presidente Usa.  I dimostranti, alcuni dei quali portavano bandiere palestinesi, hanno dato fuoco a pneumatici e contenitori della spazzatura e lanciato bottiglie contro le forze di sicurezza, che avevano barricato la principale via di accesso all'ambasciata nella zona di Awkar, a nord di Beirut. I manifestanti hanno bruciato bandiere di Usa e Israele.

I manifestanti sventolano bandiere libanesi e palestinesi, indossano la keffiah e cantano canzoni e slogan contro Trump. Tra loro, sia palestinesi che militanti dei partiti libanesi. Ci sono già alcuni arresti, cominciati dopo che il grosso dei manifestanti aveva lasciato la strada.

Il governo del Libano, che ospita circa 450mila rifugiati palestinesi, ha condannato la decisione di Trump. Il presidente libanese, Michel Aoun, la scorsa settimana ha definito la decisione una minaccia alla stabilità regionale. Il potente gruppo sciita libanese Hezbollah giovedì ha annunciato che sostiene l'invito di Hamas a una nuova intifada contro Israele in risposta alla decisione Usa. E il leader di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, ha anche indetto una protesta per lunedì nei sobborghi sud di Beirut, feudo del gruppo.

Hamas intanto continua a incitare a "continuare l'intifada" e lo fa tra l'altro con con un poster che mostra un suo miliziano mentre impugna un fucile. Riferendosi alla uccisione a Gaza di due suoi miliziani in un'incursione aerea israeliana, sempre Hamas minaccia: "Il nemico pagherà un duro prezzo avendo infranto le regole della guerra alla resistenza. I prossimi giorni dimostreranno l'enormità del suo errore".

Israele risponde facendo sapere di avere scoperto, e reso inoperativo, un nuovo tunnel militare di Hamas che da Khan Younes (centro della Striscia) si inoltrava per 200 metri in territorio ebraico. Il portavoce militare, Jonathan Conricus, ha spiegato che la galleria sotterranea era dotata di "sistemi sofisticati" per permettere il passaggio verso Israele e attaccare soldati e popolazione. "Non cerchiamo un'escalation - ha aggiunto - ma dobbiamo difendere i nostri civili e non accetteremo violazioni della nostra sovranità".

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha accusato l'europa di "ipocrisia". "Delle voci si levano dall'europa per condannare la storica decisione del presidente Trump, ma non ho sentito condanne dei lanci di razzi su Israele o della terribile incitazione contro il Paese. Non sono pronto ad accettare questa ipocrisia", ha concluso Netanyahu. Diversi lanci di razzi sono stati effettuati da giovedì da Gaza contro Israele. Alcuni sono caduti in territorio palestinese, altri sono stati intercettati e uno ha preso di mira la città di Sdérot senza fare vittime.

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