A causa delle guerre che ormai ci accompagnano tristemente da anni e la situazione a livello geopolitico sempre più traballante, ecco che le conseguenze si fanno sentire. Con il blocco di Hormuz che prosegue ormai da tre mesi, molte materie prime adesso scarseggiano e i prezzi sono saliti alle stelle. Ma un elemento in particolare sta facendo registrare un’impennata dei costi da record, si tratta del tungsteno. Non certo un metallo prezioso, ma visto quanto è arrivato a costare lo sta diventando. Ma perché proprio il tungsteno? Perché con quel materiale si fanno i missili, ecco la triste risposta. Il mercato delle armi è sempre più ricco e le materie prime necessarie sempre più introvabili e costose.
Il tungsteno – riporta Il Sole 24 Ore – ha caratteristiche molto particolari, che lo rendono prezioso nel settore bellico: è durissimo (soprattutto in lega con il carbonio), denso e resistente, ma soprattutto è il metallo con il più alto punto di fusione in assoluto, ben 3.422 gradi centigradi. Viene quindi usato nella produzione di missili e munizioni, in particolare proiettili perforanti a energia cinetica, che riescono a “bucare” superfici corazzate come quelle dei carri armati senza bisogno di esplosivi e senza deformarsi nell’impatto.
La difesa conta per circa il 15% della domanda, ma è di gran lunga il settore in cui questa sta crescendo di più: Project Blue prevede un aumento del 12% quest’anno. Incide anche il fatto che il mercato sul tungsteno è dominato dalla Cina, che controlla tre quarti dell’offerta globale di questo elemento e su cui ha imposto rigidi controlli all’export. Da febbraio le sue forniture all’estero sono diminuite di circa il 40%. In parallelo il prezzo ha iniziato a salire ancora di più.

