Trump e la lettera segreta a Vance: “Aprila solo se mi uccidono”
Dal nostro inviato a Washington – Con il clima di violenza che cresce sempre di più, una rivelazione inattesa ha acceso l’attenzione dei media americani: il presidente Donald Trump ha predisposto una lettera segreta indirizzata al vicepresidente JD Vance, da aprire solo nell’eventualità della sua morte nel corso della presidenza. A svelarlo è stato Sebastian Gorka, vice assistente del presidente, nel corso di un’intervista rilasciata al podcast “Pod Force One”. Secondo Gorka, la lettera si trova nel cassetto della storica Resolute Desk, nello Studio Ovale. Si tratterebbe di istruzioni riservate su come comportarsi alla guida del Paese in un momento di crisi improvvisa.
La notizia è stata colta negli Usa con grande interesse, anche perché rivela probabilmente una certa paura del presidente di subire un nuovo attentato, in un contesto di elevata tensione per la sicurezza presidenziale dopo l’attacco della cena dei corrispondenti della Casa Bianca. Trump riceve minacce di morte quotidianamente e l’intero sistema di intelligence e il Servizio segreto (che negli Stati Uniti corrispondente alla scorta presidenziale) sta lavorando sempre con maggiore attenzione dopo i recenti attacchi, che hanno rivelato delle falle abbastanza gravi nel sistema di difesa del tycoon.
Tornando a Gorka e alla sua apparizione a “Pod Force One”, un podcast politico condotto dalla pluripremiata editorialista del “New York Post” Miranda Devine, l’assistente ha anche colto l’occasione per descrivere la figura di Trump come straordinariamente carismatica e influente. “Tutti vogliono il riconoscimento di quest’uomo”, ha detto, definendo Trump “l’individuo più potente che abbiamo visto dai tempi di Eisenhower”.
Non è la prima volta che il presidente accenna a disposizioni in caso di morte violenta. A gennaio, Trump aveva dichiarato a “NewsNation” di avere “istruzioni molto precise” su cosa fare qualora venisse eliminato dal regime iraniano, un riferimento al conflitto in corso tra Stati Uniti e Iran, che ha visto Washington e Israele condurre attacchi coordinati contro la nazione mediorientale. Dal punto di vista costituzionale, la successione è già disciplinata: secondo la Costituzione degli Stati Uniti, il vicepresidente è il primo nella linea di successione presidenziale in caso di morte del titolare della carica. La lettera di Trump rappresenta dunque non un atto formale, ma un gesto personale, un messaggio diretto da un presidente al suo successore designato, in un momento storico segnato da instabilità e rischi concreti per la leadership americana.
In totale, sono 4 i presidenti statunitensi uccisi in carica: Abraham Lincoln, James A. Garfield, William McKinley e, il più noto, John Fitzgerald Kennedy. Nonostante ciò, i tentativi di assassinio sono molti di più di quelli che pensiamo. Anche i predecessori di Trump hanno vissuto momenti di grave pericolo. Barack Obama fu oggetto di numerose minacce durante i suoi otto anni alla Casa Bianca: nel 2011, almeno due proiettili colpirono la residenza presidenziale dopo che un uomo aprì il fuoco dall’esterno, e i servizi segreti sventarono diversi complotti organizzati contro di lui.
Joe Biden, dal canto suo, fu bersaglio di episodi preoccupanti: nel 2022, un uomo armato fu arrestato nei pressi della Casa Bianca dopo aver minacciato di uccidere il presidente, e nel corso del suo mandato si registrarono ripetuti tentativi di violazione del perimetro di sicurezza della residenza presidenziale. La storia americana, insomma, dimostra che la minaccia alla vita del presidente non è mai una mera eventualità teorica, ma una realtà con cui ogni inquilino della Casa Bianca è costretto a fare i conti fin dal primo giorno del suo mandato.

