Alle 21 americane di oggi, martedì 24 febbraio (ovvero le 3 di mattina in Italia), il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, terrà l’annuale discorso sullo Stato dell’Unione davanti alla sessione congiunta del Congresso statunitense. L’occasione rappresenta un momento storico per la presidenza Trump e per l’intera politica americana: dall’economia alla politica estera, passando per la situazione interna, lo stato del settore energetico e la polarizzazione politica. Il presidente Trump toccherà tutti questi temi, e molti altri, in quello che dovrebbe essere discorso lungo e denso di argomenti.
Il momento, come affermato in precedenza, è storico. Se normalmente, all’interno del discorso sullo Stato dell’Unione, l’attenzione è dedicata al futuro della presidenza e dell’amministrazione, quello di oggi si prospetta come un intervento dedicato a un tema principale sul quale si incentra l’intera politica economica e commerciale di Trump e sul quale la Corte suprema degli Stati Uniti si è schierata contro il presidente: i dazi. In un quadro già abbastanza teso, con un possibile conflitto con l’Iran alle porte, Trump si è trovato a lottare contro giudici conservatori, scelti da lui stesso, sulla misura alla base della sua politica commerciale. Ovviamente, l’opposizione non è rimasta a guardare e, dopo la storica sentenza di venerdì, senatori dem hanno già presentato un disegno di legge volto al risarcimento, con interessi, dei dazi alle piccole e medie imprese americane.
Il discorso di oggi sarà altrettanto storico perché Trump si trova, secondo i sondaggi, nel punto più basso della sua avventura politica. Il sondaggio condotto da uno dei maggiori nemici del tycoon, la “Cnn“, evidenzia che appena il 36 per cento dei cittadini supporta ancora il presidente, il dato più negativo mai registrato per Trump. Non solo: il leader della Casa Bianca tocca dati storici (in negativo) anche sul tema delle priorità.
Appena il 32 per cento dei cittadini degli Stati Uniti afferma che Trump abbia avuto le giuste priorità politiche, mentre il 61 per cento degli statunitensi crede che gli atteggiamenti e le politiche adottate dal presidente americano stiano portando gli Usa “nella direzione sbagliata”. In particolare, secondo la “Cnn”, il crollo è soprattutto tra i giovani (meno 18 punti percentuali tra gli under 45) e tra gli ispanici (meno 19 per cento). Il dato più basso di tutti, però, si registra tra gli indipendenti, ovvero i cittadini americani aventi diritto di voto e non registrati tra le fila dei repubblicani o dei democratici; in questa categoria, Trump è al 26 per cento, il dato più basso mai registrato.
Tema chiave di domani sarà il comportamento dei democratici, divisi tra la possibilità di boicottare il discorso, protestare platealmente o mantenere un atteggiamento più distinto. Il leader della minoranza alla Camera, Hakeem Jeffries, ha invitato i membri del suo caucus a protestare durante l’intervento di Trump, ma in modo discreto. “Le due opzioni che abbiamo davanti alla Camera sono o partecipare con una silenziosa forma di sfida oppure non partecipare e inviare un messaggio a Donald Trump in quel modo, il che includerà la partecipazione a una serie di programmi alternativi che si terranno dentro e nei dintorni del complesso del Campidoglio”, ha dichiarato Jeffries parlando con i giornalisti.
In passato hanno fatto particolare clamore i comportamenti di alcuni membri dem, che avevano interrotto il presidente durante il discorso, attirandosi una bufera mediatica. Intanto, almeno una dozzina di parlamentari democratici hanno dichiarato che diserteranno l’evento. Alcuni prenderanno parte a iniziative alternative a Washington, tra cui una manifestazione sul National Mall organizzata da gruppi progressisti e un evento intitolato “State of the Swamp” presso il National Press Club, con esponenti democratici e attivisti.
Ad ogni modo, lo stesso Donald Trump ha anticipato che quello di stanotte sarà “un discorso lungo, perché abbiamo molto di cui parlare, abbiamo un Paese che ora sta andando bene. Abbiamo la migliore economia che abbiamo mai avuto”, ha detto il presidente ieri alla Casa Bianca.
Fonti interne ai repubblicani affermano che Trump si concentrerà sui temi economici, tra cui costo della vita, inflazione e dazi, ma gli analisti scommettono su una serie di rivendicazioni geopolitiche importanti e costanti nei discorsi recenti: accordo su Gaza, colloqui sulla Groenlandia, pressione sull’Iran e, soprattutto, la rimozione dal potere del presidente venezuelano Nicolás Maduro, come parte delle operazioni statunitensi contro il suo regime.
Grandi dubbi, invece, permangono sulla questione Epstein, che Trump tende ad evitare nei discorsi pubblici ma che è rimasta saldamente al centro del dibattito pubblico statunitense delle ultime settimane, con discussioni diffuse sui media e pressioni da parte di legislatori affinché il tema venga affrontato apertamente. Il presidente potrebbe ribadire di aver tagliato i rapporti con il finanziere prima delle scoperte sui crimini sessuali e potrebbe mandare un messaggio alle vittime di Epstein, evidenziano i media Usa.
Concludendo, come giustamente evidenziato da un consulente elettorale dei repubblicani al “New York Post”, l’obiettivo del discorso sullo Stato dell’Unione per Trump deve essere quello di “vendere i suoi risultati e parlare di ciò che i repubblicani hanno fatto per migliorare il costo della vita. Non deve essere troppo creativo. E non deve concentrarsi troppo sulla Corte Suprema per i dazi”. Con i sondaggi al minimo storico e le elezioni di metà mandato a breve, Trump potrebbe cedere ulteriore terreno contro i democratici con un discorso sconclusionato o troppo vago, e, perdere la Camera e il Senato a novembre, potrebbe dimostrarsi disastroso per il presidente e le sue priorità politiche.

