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Trump, mai così tanti a protestare contro di lui. Oltre 8 milioni di americani dicono basta al “Re”. Così il tycoon potrebbe crollare

Mentre il movimento continua a crescere e a radicarsi anche nelle aree più conservatrici del Paese, la Casa Bianca mantiene una narrazione polarizzante, liquidando i manifestanti e i democratici che li sostengono come “matti”

Trump, mai così tanti a protestare contro di lui. Oltre 8 milioni di americani dicono basta al “Re”. Così il tycoon potrebbe crollare

Trump, mai così tanti a protestare contro di lui

Dal nostro inviato a Washington – Sabato 28 marzo, gli Stati Uniti hanno vissuto la più grande giornata di protesta in un singolo giorno nella propria storia: oltre 3.300 eventi coordinati in tutti e 50 gli stati federali, con una stima di più di otto milioni di manifestanti sotto lo stesso slogan: “No Kings”, ovvero “Niente re”.

Quella di sabato è stata la terza tornata di mobilitazione nazionale contro la presidenza di Donald Trump, con numeri che hanno superato ogni sorta di previsione e, secondo i media statunitensi hanno portato per strada per la prima volta da anni non solo l’America progressista delle grandi città, ma anche quella delle piccole comunità rurali, degli Stati “rossi”, e della provincia.

Il movimento “No Kings” non va visto come una meteora o un fuoco di paglia: la prima protesta nazionale, nel giugno 2025, aveva radunato circa cinque milioni di persone. Ad ottobre erano salite a sette milioni. Sabato 28 marzo il movimento ha superato entrambi i precedenti. La manifestazione di sabato era stata originariamente convocata in risposta alle uccisioni di Renée Good e Alex Pretti da parte di agenti federali dell’immigrazione a Minneapolis, ma dopo lo scoppio della guerra con l’Iran, gli organizzatori ne hanno ampliato la portata, portando un attacco su ogni fronte contro l’amministrazione Trump.

L’epicentro simbolico della giornata era lo stato del Minnesota, dove si è tenuto il raduno principale. A Saint Paul, la città “gemella” di Minneapolis, sono saliti sul palco il governatore Tim Walz, la rockstar Bruce Springsteen e altri attivisti, mentre hanno partecipato senza intervenire attori, senatori e politici locali. Il dato più significativo per Trump, almeno politicamente, non è il numero totale delle proteste contro il suo potere ma la sua distribuzione geografica. I due terzi degli eventi si sono svolti al di fuori delle grandi città, un aumento di quasi il 40% rispetto alla prima mobilitazione del giugno scorso. Gli organizzatori hanno sottolineato che due terzi delle adesioni provenivano da fuori dai centri urbani, inclusi stati a forte impronta conservatrice come Idaho, Wyoming, Montana, Utah, South Dakota e Louisiana.

A New York decine di migliaia di persone hanno marciato su Midtown, a Manhattan, seguendo Robert De Niro, il quale ha definito Trump “una minaccia esistenziale alla nostra libertà e sicurezza”. Nella capitale americana, invece, le proteste hanno attraversato quasi tutta la città, per poi estendersi anche a livello “simbolico” fino a ieri, quando, un trono con un gabinetto dipinto d’oro è stato posizionato sulle scalinate sotto il Lincoln Memorial, in quella che è l’ultima di una serie di opere d’arte e installazioni di protesta contro il presidente Trump e la sua amministrazione. l movimento “No Kings” non è un’organizzazione unitaria, ma una coalizione di centinaia di gruppi progressisti, dai sindacati alle associazioni per i diritti civili, dalle comunità religiose alle organizzazioni ambientalisti, coordinati a livello nazionale da Indivisible, 50501 e MoveOn.

La protesta non è rimasta confinata agli Stati Uniti. Mentre la grande maggioranza degli eventi si è svolta sul suolo americano, alcune manifestazioni sono state pianificate in Australia, Costa Rica, Europa, Canada e Giappone da organizzazioni di espatriati americani come Democrats Abroad e da enti locali.

In Europa, circa 20 mila persone hanno sfilato in città come Amsterdam, Madrid e Roma. A Parigi, centinaia di manifestanti, in gran parte americani residenti in Francia, assieme a sindacati e organizzazioni per i diritti umani, si sono radunati in Place de la Bastille, mentre nelle monarchie costituzionali europee, come i Paesi Bassi, Danimarca, Svezia, Spagna, Regno Unito, gli organizzatori hanno adottato uno slogan alternativo. Per evitare confusioni con le istituzioni monarchiche locali, i manifestanti hanno scelto il motto “No Tyrants” o “No Dictators“, mantenendo il focus politico sugli Stati Uniti e su quello che descrivono come la deriva autoritaria di Trump.

Mentre il movimento continua a crescere e a radicarsi anche nelle aree più conservatrici del Paese, la Casa Bianca mantiene una narrazione polarizzante, liquidando i manifestanti e i democratici che li sostengono come “matti”. Ma al di là della retorica, la sfida per Donald Trump è sempre più concreta: il movimento “No Kings”, potrebbe portare davvero alla caduta del re?