Trump e il piano per rivoluzionare il voto negli Usa
Dal nostro inviato a Washington – Ne ha parlato durante il discorso sullo stato dell’Unione definendolo uno dei provvedimenti più cruciali per il futuro dell’America. Lo ribadisce quotidianamente nei commenti ai giornalisti e ha persino affermato che potrebbe non firmare più alcun atto legislativo finché il Congresso non lo approverà.
Ma cos’è il SAVE America Act e perché il presidente Donald Trump sta spingendo con tanta forza per la sua adozione? Semplificando il tema, il SAVE America Act è un disegno di legge federale sul voto che introdurrebbe, qualora passasse l’esame del Congresso statunitense, una serie di nuovi requisiti a livello nazionale per l’identificazione degli elettori e la prova della cittadinanza nelle elezioni federali, come quelle presidenziali.
Il testo presentato e promosso principalmente dai sostenitori del movimento Make America Great Again, rivoluzionerebbe il voto negli Stati Uniti, portandolo a cambiare totalmente rispetto alle elezioni del 2024 e obbligando i cittadini a presentare un documento di identità con foto al momento del voto in qualsiasi elezione federale, oltre a una prova documentale della cittadinanza statunitense e dell’identità al momento della registrazione al voto. Questi requisiti rappresentano un’espansione significativa dell’autorità federale sull’amministrazione elettorale statale, storicamente indipendente dalle decisioni prese a Washington. Il Congresso, come oramai siamo abituati, è spaccato in due: i sostenitori presentano la legge come una misura di buon senso per prevenire il voto dei non cittadini e rafforzare la sicurezza elettorale.
Al contrario, i critici ritengono che possa creare ostacoli concreti alla registrazione e al voto per milioni di cittadini aventi diritto, colpendo in particolare minoranze, anziani e persone con disabilità. Ma perché Trump sostiene con tanta determinazione il SAVE America Act? Il presidente ne ha fatto, chiaramente, una priorità legislativa, esercitando forti pressioni sui repubblicani al Senato affinché lo approvino rapidamente. Alla base c’è la sua narrativa, ripetuta costantemente dal 2020, secondo cui le elezioni presidenziali vinte da Joe Biden sarebbero state irregolari.
Trump ha più volte sostenuto l’esistenza di frodi diffuse, tra cui voti per corrispondenza illegittimi e casi di voto multiplo, tesi ampiamente contestate e smentite da numerose analisi indipendenti. Al di là del contenuto politico, Trump considera il provvedimento anche uno strumento strategico: costringere i democratici a opporsi a requisiti di identificazione elettorale implica automaticamente poterli presentare come “frodi” e politici “che possono vincere solamente rubando” (nei termini usati dallo stesso tycoon in più occasioni). Come già avvenuto in altri casi passati, la pressione esercitata dalla Casa Bianca ha trasformato l’atto in un vero e proprio test di lealtà per i repubblicani al Congresso.
Tuttavia, più che rafforzare l’unità del partito, Trump, volente o nolente, ha evidenziato nuovamente le profonde divisioni interne ai repubblicani, quelle tra i fedelissimi di Trump, appartenenti alla corrente MAGA, e i senatori più moderati e indipendenti, soprattutto coloro che provengono da Stati che fanno ampio uso del voto postale. A complicare ulteriormente il quadro è la pressione esterna al Congresso, tra membri dell’amministrazione Trump e storici sostenitori, come Elon Musk, che criticano i repubblicani al Congresso per la loro “lentezza” nell’approvare la riforma.
Ieri, lo stesso Musk ha attaccato pubblicamente il leader della maggioranza al Senato John Thune, accusandolo di scarso impegno sul dossier e alimentando la pressione politica attraverso i social media. Un intervento che, insieme alle dichiarazioni di Trump, ha contribuito ad alzare ulteriormente il livello dello scontro. Non solo: il SAVE America Act avrebbe conseguenze devastanti per molti Stati, come l’Oregon, dove il voto si svolge quasi interamente per posta.
Con una riforma del genere, Trump obbligherebbe una serie di Congressi statali a rivedere profondamente il proprio sistema elettorale, l’ennesima rivoluzione che i critici di Trump vedono come una spinta da parte del presidente a creare un sistema Trump-centrico, che si sgretolerà poi nel 2028. Mentre i democratici si presentano compatti contro l’atto, il “Washington Post” ha evidenziato il probabile effetto boomerang della norma: requisiti più severi potrebbero ridurre l’affluenza non solo tra gli elettori democratici, ma anche tra segmenti dell’elettorato repubblicano, in particolare anziani nelle aree rurali privi della documentazione richiesta, storicamente membri del GOP.

