Sono ore cruciali per le sorti dell’Iran, ma più in generale per il mondo intero, viste tutte le possibili ripercussioni. Se, come minacciato, Trump dovesse davvero “distruggere tutto” le conseguenze sarebbero devastanti e imprevedibili. I negoziati per la tregua sono in corso, ma non filtra ottimismo. Le parti vengono descritte come “molto distanti”. C’è tempo fino alle 20 americane, le 2 di notte in Italia, e si spera in un’intesa che ponga fine a questa guerra. Ma forse ad augurarselo è anche lo stesso Trump, il presidente americano ha capito che i cittadini sono preoccupati per l’aumento del prezzo della benzina e che della guerra in Iran in realtà non interessa niente a nessuno.
Trump per questo vive un momento molto delicato, se si considerano gli indici di gradimento dei sondaggi americani. Il presidente continua a perdere consensi, alcuni rilevamenti addirittura lo collocano indietro rispetto allo stesso periodo del suo primo mandato, in cui veramente tante cose non funzionarono. Addirittura, rilevano alcuni sondaggisti, sarebbe meno popolare di Biden dopo la disastrosa prestazione nel dibattito elettorale che lo condannò a chiamarsi fuori dalle presidenziali del 2024. Uno smacco, visto che lo ha sempre definito “Sleepy Joe”, per gli occhi chiusi durante vari eventi a cui partecipava.
Mancano sette mesi alle elezioni di Midterm e le cose potrebbero ulteriormente aggravarsi. Ora anche una parte dei repubblicani comincia a dubitare delle sue politiche. I più recenti sondaggi collocano il suo indice di gradimento complessivo tra il 35 e il 40%, davvero in picchiata rispetto a quando si è insediato per la seconda volta.

