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Guardiola-Italia, ora il sogno può diventare realtà: dalla Spagna spingono Pep verso la panchina azzurra. Ecco perché si può

L’addio al Manchester City a fine stagione viene dato sempre più possibile. La Figc osserva, gli sponsor potrebbero aiutare sull’ingaggio

Guardiola-Italia, ora il sogno può diventare realtà: dalla Spagna spingono Pep verso la panchina azzurra. Ecco perché si può
Pep Guardiola

Pep ama l’Italia e la Nazionale può diventare la grande sfida dopo gli anni al Manchester City

Pep Guardiola ct dell’Italia. Fino a poco tempo fa sembrava una provocazione. Dalla Spagna continuano ad arrivare segnali su un possibile addio al Manchester City a fine stagione e il nome del tecnico catalano comincia a girare con forza anche attorno alla panchina azzurra.

Non c’è ancora una trattativa vera, ma lo scenario non è più soltanto fantasia. Guardiola ha un legame antico con l’Italia, conosce il nostro calcio, parla la lingua e ha sempre guardato con curiosità alla possibilità di allenare una nazionale. Dopo Barcellona, Bayern Monaco e City, la panchina azzurra sarebbe una sfida completamente diversa: meno quotidiana, più politica, più culturale, forse anche più adatta a una fase nuova della sua carriera.

Il contratto con il Manchester City scade nel 2027, ma Pep ha margine per decidere il proprio futuro. A Manchester sanno bene che il ciclo costruito con lui non può essere gestito come una normale trattativa. Se Guardiola sceglierà di fermarsi o cambiare strada, il club difficilmente alzerà muri. Per ora non ha comunicato una decisione definitiva, anche se in molti considerano sempre più possibile un addio già al termine della stagione, soprattutto se la sponda City di Manchester dovesse clamorosamente vincere questa Premier League.

Guardiola da tempo ragiona sulla possibilità di rallentare rispetto alla pressione quotidiana di un grande club, senza uscire davvero dal calcio di alto livello. Una panchina come quella dell’Italia gli darebbe proprio questo: meno partite, meno routine da campionato, ma una sfida enorme dal punto di vista tecnico e simbolico.

La Nazionale, del resto, ha bisogno di molto più di un commissario tecnico. Ha bisogno di una scossa, di un’idea riconoscibile, di un progetto che rimetta insieme prima di tutto il senso del gioco. Dopo la terza mancata qualificazione consecutiva alla fase finale dei Mondiali, il calcio italiano non può limitarsi a cambiare nome in panchina. Guardiola, da questo punto di vista, sarebbe un nome enorme anche fuori dal campo. Non solo per quello che ha vinto, ma per quello che rappresenta.

Il tema più complicato resta l’ingaggio. Al Manchester City Guardiola guadagna circa 24,8 milioni di euro lordi all’anno, più o meno 14 milioni netti a stagione più bonus. Numeri lontanissimi dalle possibilità della Figc. Ma non è detto che il discorso sia fuori portata. In passato, con Antonio Conte, il sostegno di uno sponsor aiutò a coprire una parte importante dello stipendio. Una soluzione simile potrebbe rendere più credibile anche una candidatura che, senza aiuti esterni, resterebbe quasi fuori scala.

Guardiola è legato a Puma, marchio che ha già un ruolo nel calcio italiano e che potrebbe avere interesse a sostenere un’operazione di immagine enorme. La Nazionale, oggi, è una grande decaduta da rilanciare. Perfetto per Pep che sarebbe il volto perfetto per vendere al mondo l’idea di una rifondazione azzurra.

Leggi anche l’articolo: Italia, la scelta del nuovo ct apre un bivio: ripartire o cambiare davvero? Il futuro non abita più nel passato: Pep Guardiola è più di una provocazione

Guardiola accetterebbe una proposta di questo tipo solo davanti a un progetto serio. Non basterebbe offrirgli la Nazionale maggiore. Servirebbe coinvolgerlo nella costruzione di un modello, nel coordinamento tecnico delle giovanili, nella definizione di un’identità riconoscibile. Un ct, sì, ma anche qualcosa di più vicino a un commissario tecnico dell’intero sistema.

Il nuovo presidente della Figc, che sarà eletto il 22 giugno dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, dovrà scegliere la strada per ripartire. I nomi alternativi restano quelli più tradizionali: Antonio Conte, Roberto Mancini, Massimiliano Allegri. Profili forti, italiani, più facili da immaginare dentro i parametri federali. Guardiola, invece, sarebbe un salto diverso. Più rischioso, più costoso, ma anche molto più potente come messaggio.

C’è un altro segnale da non ignorare. In Inghilterra il City comincia a ragionare anche sul futuro senza Guardiola. Il nome di Enzo Maresca, suo ex collaboratore, viene accostato alla panchina dei Citizens nel caso in cui Pep decidesse davvero di chiudere il ciclo. Nessuno, a Manchester, vuole farsi trovare impreparato.

Per l’Italia sarebbe un salto gigantesco. Guardiola non risolverebbe da solo tutti i problemi del nostro calcio, ma costringerebbe il sistema a cambiare passo. La sua eventuale chiamata avrebbe senso solo dentro un progetto largo: prima squadra, giovani, metodo, identità tecnica. Una rifondazione vera.

Oggi resta un’ipotesi. Però è un’ipotesi che si muove, cammina, si trasforma e chissà che non diventa una tesi. E per una Nazionale che negli ultimi anni ha perso status, entusiasmo e continuità, anche solo provarci sarebbe già un segnale forte. C’è chi vuole Pep in Nazionale e chi mente.

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