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Esteri
Spagna, Rajoy umilia il popolo catalano. "Non c'è stato alcun referendum"

"Oggi non c'e' stato alcun referendum di autodeterminazione. Tutti gli spagnoli hanno constatato che lo Stato di diritto resta in vigore e mantiene la sua forza". Lo ha detto il premier spagnolo Mariano Rajoy. "La maggioranza dei catalani non ha voluto partecipare alla sceneggiata dei secessionisti. Senza clamore ha ignorato la chiamata alle urne". Lo ha detto il premier spagnolo Mariano Rajoy. I catalani, ha aggiunto il premier, "sono stati ingannati" dagli organizzatori del referendum. La Spagna "e' una grande nazione, una delle piu' antiche d'Europa e delle piu' sviluppate al mondo, una democrazia avanzata e tollerante ma anche ferma e determinata al rispetto dello stato di diritto". Lo ha detto il premier spagnolo Mariano Rajoy. "Il mio grande obbligo - ha aggiunto - e' rispettare la legge, farla rispettare e garantire democrazia, e oggi ha vinto la democrazia". "Convochero' le forze politiche con rappresentanza parlamentare per riflettere insieme sul futuro", ha annunciato il premier spagnolo Mariano Rajoy.

Il dipartimento della Salute della Generalitat della Catalogna ha aumentato ancora il bilancio dei feriti nelle cariche della polizia spagnola ai seggi del referendum sull'indipendenza catalana: sono 761 i cittadini che hanno avuto necessità di !"assistenza sanitaria" dei servizi di emergenza, secondo il dipartimento. Il bilancio precedente era di 465 persone prese in carico dalle emergenze per ferite o contusioni. 

Violenza sul voto in Catalogna, 'centinaia di feriti' 

Un'ondata di violenza a senso unico ha attraversato oggi la Catalogna, nel giorno che doveva essere nelle intenzioni del governo di Barcellona quello di una "gioiosa" celebrazione elettorale. E' stata una giornata da incubo. La polizia spagnola e' intervenuta con la forza in centinaia di seggi elettorali per impedire lo svolgimento del referendum di indipendenza catalano. La mossa di Madrid non ha permesso di impedire il voto, come aveva promesso il premier spagnolo Mariano Rajoy, che aveva dichiarato "illegale" il referendum. La maggior parte degli oltre 6mila seggi, dove erano chiamati al voto 5,3 milioni di catalani, ha potuto aprire. Migliaia di persone hanno fatto la coda tutto il giorno davanti ai seggi. Ma la polizia spagnola ha potuto sequestrare molte urne. E ha inoltre tagliato i collegamenti internet a piu' seggi. Il 'govern' prevede comunque "milioni" di voti. Il conteggio si annuncia difficile e lungo. Le cariche degli agenti in tenuta anti-sommossa che hanno usato contro civili riuniti pacificamente a difesa dei seggi manganelli, pallottole di gomma, lacrimogeni, hanno fatto almeno 761 feriti. Alcuni, secondo il governo catalano, gravi. Le immagini della violenza degli agenti spagnoli, dei volti insanguinati dei civili, di anziani colpiti dai manganelli, hanno fatto il giro del mondo provocando incredulita' e condanne. La violenza della reazione spagnola ha sorpreso perfino i dirigenti catalani, impegnati da mesi in un durissimo braccio di ferro con Madrid. "E' una vergogna che accompagnera' per sempre l'immagine dello Stato spagnolo", ha tuonato il presidente catalano Carles Puigdemont. "Dai tempi del franchismo non si vedeva una tale violenza di stato", ha accusato il portavoce del governo Jordi Turull, minacciando di portare Madrid "davanti ai tribunali internazionali". "Oggi la Spagna ha perso la Catalogna", ha sentenziato l'ex presidente Artur Mas. Il governo spagnolo invece ha definito "esemplare" l'operato della polizia in difesa dello stato: "Hanno agito in forma professionale e proporzionale", ha detto la vicepremier Soraya de Santamaria. "Abbiamo dovuto fare quello che non volevamo", ha aggiunto il prefetto in Catalogna Enric Millo'. La giornata era iniziata in una calma relativa. Migliaia di cittadini avevano passato la notte nei seggi per evitare fossero chiusi dalla polizia. La polizia catalana dei Mossos d'Esquadra e' passata nei seggi, ha steso verbali ma non ha cercato di chiuderli con la forza come ordinava la procura spagnola. Alle 9 sono entrati in azione i 10mila agenti spagnoli inviati in Catalogna nelle ultime settimane, in tenuta anti-sommossa. Uno dei primi seggi presi d'assalto e' stato quello di San Julia de Rumi, a Girona, dove doveva votare Puigdemont. Decine di agenti della Guardia Civil hanno attaccato il seggio come se fosse un fortino nemico, sfondato la porta e sono piombati all'interno in cerca delle urne. La stessa scena si e' ripetuta in 319 altri seggi. La popolazione ha reagito pacificamente con forme di resistenza passiva. A Barcellona ci sono state numerose cariche, la polizia spagnola ha usato contro la folla anche proiettili di gomma. I villaggi della Catalogna profonda non sono stati risparmiati. Ad Aguaviva, vicino a Girona, hanno caricato a manganellate decine di persone, fra cui molti anziani, sedute per terra per difendere il seggio, usando anche i lacrimogeni. A Barcellona le immagini diffuse da Tv3 hanno mostrato scene di grande violenza, una donna buttate nelle scale, un'anziana con il volto coperto di sangue. "La cosa che piu' mi ha fatto male e' stato lo sguardo di odio di quei poliziotti", ha raccontato una donna. Un uomo e' stato operato dopo essere stato colpito all'occhio da un proiettile di gomma. Un altro e' grave a Lleida dopo che un assalto della polizia gli ha provocato un infarto. Ci sono stati momenti di grande tensione fra agenti spagnoli e i Mossos catalani, che hanno cercato di fare da scudo alla popolazione. A Barcellona la Guardia Civil ha anche manganellato diversi pompieri catalani che si era schierati a difesa di un seggio. Da domani qualcuno dovrebbe tentare di avviare un dialogo politico fra Madrid e Barcellona. Ma dopo la giornata di oggi, non sara' facile.

Ora Puigdemont rischia l'arresto, Rajoy la sfiducia 

Doveva essere una giornata di svolta, prima che sul conflitto catalano potesse aprirsi dopo mesi di muro contro muro un dialogo politico. Ma ora, dopo l'assalto della polizia di Madrid alle migliaia di cittadini davanti ai seggi, tutto all'improvviso sembra piu' difficile. "Oggi lo Stato spagnolo ha davvero perso la Catalogna", ha tuonato l'ex presidente catalano Artur Mas. "Molti di quelli che erano contro l'indipendenza, hanno fatto la fila ai seggi", ha osservato il leader di Podemos Pablo Iglesias. Insomma, fra Spagna e Catalogna c'e' stato "un vero strappo", rilevano alcuni analisti. I catalani si sentono umiliati, trattati da Madrid come un protettorato coloniale. Sara' davvero difficile tornare indietro, e rinunciare in una possibile trattativa al principio dell'autodeterminazione. E per avviare un ipotetico dialogo c'e' un nuovo ostacolo. Il governo di Madrid dice ora di voler escludere come interlocutori il presidente e il vicepresidente catalani Carles Puigdemont e Oriol Junqueras, perche' "parleranno con i tribunali". I due leader catalani sono stati denunciati per disobbedienza, abuso di potere, presunte malversazioni. Rischiano otto anni di carcere. Dirigenti indipendentisti, dal canto loro, hanno chiesto le dimissioni di Rajoy dopo "l'attacco franchista" alla Catalogna, rifiutando che possa essere lui l'interlocutore del 'giorno dopo'. Le prime mosse dei due avversari saranno decisive. Da martedi' governo e parlamento catalani possono optare per una dichiarazione di indipendenza, che scatenerebbe una furibonda reazione di Madrid. Ma Puigdemont e Junqueras non escludono un tempo di riflessione. Che dia spazio al negoziato. Rajoy dovra' decidere se alzare il tiro, o tentare di raffreddare le acque. L'ipotesi peggiore sarebbe tentare di arrestare Puigdemont, come ha gia' minacciato la procura spagnola. Molto potrebbe dipendere dalle pressioni su Rajoy, dopo l'effetto delle immagini di oggi sull'opinione pubblica europea e internazionale. Dall'esterno, in particolare dall'Ue, finora latitante sulla crisi, e dall'interno. Il premier basco Inigo Urkullu tenta di spingere i due uomini a parlarsi. I voti del suo partito Pnv sono vitali per la tenuta del governo minoritario di Rajoy. Molto dipendera' anche dal Psoe di Pedro Sanchez, che finora ha appoggiato il pugno di ferro contro la Catalogna. Ma che davanti all'emozione suscitata a sinistra dalla repressione delle urne, potrebbe cambiare linea. E associarsi a Podemos (che l'ha gia' chiesto) e ai nazionalisti per far cadere Rajoy con una mozione di censura.

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