Dagli Stati Uniti all’Italia, i “No Kings” in piazza contro autoritarismo e guerra. 8 milioni negli USA e 300mila a Roma, nel mirino Trump e il governo Meloni
Sono stati milioni gli americani scesi in strada in tutti gli Stati Uniti per protestare contro il presidente Donald Trump. Secondo gli organizzatori del movimento “No Kings”, oltre otto milioni di persone hanno partecipato a più di 3.300 manifestazioni distribuite nei 50 Stati, dando vita a una delle più vaste mobilitazioni degli ultimi anni. Un dato che la Casa Bianca ha però ridimensionato, liquidando le proteste come semplici “sedute di terapia” per quello che il presidente e i suoi sostenitori definiscono ironicamente “disturbo da Trump”, espressione utilizzata per screditare l’opposizione.
Il cuore della mobilitazione è stato Minneapolis, dove decine di migliaia di persone si sono radunate in una città già segnata nei mesi scorsi da forti tensioni legate alle politiche migratorie federali. Proprio qui, a gennaio, due cittadini statunitensi – Renee Good e Alex Pretti – sono morti durante operazioni condotte dall’agenzia U.S. Immigration and Customs Enforcement, trasformando Minneapolis in un simbolo della contestazione contro le politiche sull’immigrazione. Tra i manifestanti, cartelli e slogan diretti: “ICE OUT”, “No Kings, no all’ICE, no alla guerra”. Molti hanno denunciato quello che considerano un progressivo scivolamento autoritario dell’amministrazione.
Dal palco, il governatore del Minnesota Tim Walz ha ringraziato i presenti per aver “tenuto testa a un aspirante dittatore”. Ancora più duro il senatore Bernie Sanders, che ha accusato Trump di essere “un bugiardo patologico, un cleptocrate e un narcisista” e di minare quotidianamente la Costituzione e lo Stato di diritto. Accanto alla politica, anche la musica ha avuto il suo spazio. Nella vicina St. Paul, il protagonista è stato Bruce Springsteen, che ha eseguito il brano “Streets of Minneapolis”, scritto in memoria delle due vittime. “Il loro coraggio e il loro sacrificio non saranno dimenticati”, ha dichiarato davanti alla folla. Tra i partecipanti anche Pamela Sinness, 73 anni, che ha spiegato di essere scesa in piazza “per la parità dei diritti di tutte le persone, compresi gli immigrati”. Un sentimento condiviso da molti, in una mobilitazione che, al di là dei numeri, evidenzia una profonda polarizzazione del Paese.
La mobilitazione in Italia
A Roma, il corteo ha raccolto circa 300mila persone, sfilando nell’ambito della mobilitazione globale “Together-Contro i re e le loro guerre”, in contemporanea con altre città del mondo come Londra e New York. Ad aprire la manifestazione lo striscione “Per un mondo libero dalle guerre”, seguito da una grande bandiera della pace. Numerosi i cartelli contro il governo Giorgia Meloni, tra cui lo slogan: “Vi abbiamo già cacciato una volta”. Al passaggio del corteo in via Cavour, mentre la coda era ancora in via Einaudi, alcuni commercianti hanno abbassato le serrande. Dal camion che guidava la manifestazione, i partecipanti hanno lanciato saluti ai sovversivi che avevano riempito le piazze a ottobre.
Tra le bandiere della pace spuntavano anche striscioni anarchici: “Contro il 41bis lo Stato tortura, Alfredo Libero, 18 aprile manifestazione” in sostegno a Alfredo Cospito, e “Se viviamo è per far saltare la testa dei re, con Sara e Sandro”. In piazza dell’Esquilino sono state esposte fotografie a testa in giù della premier Giorgia Meloni, del ministro della Giustizia Carlo Nordio e del presidente del Senato Ignazio La Russa accanto a una ghigliottina in legno.
“Questa è una piazza contro la guerra. I problemi di oggi, dai salari alla democrazia, hanno origine dalla logica della guerra. I giovani stanno dicendo no alla precarietà, no alla guerra e sì alla difesa della democrazia”, ha sottolineato il segretario generale della CGIL Maurizio Landini. Presente anche Nicola Fratoianni, di Avs, che ha dichiarato: “Siamo in piazza per dire no a chi concentra il potere nelle sue mani, per scatenare guerre e aumentare la diseguaglianza, e per dire sì a democrazia, giustizia sociale e pace”. Angelo Bonelli ha aggiunto: “È una manifestazione straordinaria di giovani che chiedono un cambiamento, contro i signori delle armi e della guerra, per un’Italia e un mondo diversi”.

