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Tensioni in Iran, raid vicino alla centrale di Bushehr. Primi accordi per lo Stretto di Hormuz

Terzo attacco in dieci giorni nell’area nucleare. Intanto Thailandia e Indonesia ottengono il via libera per il transito delle petroliere

Tensioni in Iran, raid vicino alla centrale di Bushehr. Primi accordi per lo Stretto di Hormuz

Crisi in Medio Oriente: attacchi alle basi e spiragli negoziali nello Stretto di Hormuz

Persiste lo stato di tensione nello scacchiere mediorientale: gli obiettivi sensibili dell’Iran restano sotto tiro, mentre per rappresaglia proseguono le offensive contro gli insediamenti militari statunitensi nella regione. L’ultimo episodio ha interessato la base Sultan, situata in territorio saudita. Parallelamente, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) è stata messa al corrente da Teheran di un nuovo raid nei pressi del sito nucleare di Bushehr, segnando il terzo evento bellico in quel perimetro nell’arco di dieci giorni.

Le autorità iraniane hanno rassicurato l’organismo internazionale circa l’assenza di danni al reattore attivo e l’inesistenza di fughe radioattive, confermando la piena operatività della struttura. Sul fronte opposto, Israele segnala il lancio del primo ordigno missilistico proveniente dallo Yemen dall’apertura delle ostilità.

La partita di Hormuz: aperture per aiuti e corridoi petroliferi

Il focus diplomatico rimane concentrato sulla navigazione nello Stretto di Hormuz. Primi segnali di distensione sono emersi venerdì 27 marzo, quando il rappresentante iraniano presso le Nazioni Unite a Ginevra ha annunciato la disponibilità di Teheran a favorire il transito veloce dei soccorsi umanitari. Tale iniziativa rappresenterebbe la prima reale inversione di tendenza per la rotta asiatica. Contemporaneamente, la Thailandia ha ufficializzato un’intesa con il governo iraniano per garantire il passaggio delle proprie navi cisterna nel braccio di mare, rimasto pressoché bloccato dallo scoppio del conflitto.

“È stato raggiunto un accordo per consentire alle petroliere thailandesi di transitare in sicurezza attraverso lo Stretto di Hormuz, contribuendo ad alleviare le preoccupazioni relative alla fornitura di carburante alla Thailandia”, ha affermato il premier di Bangkok, Anutin Charnvirakul, durante un incontro con i media.

Le accuse di Teheran e il ruolo della diplomazia

Il capo della diplomazia iraniana, Abbas Araghchi, punta il dito contro Washington: “Il principale ostacolo alla fine della guerra in corso tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran risiede nel comportamento contraddittorio e nelle richieste irragionevoli della parte americana”. Secondo il ministro, “Le azioni e le dichiarazioni incoerenti degli americani hanno accresciuto lo scetticismo sulla loro disonestà”.

Stando a quanto riportato dalla testata Isna, queste osservazioni sono state condivise durante un colloquio telefonico con il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, il quale ha ribadito la propensione di Ankara a mediare per una risoluzione della crisi attuale.

Anche l’Indonesia ottiene il via libera al transito

Anche Giacarta, impegnata in trattative dirette con Teheran, avrebbe ottenuto garanzie per la protezione delle proprie imbarcazioni petrolifere. Il Ministero degli Esteri indonesiano, tramite il portavoce Vahd Nabyl Achmad Mulachela, ha confermato che il dialogo tra le rappresentanze diplomatiche ha dato esito positivo. Le autorità iraniane hanno acconsentito al passaggio sicuro di due unità della flotta Pertamina, la Pertamina Pride e la Gamsunoro, attraverso il varco strategico di Hormuz.

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