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Presidio della Flotilla alla Farnesina, in cinquanta davanti al ministero per gli attivisti arrestati

Presidio della Flotilla alla Farnesina, in cinquanta davanti al ministero per gli attivisti arrestati

Presidio della Flotilla alla Farnesina, in cinquanta davanti al ministero

Una cinquantina di persone si è riunita stamane davanti al ministero degli Esteri al presidio di Global Sumud Italia per chiedere la liberazione di Thiago Avila e Saif Abukeshek, prelevati da una nave battente bandiera italiana. Presente anche la portavoce Maria Elena Delia: ”L’anno scorso, quando la Flotilla è partita nessuno si immaginava probabilmente che avrebbe innescato tutto questo. All’inizio era stata presa un po’ sottogamba poi, quando hanno capito che stava succedendo qualcosa, hanno iniziato a preoccuparsi. E a un certo punto siamo diventati degli irresponsabili, dei figli di papà che andavano in crociera, è nata tutta una narrazione per screditare una missione che aveva, e che ha, una valenza umanitaria e politica. Perché la Global Sumud Flotilla non ha solo un obiettivo umanitario, ma ha anche un obiettivo politico: perché la crisi umanitaria, per colpa della quale dobbiamo portare aiuti, non è il risultato di una calamità naturale ma di una politica colonialista e imperialista che va avanti in quella terra da quasi un secolo”.

Le forze armate israeliane ”ci hanno bloccato in Europa: le barche erano a 20 miglia da Creta, dove sono arrivate due corvette della marina israeliana, in acque internazionali, ma di competenza greca. Quello che è accaduto è gravissimo, ma non è grave per gli attivisti della flotilla: è grave per l’Europa, per il concetto stesso di diritto, per il concetto stesso di giustizia. Mi domando se è possibile che non ci si renda conto di quello che sta accadendo: che pezzo dopo pezzo questa avanzata Imperialista violenta, rispetto alla quale nessuno sta facendo niente, sta arrivando sempre più vicino a noi, fisicamente e politicamente”.

”Noi siamo qui a chiedere che Saif e Thiago vengano liberati: perché se si consente di rapirli in acque internazionali da una barca che batte bandiera italiana oggi o domani può capitare a chiunque di noi. Quello che è accaduto in questi giorni è una ulteriore escalation della sistematica e impunita violazione del diritto internazionale. Quello che è capitato agli attivisti non è niente rispetto a quello che i palestinesi subiscono da quasi un secolo ma vi dà la misura del fatto che nessuno è al sicuro, con qualunque passaporto. Chiediamo – conclude la portavoce – che si intervenga affinché tutte tutti siano liberati e, fino ad allora, chiediamo che ci sia un atteggiamento vigile e presente per chiedere che venga fatta giustizia”.