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Esteri
Nablus, incendiata la Tomba di Giuseppe

Il Venerdì della collera palestinese a Gerusalemme e in Cisgiordania ha scatenato una nuova ondata di violenze. L'attacco più grave è stato l'incendio appiccato dai palestinesi alla tomba di Giuseppe, a Nablus, mentre la destra religiosa israeliana soffia sul fuoco e chiede di riprendere il controllo del sito religioso. L'attacco al luogo sacro agli ebrei e ai cristiani è stato condannato dal presidente dell'Anp, Abu Mazen, che ha parlato di "atto irresponsabile". Il leader palestinese ha "deciso di formare immediatamente una commissione d'inchiesta" e di "far riparare i danni causati da questo gesto deplorevole". E' il giorno in cui Hamas ha esortato al "venerdì della rabbia", invitando la gente a manifestare e a creare disordini.

La situazione non si placa. Nella regione, in concomitanza con il venerdì di preghiera, Hamas e Jihad Islamica hanno esortato a colpire l'esercito israeliano. La polizia, dispiegata in massa, ha vietato l'accesso alla Spianata delle Moschee, epicentro delle recenti tensioni, ai maschi sotto i 40 anni. A Kiryat Arba, insediamento alle porte di Hebron, un soldato di 20 anni è stato accoltellato da un palestinese che è stato poi ucciso dalle forze di sicurezza. L'uomo indossava una pettorina gialla da giornalista. Due palestinesi sono stati colpiti a morte durante le proteste scoppiate al confine con la Striscia di Gaza, nella zona nord dell'enclave. Un altro è stato ucciso in scontri a Beit Furik, vicino Nablus.

Ad appiccare le fiamme alla tomba di Giuseppe sono stati giovani palestinesi, circa cento, che hanno dato fuoco al monumento prima di essere respinti dalle stesse forze di sicurezza palestinesi accorse sul posto. Secondo il sito Haaretz, si sono recati sul sito e hanno cominciato a lanciare molotov e materiali infiammabili. Dopo l'incendio, gruppi di coloni israeliani hanno bloccato uno dei gli accessi alla città di Nablus, impedendo il transito agli automobilisti palestinesi.

Un gruppo di palestinesi ha incendiato all'alba alcune parti del complesso della Tomba di Giuseppe a Nablus, in Cisgiordania, con bottiglie molotov. Lo ha riferito l'esercito israeliano, aggiungendo che forze di sicurezza palestinesi sono intervenute per disperderli e hanno ripreso il controllo del sito. L'incendio è stato domato
 
L'attacco ha dato fiato alla destra religiosa che, nel condannarlo, ha chiesto al governo di riprendere il controllo del sito. "Di nuovo si è visto che non c'è alternativa alla sovranità israeliana quando si tratta di proteggere i luoghi santi", ha affermato il leader dello Yesha Council, la lobby dei coloni, Avi Roeh, chiedendo "il ritorno del controllo israeliano sul sito e l'apertura ai fedeli ebrei su basi permanenti". L'incendio dimostra che "solo Israele è in grado di proteggere i luoghi santi di tutte le religioni a Gerusalemme", ha commentato il direttore generale del ministero degli Esteri israeliano, Dore Gold, per il quale questo "dimostra chiaramente cosa succederebbe ai luoghi santi a Gerusalemme se finissero nelle mani della leadership palestinese". Un'affermazione che, con la situazione incendiaria sulla Spiana delle Moschee, riaccende i sospetti palestinesi che Israele voglia modificare lo status quo dei luoghi santi.

"L'esercito israeliano cercherà di apportare le riparazioni necessarie per permettere ai fedeli di visitare il luogo santo", si legge nella dichiarazione dell'esercito. Dall'enclave, il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, ha esortato a "continuare l'Intifada a Gerusalemme e a intensificare la resistenza", avvertendo che "qualsiasi tentativo di sedarla deve essere impedito".

Secondo il portavoce dell'esercito Peter Lerner "l'incendio e la profanazione della Tomba di Giuseppe sono una flagrante violazione e una contraddizione del valore fondamentale della libertà di culto". E ha aggiuto: "Le forze di difesa israeliane prenderanno tutte le misure per portare gli autori di questo atto spregevole di fronte alla giustizia, per riportare il sito alla sua condizione precedente e per garantire che la libertà religiosa venga ripristinata".

La Tomba del patriarca Giuseppe è luogo di culto per cristiani, ebrei e musulmani ed è sotto il controllo dell'Autorità nazionale palestinese. L'attacco dei giovani palestinesi ricorda "le azioni dei più estremisti elementi islamici, dall'Afghanistan alla Libia", ha detto il direttore generale del ministero degli esteri israeliano Dore Gold condannando l'attacco "compiuto solo perché è un luogo dove gli ebrei pregano". Secondo Gold, il fatto dimostra "cosa accadrebbe se i luoghi santi a Gerusalemme fossero nelle mani della leadership palestinese". "Solo Israele - ha concluso - può proteggere" i luoghi santi di tutti a Gerusalemme.

Netanyahu il 21 ottobre a Berlino. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu sarà ricevuto mercoledì a Berlino dalla cancelliera tedesca Angela Merkel. L'incontro, si legge in un comunicato del portavoce della Merkel, verterà sulla "situazione sicurezza in Israele e nella regione" e "avrà luogo nella serata" del 21 ottobre. Una visita di Netanyahu era prevista per l'8 ottobre scorso, poi il premier israeliano annullò il viaggio per la nuova ondata di violenze in Medio Oriente, di cui si è parlato come di una nuova Intifada.

Migliaia in piazza ad Amman. Migliaia di persone hanno manifestato in Giordania contro le "violazioni" di Israele nei territori palestinesi, in particolare sulla spianata delle Moschee a Gerusalemme Est, e hanno chiesto l'annullamento del trattato di pace con Israele, che risale al 1994. Circa 5 mila persone si sono radunate dopo la preghiera del venerdì alla moschea al-Husseini nel centro di Amman. Alcuni manifestanti hanno bruciato bandiere israeliane. Altre manifestazioni si sono svolte a Mafraq e Zarqa, a Jerash Qua, Irbid e Aqaba. Re Abdullah II di Giordania ha poi messo in guardia Israele contro ogni "nuova provocazione" che potrebbe "pregiudicare il rapporto" tra i due Stati.

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