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Esteri

Nomi, cognomi, dettagli inediti, fatti circonstanziati. E' il libro nero dei giornalisti al soldo del regime di Ben Ali. Quasi tre anni dopo la rivoluzione di popolo che ha spodestato l'ex presidente, esce in Tunisia una lunga denuncia del sistema di propaganda che ha garantito la longevità politica di Ben Ali. Nell'elenco, ricostruito con gli archivi presidenziali a Cartagine, figurano ben 356 cronisti pagati regolarmente dall'Agenzia tunisina per la Comunicazione esterna, istituzione chiave del regime. L'Agenzia ricompensava le testate tunisine amiche comprando inserzioni pubblicitarie e prometteva viaggi e altri premi ai corrispondenti stranieri che diffondevano, con i loro articoli, un'immagine positiva di Ben Ali e del suo governo.

L'organo di propaganda del regime, secondo la ricostruzione che ne ha fatto oggi Le Monde, aveva addirittura un tariffario per giornalisti "collaboratori": da 50 a 100 dinari (tra 25 e 50 euro) per scrivere un dispaccio di agenzia, ovviamente sotto dettatura, 320 dinari (160 euro) per la consegna di notizie sugli oppositori, 150 dinari (75 euro) per "editing e correzione" di articoli nei magazine, 800 dinari al mese (400 euro) per guadagnarsi l'amicizia di un corrispondente straniero e fino a 3.000 dinari (1.500 euro) per scrivere un libro di promozione del regime. Persino gli stringer, i cronisti locali usati dai giornalisti stranieri come interpreti e guide, avevano un loro salario per "orientare" il lavoro delle testate internazionali. Ben Ali era molto attento all'immagine del suo regime all'estero.

L'Agenzia nazionale per la Comunicazione non solo rilasciava o negava i visti per la stampa, ma delegava un ruolo di "sensibilizzazione" ad agenzie in Francia, Belgio, Svizzera. Nel bilancio 2009, ad esempio, 1,8 milioni di dinari (900mila euro) erano destinati a finanziare inviti e soggiorni offerti alla stampa: ne avrebbero usufruito 376 cronisti stranieri. Ogni volta, il libro fa nomi dei giornalisti e delle testate. Con alcune rivelazioni imbarazzanti, come quando un famoso settimanale francese promise un numero speciale per elogiare il regime in cambio di inserzioni pubblicitarie del governo. Oppure quando la giornalista di un noto quotidiano britannico chiese 20mila euro per una agiografia di Ben

Ali. La pubblicazione di questi archivi finora segreti è stata decisa dal presidente tunisino Moncef Marzouki. Ufficialmente, si tratta di un'iniziativa che dovrebbe responsabilizzare i giornalisti e accellerare la transizione nel settore mediatico. Ma c'è anche chi accusa Marzouki di voler regolare conti personali, senza aver incaricato qualcuno di verificare i documenti custoditi dalla vecchia Agenzia di Ben Ali. Molte persone citate hanno già promesso di presentare denuncia per calunnia. In un comunicato congiunto, il sindacato dei giornalisti tunisini e la Lega dei diritti umani hanno sottolineato che si tratta di rivelazioni "inesatte e parziali": mancherebbero alcune firme storiche al servizio dell'ex regime, mentre alcuni nomi sarebbero stati inseriti solo per rovinare la reputazione di cronisti critici con l'attuale presidenza.

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