La ferita politica aperta dal voto sul gemellaggio tra Milano e Tel Aviv continua ad allargarsi dentro la maggioranza di centrosinistra. All’indomani della bocciatura dell’ordine del giorno dei Verdi, Giuseppe Sala rompe il silenzio e manda un messaggio diretto al Partito democratico: “Ieri si è consumata una frattura, non c’è dubbio”. Il sindaco parla a margine della presentazione del progetto “Giardino Manifesto” alla Santeria di viale Toscana e lega apertamente la tensione politica alle parole pronunciate in Aula dalla capogruppo dem Beatrice Uguccioni. “Se dobbiamo essere gli uni e gli altri, separati, va bene. Ragioniamo e capiamo se possiamo essere una cosa sola o no”, afferma Sala, lasciando intravedere uno scontro che potrebbe avere conseguenze sulla tenuta della coalizione.
La frase di Uguccioni sui “piani alti” che ha irritato il sindaco
Al centro della polemica ci sono le dichiarazioni fatte da Uguccioni durante il dibattito consiliare. La capogruppo Pd aveva accusato i “piani superiori” di non aver dato seguito alla volontà espressa dal Consiglio comunale nell’ottobre scorso, quando era stata approvata una mozione che chiedeva la sospensione del gemellaggio con Tel Aviv in caso di fallimento della tregua a Gaza. “Oggi siamo qui a discutere nuovamente della sospensione del gemellaggio con Tel Aviv non perché il Consiglio comunale non si fosse già espresso, ma perché quella volontà, approvata democraticamente da quest’Aula otto mesi fa, non ha trovato seguito ai piani superiori”, aveva detto Uguccioni. Una ricostruzione che Sala respinge con durezza. “Le parole della capogruppo del Pd le ho trovate improprie”, replica il sindaco. “Non è che ai piani alti, come se fosse qualcun altro, non si fosse rispettata la loro opinione”.
Sala: “Non mi sento vincitore, ma amareggiato”
Nonostante la mozione sia stata respinta grazie anche ai voti contrari di una parte della stessa maggioranza, Sala evita toni trionfalistici. “No, no, non mi sento vincitore, mi sento amareggiato”, dice il sindaco. Poi rivendica il proprio ruolo nella gestione della vicenda: “Io sono uno che si prende le responsabilità sempre, però bisogna capire anche le logiche con cui si arriva a certe decisioni”. Nei mesi scorsi Sala aveva scelto di non dare seguito immediato al primo voto dell’Aula sul gemellaggio, spiegando la necessità di mantenere aperto il rapporto istituzionale con Tel Aviv anche nel pieno della crisi mediorientale.
La Lega all’attacco: “Sala si dimetta, la coalizione non esiste più”
Le opposizioni non stanno a guardare. Così il capogruppo della Lega Samuele Piscina: “La maggioranza a Palazzo Marino è ufficialmente saltata e la sinistra ha scelto di aprire la crisi pur di inseguire le proprie fisse ideologiche. Quando lo stesso primo cittadino è costretto a dichiarare pubblicamente che ‘qualcosa si è rotto’ e ad accusare il Partito Democratico di avergli votato una sfiducia in aula, significa che il re è nudo. Siamo di fronte a una spaccatura insanabile che paralizzerà completamente la città nell’anno più difficile del mandato, lasciando Milano ostaggio dei regolamenti di conti interni alla sinistra”. Da qui la richiesta di dimissioni a Sala: “Prenda atto che la sua coalizione non esiste più, che i suoi stessi consiglieri lo hanno sfiduciato e che queste continue guerre interne stanno solo lasciando un disastro amministrativo sulla pelle dei milanesi”.
Truppo (FdI): “E ora i Verdi che faranno?”
“Ora i verdi che faranno? Dimostreranno serietà e usciranno dalla maggioranza dopo aver visto bocciare davanti ai loro sostenitori più accaniti le proprie cruciali proposte o faranno finta di nulla come sempre per mantenere la poltrona? – commenta invece il capogruppo di Fratelli d’Italia Riccardo Truppo -. Mi domando se sia intenzione del sindaco organizzare una nuova riunione di maggioranza o se intenda sparire dall’aula fino alla fine della consiliatura, confermando le sue ripetute assenze dai lavori? Insomma, la tanto auspicata discontinuità si sta trasformando in volatilità”

