Dal dominio in Premier ai 2,03 miliardi sul mercato: il prezzo da pagare per il ciclo Guardiola
Il coro è partito dopo una Premier persa. “One more year!”. Un altro anno. I tifosi del Manchester City lo hanno cantato a Pep Guardiola al termine del pareggio sul campo del Bournemouth, il risultato che ha consegnato il titolo all’Arsenal con un turno d’anticipo.
Guardiola l’ha ripetuta spesso negli ultimi mesi, ricordando di avere ancora un anno di contratto con il City. Questa volta, però, arrivava dagli spalti. Più che un coro, una richiesta. Quasi una preghiera. Perché l’addio del catalano, dopo un ciclo decennale che ha cambiato la storia del club, sembra ormai una possibilità molto concreta.
Il tecnico non ha dato annunci. Ha scelto di tenere aperta la porta e rimandare ogni decisione. “Posso dire che ho ancora un anno di contratto e per l’esperienza che ho avuto nel corso degli anni, so che quando si annuncia qualcosa a stagione in corso i risultati sono pessimi – le parole del post-partita -. Come sapete, la prima persona con cui devo parlare è il mio presidente, perché abbiamo deciso entrambi che a fine stagione ci siederemo e valuteremo tutto È semplice, ci incontriamo e poi prendiamo una decisione”.
La scena, però, racconta qualcosa di più. Guardiola ha lasciato il campo a testa bassa, visibilmente emozionato, mentre i tifosi continuavano a chiedergli di restare. Nel dopo partita sono arrivati i complimenti all’Arsenal e a Mikel Arteta, suo ex allievo, l’uomo che questa volta lo ha battuto nella corsa alla Premier.
Pep ha parlato anche del suo rapporto con il club. “Stare in questa società è straordinario, sono un uomo felice, ho ancora un anno di contratto e questa squadra tornerà a vincere, vedremo a fine stagione cosa succederà, pensiamo all’ultima partita contro l’Aston Villa, poi ne parleremo”.
Il ciclo Guardiola al Manchester City resta uno dei più vincenti del calcio moderno. Ha trasformato il club in una macchina da titoli, ha imposto un’idea di gioco, ha dominato la Premier League e ha portato il City dentro una dimensione internazionale stabile. Ma il racconto non può fermarsi ai trofei.
C’è un dato che va, però, preso in considerazione: oltre 2 miliardi di euro spesi sul mercato da quando Guardiola è arrivato sulla panchina del Manchester City. La cifra stimata è di circa 2,03 miliardi, pari a poco più di 222 milioni di euro all’anno negli ultimi nove anni. Numeri enormi, possibili solo per pochissimi club al mondo.
Nessun allenatore, nello stesso periodo, ha potuto contare su una potenza di fuoco simile. Il City ha avuto la forza economica per rinnovarsi continuamente, sostituire i giocatori in uscita, coprire i cali fisici, rinfrescare la rosa e tenere l’asticella sempre altissima. È stato il grande merito tecnico di Guardiola, ma anche il suo privilegio più evidente.
La distanza con gli altri allenatori è enorme. Nella classifica della spesa sul mercato, dietro Guardiola viene Diego Simeone, con circa 1,22 miliardi di euro investiti dall’Atletico Madrid durante il suo ciclo. Poi Antonio Conte, che in quattro squadre diverse ha superato quota 1 miliardo, una cifra simile a quella attribuita anche ad altri tecnici di vertice come Massimiliano Allegri.
Ora il punto è capire cosa resterà dopo Pep. La stampa britannica guarda già a Enzo Maresca, uno dei suoi allievi, tecnico che ha lavorato e vinto al City e che ha già mostrato qualità al Chelsea. La stampa spagnola, invece, dà sempre più peso all’ipotesi di un addio del tecnico di Santpedor, magari con un anno di pausa come già successo in passato.
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In Italia c’è chi sogna Guardiola sulla panchina azzurra, ma per ora resta appunto un sogno. Molto più concreto è quello dei tifosi del City, che gli hanno chiesto ancora un anno. Pep ha vinto tantissimo, ma il suo ciclo racconta anche il calcio di oggi: idee, carisma, gestione dei campioni e una montagna di soldi.
Il giorno dell’addio, se arriverà, lascerà una domanda: quanto c’entra la mano Guardiola e quanto il potere economico del Manchester City?

