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Esteri
Riso senza dazi dalla Cambogia problema serio per l'Italia

La Commissione europea sembrerebbe aver deciso di non includere il riso tra i prodotti cambogiani che saranno sottoposti a dazi d'ingresso in Europa dalla prossima estate. Con le sue esportazioni la Cambogia, che è il primo fornitore di prodotto lavorato all'Unione europea, aveva portato a un crollo dei prezzi del 40%. Ma l'Europa, con l'introduzione delle clausole di salvaguardia, aveva posto un argine a questa sorta di esportazione selvaggia non solo della Cambogia ma anche di Vietnam e Myanmar per quanto riguarda appunto il riso, sopratutto a danni del nostro paese massimo produttore europeo. Nel Gennaio dell'anno scorso, su richiesta proprio del nostro paese, l'Ue aveva così ripristinato i dazi sul riso, dopo aver verificato il danno economico per i produttori europei.

Ora però la situazione potrebbe nuovamente cambiare, e questo chiaramente come fatto notare da tutte le associazioni di categoria è cosa che dovrebbe preoccupare le istituzioni italiane. La questione delle importazioni da parte dei paesi del sud est asiatico verso l’Europa è situazione che va avanti da più di dieci anni. Tutto infatti è iniziato nel 2008, quando la Ue per cercare di agevolare la produzione di paesi del sud est asiatico, ha deciso di eliminare parte dei dazi che erano stati messi sui loro prodotti, come per esempio quelli sul riso, imposti proprio sotto la spinta del governo italiano. Il risultato è stato che l’importazione da questi paesi è aumentata in pochi anni del 3600%, a quasi esclusivo danno dei grandi produttori di riso italiano, che da solo copre il 50% della produzione di tutta l’intera unione europea. Tutto ciò ha messo praticamente in ginocchio parte dei circa 4000 produttori di riso del nostro paese, spiazzati dalla concorrenza sleale di paesi in cui le condizioni lavorative e le regole produttive premettono di applicare tariffe assai più basse delle nostre. Secondo quanto sostenuto dagli assessorati di Lombardia e Piemonte ( dove si produce circa il 90% del riso italiano), nei cinque anni precedenti all'introduzione delle clausole di salvaguardia, infatti, l'importazione di riso asiatico in Europa sarebbe aumentata fino a incidere per oltre il 30% sulle importazioni, portando a un crollo dei prezzi del 40%.

L'Europa con le clausole di salvaguardia sul riso Cambogiano dei mesi scorsi aveva preso atto dei danni, ma ora sembrerebbe contraddire se stessa e questo non può che preoccupare i nostri agricoltori che chiedono a gran voce che il governo faccia sentire la sua voce in Europa. Secondo la Confagricoltura, infatti, la Commissione Europea sarebbe pronta a rivedere dette clausole di salvaguardia eliminando i dazi proprio sul riso cambogiano, che è il primo importatore della Unione Europea. “ La decisione della Commissione sulle modalità della sospensione delle concessioni tariffarie a favore della Cambogia- ha affermato il presidente di Confagricoltura Massimo Giansanti- sarà assunta a metà febbraio, con un schema di atto delegato destinato al Parlamento europeo e al Consiglio, che avranno un periodo di due mesi, prorogabile, per sollevare obiezioni e bloccare la pubblicazione dell'atto”.

Fratelli d’Italia che nel suo programma elettorale ha come pilastro quello della difesa dei prodotti italiani in Europa e nel mondo, ha immediatamente promosso iniziative all’interno del parlamento per sensibilizzare le autorità su questa situazione, incontrando subito l’appoggio della Lega. D’altra parte già nel lontano 2014 l’attuale capo delegazione di Fratelli di Italia al Parlamento Europeo, Carlo Fidanza, era stato latore di una interrogazione parlamentare a Bruxelles proprio per la reintroduzione dei dazi sul riso del Myanmar, la cui importazione aveva causato un crollo delle esportazioni di quello italiano e delle sue relative quotazioni. Insomma ancora una volta l’Unione Europea sembra non sia molto attenta a difendere i produttori agricoli italiani, greci e spagnoli, come invece per esempio fa con quelli industriali e manifatturieri tedeschi e francesi. Già nel caso di accordi di scambio siglati nei mesi scorsi con il Mercosur, col Canada e col Giappone che potrebbero ulteriormente aprire il mercato europeo a molti prodotti agricoli ortofrutticoli zucchero e il grano da parte di paesi extraeuropei, senza avere poi in cambio una adeguata contropartita in termine di export vesro detti paesi. E’ il solito problema della Unione europea forse un po' troppo spesso“attenta” a difendere interessi di alcuni, molto meno quando si tratta di tutelare il settore agricolo e del food, in cui il nsotro paese gioca un ruolo da protagonista. Ultimo esempio in ordine di tempo per quanto riguarda il settore del food è quello della ipotesi, già in discussione presso le commissioni competenti di Bruxelles, di inserire una valutazione cosiddetta a “semaforo” sulla composizione di prodotti alimentari, che sulla base della percentuale di sale, zuccheri e grassi che contiene un prodotto, utilizza i bollini rosso, giallo o verde per stabilire se un cibo è “buono” o “cattivo” per la salute di chi lo consuma, senza tener conto delle quantità assunte o di altri componenti nutrizionali. Tutto questo, secondo questi criteri piuttosto aleatori, sarebbe un chiaro danno per prodotti tipici della dieta mediterranea, come il parmigiano reggiano, il prosciutto crudo, prodotti caseari fino all’olio extravergine di oliva.

Tornando al riso, invece, sembra che il ministro dell’agricoltura Teresa Bellanova, su spimta dio tutte le associazioni di categoria, due giorni fa abbia inviato una lettera al commissario europeo al commercio Phil Hogan, sollecitando una precisa presa di posizione dell'Europa in tal senso. Sperando che non sia ormai troppo tardi e che si riesca a rivedere una decisione che sembra davvero colpire indebitamente un settore, che già molto ha dovuto pagare a causa di una politica agricola europea che in questi anni più volte è sembrata a tratti schizofrenica.

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