Se i poteri di Trump sono limitati solo dalla sua morale personale - Affaritaliani.it

Esteri

Ultimo aggiornamento: 09:49

Se i poteri di Trump sono limitati solo dalla sua morale personale

Secondo tutti i sistemi liberali, lo Stato dovrebbe essere moralmente neutro. Per Trump, questa è una finzione teorica, non una realtà possibile

di Matteo Castagna

A seguito della cattura di Maduro, il generale Dan Caine, Presidente dello Stato maggiore congiunto statunitense, ha spiegato l'operazione: "questa operazione, nota come "Operazione Absolute Resolve", è stata discreta, precisa e condotta nelle ore più buie del 2 gennaio".

[...] "Un'operazione che, francamente, solo l'esercito degli Stati Uniti poteva intraprendere". Nella foto ufficiale, accanto al generale, ci sono Donald Trump e il suo Segretario di Stato, Marco Rubio.

Si è discusso molto sulla legittimità dell'azione, a prescindere dalla dittatura sanguinaria e liberticida, che ha ridotto il popolo venezuelano nella miseria più assoluta. Non è stato, infatti, rispettato il diritto internazionale, creando un precedente di invasione di uno Stato sovrano, che potrebbe giustificarne altri. Trump vorrebbe trasformare il Venezuela in uno stato-satellite per la "energy dominance".

Al di là della giustificazione ufficiale, inerente il narcotraffico, che secondo i dati internazionali non vede il Venezuela tra i primi Paesi ad importare cocaina negli States, è necessario soffermarsi sull'affermazione: "solo l'esercito degli Stati Uniti poteva intraprendere" una simile operazione dalla precisione chirurgica e in analoga velocità. Il comandante sottolinea il primato dell'esercito americano, rispetto al resto del mondo, agli occhi del quale ha dimostrato di essere ineguagliabile, sotto tutti i punti di vista.

Nel dimostrare questa potenza a Cina e Russia, che somiglia molto ad un monito per il futuro prossimo, ci sono, da un lato la volontà di Trump di attuare il suo programma per rendere "l'America di nuovo grande" e la durissima affermazione al New York Times dell' 8 gennaio: "non ho bisogno del diritto internazionale. I miei poteri sono limitati solo dalla mia morale personale, dalla mia mente. E' l'unica cosa che può fermarmi".

Secondo tutti i sistemi liberali, lo Stato dovrebbe essere moralmente neutro. Per Trump, questa è una finzione teorica, non una realtà possibile. Ogni legge presuppone un’idea di bene e di male, poiché lo Stato legifera, quindi punisce, premia, consente o proibisce.

Effettivamente, non può esistere una legge “neutra”. Stabilire cosa sia giusto o sbagliato implica sempre una valutazione morale, per cui anche quando lo Stato dice “non prendo posizione”, sta già prendendo posizione: quella del relativismo etico. Il criterio della civiltà occidentale si fonda sulla sua tradizione morale, comunemente accettata. Per questo motivo si parla spesso di radici classico-cristiane: per lo "ius" che deriva dal diritto romano, per la filosofia greco-romana e la dottrina cristiana, tramandate nei secoli.

Se, da un lato, è innegabile che la neutralità di Stato cancelli l'Identità di un popolo o di una Nazione, il problema che Trump sostiene, apertis verbis, sta nel fatto che egli sostituisca il diritto col suo personale arbitrio. Perciò cade in una forma che potremmo definire di "unilateralismo estremo", perché il suo bene non è oggettivo, né comunemente accettato, sicché il diritto diventa la sua volontà in quanto è il più forte.

Non sarà l'indicazione del Senato per cercare di limitare il Presidente sul Venezuela a fermarlo, dal momento che ha già detto che, eventualmente passasse il documento, porrebbe il veto, quale comandante in capo delle forze armate, ritenendo già la proposta stessa una violazione costituzionale. Vediamo che la UE non tocca palla ed esce dal vertice di Parigi più divisa di prima, con Macron isolato anche da Merz. Mentre i BRICS, dai quali alcuni analisti si attendevano una reazione di un certo spessore, appaiono, invece, alquanto in difficoltà.

Veniamo, dunque, alle conseguenze dirette delle idee di Donald Trump: la ricerca di riequilibrare l'impero in declino e tentare di tornare alla supremazia economica globale o, comunque, all'allontanamento della stretta concorrenza della Cina, senza giungere ad un' irreparabile rottura.

Caracas “consegnerà” agli Stati Uniti dai trenta ai cinquanta milioni di barili di petrolio “soggetto a sanzioni”, che verrà poi immesso sul mercato. Due delle più importanti compagnie di commercio di materie prime al mondo, la svizzero-singaporiana "Trafigura" e la svizzero-olandese "Vitol", potrebbero occuparsi dell’esportazione del greggio venezuelano. La Cina era già operativa da tempo in Venezuela.

I dettagli del piano non sono stati resi noti, ma la sua attuazione è cominciata. Alla Casa Bianca si è tenuta una riunione tra i funzionari dell’amministrazione Trump e i dirigenti delle principali compagnie petrolifere statunitensi, alla quale - lo ha rivelato Reuters - sono stati invitati pure i responsabili delle "trading houses": queste ultime, pur non occupandosi direttamente della produzione, possiedono grandi capacità di trasporto e vendita.

Sempre secondo l'agenzia Reuters, Vitol ha già ricevuto dal governo americano una licenza preliminare per l’importazione e l’esportazione di greggio dal Venezuela, per diciotto mesi. Intanto, la società petrolifera Chevron - unica Big Oil americana attiva in Venezuela - sta negoziando con Washington un'estensione della sua licenza operativa nel Paese, in modo che possa accrescere le esportazioni e vendere barili ad altri acquirenti.

Da quando, nel 2019, gli Stati Uniti hanno messo sanzioni sul petrolio venezuelano, Chevron ne è stata una delle maggiori rivenditrici, assieme, in vari momenti, e sempre tramite licenza, all' italiana Eni, alla spagnola Repsol, alla francese Maurel & Prom e all’indiana Reliance. Prima del 2019, invece, sia Vitol che Trafigura hanno commercializzato grandi quantità di greggio venezuelano, ricevendolo dalle società energetiche europee attive nel paese, dietro licenza statunitense. Qualche maligno sussurra che potrebbero esserci anche questi interessi dietro le apparenti divisioni tra i Paesi dell'Unione Europea.

I proprietari di Trafigura sono i suoi dipendenti, con oltre 1400 azionisti. Il presidente della società è Jeremy Weir e l’amministratore delegato è Richard Holtum. Anche Vitol è di proprietà di circa quattrocento dipendenti, su oltre 1700. L'amministratore delegato è Russell Hardy. Nessuna delle due società è quotata in borsa. Nei primi sei mesi del 2025, per farsi un'idea, Vitol ha distribuito la cifra record di 10,6 miliardi ai suoi azionisti.

Vitol, inoltre, possiede la società di raffinazione petrolifera italiana Saras, avendo acquisito la partecipazione della famiglia di Massimo Moratti nel 2024. Trafigura, invece, si occupa di rifornire di greggio la raffineria Isab di Priolo Gargallo, la più grande d’Italia, precedentemente posseduta dalla compagnia petrolifera russa Lukoil. Ecco che, sempre gli stessi maligni, sussurrano che pure questi interessi siano tra i motivi della mancanza di una concreta reazione di peso del resto del mondo al "bene assoluto"...